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agosto 2017

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di Gaetano Càfici. La notizia dell’ufficializzazione da parte del Rettore dell’Università di Palermo Fabrizio Micari, a candidarsi all’interno di un’alleanza espressione del centrosinistra (sicuramente monco di Sinistra italiana e Mdp), ma con una forte connotazione “civica” è, nei fatti, una “non notizia”. Negli ultimi mesi abbiamo assistito al solito balletto di nomi più o meno utilizzati come cavalli di troia. Di quelli che escono fuori come un jolly, ma con l’incognita di sempre: E’ veramente quella la carta da calare?

Sì perchè l’operazione Micari, e questo lo sappiamo tutti, nasce dall’ingegno, ma anche dal cinismo politico del professore Orlando che, cavalcando  il modello tanto sbandierato del civismo politico, che gli ha permesso la riconferma a sindaco di Palermo, riesce per la seconda volta a mettere ko il Pd. Di nuovo mazziere di un tavolo da gioco in cui il famoso jolly, sia esso nero o rosso, è quello che lui ha nella manica: “perchè solo con Micari il centrosinistra vince” (parole del primo cittadino che danno il senso di come l’asticella è sempre lui a tenerla).

Quindi, secondo il pensiero orlandiano, se perderete sarà per colpa di un jolly non giocato. E se la sceneggiatura appare chiara, meno chiara è la figura di Angelino Alfano che in questo copione rimane un’entità silente. Forse questa la vera notizia. Nessuna dichiarazione o messaggio “subliminale”. Una strategia che si lega al voler essere ago della bilancia, in uno scenario politicamente confuso e instabile, in modo da poter giocare, dunque, su più fronti. Perchè in fondo, non dimentichiamo che uno dei tanti desideri dell’ex delfino di mr. B. è sempre stato quello di poter esser il candidato presidente, come avevamo già analizzato su questo blog.

Intanto, oggi, Micari, si è incoronato candidato presidente “civico” del centrosinistra, precisando che lascerà il suo incarico di Rettore solo se eletto. Sapete di questi tempi non è facile essere “coraggiosi” (preciso nessun riferimento a Ferrandelli). Essere cauti è l’imperativo perchè a dimettersi c’è sempre tempo. E il jolly rimane sempre sul tavolo in attesa di essere giocato. Sarà quello da spendere su Micari o sarà un cip da poker? A breve lo sapremo.

 

 

di redazione. Ritorna l’incubo truffa su WhatsApp! Il sistema è semplicissimo per i cyber hacker che utilizzano le vecchie tecniche della catene di Sant’Antonio. Sul proprio cellulare arriva un messaggio di testo da parte di un amico: “Ciao, hai già visto?…adesso puoi chattare con i tuoi amici su WhatsApp con i testi colorati, io ho già attivato”. E’ da qui che parte la truffa perchè si invita l’utente a cliccare su un link fake che di fatto non istalla l’ultima versione dell’app, ma un adware che attiverà sul vostro cellulare l’invio continuo di messaggi pubblicitari.

La Polizia di Stato, in questi giorni, ha lanciato diversi appelli, anche attraverso i social, avvertendo del pericolo. E’ stato anche consigliato agli utenti di chiamare i propri gestori telefonici, per far inibire tutti i servizi a pagamento. Questo consentirà di non vedersi addebitati dei costi onerosi causati dall’attivazione involontaria di abbonamenti o di altri servizi a pagamento. Quindi state sempre molto attenti.

 

 

 

 

di Gaetano Càfici. Faide interne, annunci di abbandoni da parte di esponenti del partito berlusconiano in Sicilia, ambizioni ad uno scranno all’Ars, (cinque anni di “ossigeno” poi non sono male per qualche politicante “pensionato”), continue dichiarazioni da Prima Repubblica, danno il senso di come la politica si sia ridotta ad un “parco” di auto usate. Verrebbe da rispolverare il refrain della canzone di Franco Battiato che parlando di un “centro di gravità permanente”, mandava un chiaro messaggio: “guardare il mondo esterno da osservatore senza emettere alcun giudizio”.

Il concetto ovviamente, con il dovuto rispetto per Battiato, non può essere paragonabile al cinico mondo della politica dove ragionamenti accurati e sofismi ricercati non possono essere utilizzati. Si tratterebbe altrimenti di “blasfemie”. In questo campo si gioca per spazi di potere e di sopravvivenza e non per parlare di filosofia applicata. Quella è una materia che appartiene ai grandi pensatori ed io, non me ne vogliano, di questi non ne vedo nel recinto delle candidature a Presidente della Regione. Sia chiaro la regola vale per tutti. Ma ritornando al centro di gravità permanente del centrodestra io lo trasformerei in centro “confusionale” di gravità permanente.

Sì, perchè il vero problema non è quello di fare la quadra o la squadra unita per vincere, come qualche esponente azzurro ripete insistentemente. Qui si vuole perdere, perchè vincere sarebbe una responsabilità. Governare una regione devastata, con un Pil (prodotto interno lordo) bruttissima parola, che fanno crescere o diminuire a loro piacimento come facevano con lo Spread, è un impresa da Supereroi.

Non si tratta di qualunquismo, ma direi piuttosto di tatticismo. Più facile giocare la partita dall’opposizione in una situazione “confusionale permanente”, lasciando ai Grillini il calice amaro da bere. In questo modo si potrebbe giocare su più tavoli, utilizzando il rosso e il nero della roulette politica siciliana. Un modo meno complicato, ma più sicuro per vincere.

Saro di Gela non molla la presa e continua nel tentativo disperato di resistere con ogni mezzo. Si sente accerchiato nella trincea di Palazzo D’Orleans. Vuole una resa onorevole, che in termini pratici si traduce in un posto al sole. Una sorta di esilio dorato per avere, in questi anni, portato la “croce” in una terra dove i dati, al di là della pura propaganda parlano chiaro. E enunciarli è anche un’offesa per tutti i siciliani. Basta guardarsi intorno per vedere come il de profundis del tessuto economico e sociale sia ormai inarrestabile. In fondo Crocetta mi ricorda molto Hiroo Onoda, il militare giapponese che dopo quasi 30 anni (era il 1974) dalla fine del secondo conflitto mondiale, venne recuperato nella giungla dell’isola di Lugang, convinto che la guerra non fosse mai finita.

E proprio, oggi, l’esternazione dell’uomo dei miracoli su Rainews24 riportata dal Corriere della Sera, in cui le manda a dire ai vertici del partito democratico.  “Lo statuto del Pd dice che un Presidente della Regione ha il diritto di candidarsi per un secondo mandato. Mi pare che scegliere di andare a primarie per definire il candidato è dunque una grande proposta di unità che io faccio al centrosinistra. Ma se non si faranno le primarie io non potrò non ricandidarmi. Lo devo alla mia storia, al rapporto che ho con i siciliani, al progetto di trasparenza che abbiamo portato avanti in questi anni, al lavoro fatto per evitare alla Sicilia il default. Hanno provato a mandarmi via più volte, con reiterate sfiducia, anche con intercettazioni false smentite da tutte le Procure siciliane. Se non ci saranno le primarie mi ricandido e a quel punto nessuno potrà dire che ho mancato di senso di responsabilità”.

Quindi al Pd basterà solo fare le primarie e trovare, attraverso l’ufficio di collocamento del partito, un collegio sicuro alle prossime nazionali del 2018 (se ci saranno i collegi). Niente di più semplice. Il problema è uno solo e forse anche un po’ complicato: individuare chi si immola per il post Crocetta. Ma in questo gli uomini del Pd sono sicuramente da premio Nobel.

La società di Cupertino ha deciso: l’Apple Watch 3 verrà presentato insieme all’iPhone 8 a settembre. Quindi agli appassionati basterà poco per scoprirne tutte le nuove funzionalità e tra queste quella relativa alla connettività e alla salute.

Il design, per adesso, rimarrà immutato rispetto alle prime due versioni. Si aspettava lo schermo circolare, ma a quanto pare sarà necessario ancora un po’ di tempo per vederlo ai nostri polsi.

Lo smartwatch verrà lanciato in due differenti versioni: una con schermo da 38mm e l’altra con display da 42mm. Ad accompagnare l’uscita dell’Apple Watch 3 ci saranno comunque delle novità: dalle indiscrezioni provenienti dalla Cina sembrerebbe che lo smartwatch supporti la connettività Cellular LTE.  Significa che il “wearable” dell’azienda di Cupertino potrà essere utilizzato senza doverlo collegare allo smartphone e sarà dotato di una propria connessione a Internet. In questo modo gli utenti potranno scaricare le applicazioni direttamente dallo smartwatch.

Inoltre, l’Apple Watch 3 sarà un device pensato anche per la salute delle persone e monitorerà costantemente i parametri vitali: glicemia e battito del cuore. Una funzionalità che sarà d’aiuto ai malati di diabete e che rappresenta un’aggiunta importante per l’Apple Watch 3. Sul versante delle videochiamate ancora nulla. Ma da fonti certe si dice che gli ingeneri della Apple stiano lavorando anche a questo. Il prezzo pare che parta da 350 dollari. Per quanto riguarda, invece, l’iPhone8 ci saranno delle novità. La telecamera dovrebbe essere posizionandola nella parte posteriore in verticale.

La qualità non cambierà molto e sarà pari a 12 megapixel, ma in più si aggiungeranno dei sensori e un led che miglioreranno molto la qualità delle foto. Ci sarà anche un microfono più piccolo di quello precedente, che la renderà molto più accessoriata. Il cellulare sarà composto da un display Oled da 5.8 pollici allocato nella parte frontale dello smartphone.

In più si aggiunge una nuova tecnologia capace di cambiare l’intensità di luminosità dello schermo in base alla luce esterna, che prende il nome di tecnologia “True Tone”. Diverse le possibilità sulla posizione del touch ID, ma molto probabilmente sarà impostata sul tasto d’accensione con riconoscimento facciale. E poi altro ancora che vi inviamo a scoprire, a settembre, appena usciranno questi due “gioielli della tecnologia. Dimenticavo! Il prezzo non proprio economico è di 1.000 euro.

 

di Gaetano Càfici. La politica ci ha sempre insegnato che nulla può essere scontato, soprattutto in tema di coerenza e di scelte. E poi se in ballo c’è il mantenimento della “seggiola” e del potere che ne deriva, la cultura dell’appartenenza, con improbabili valori annessi, diventa come il Santo Graal: un misterioso oggetto della leggenda. Valori per i quali non si guarda troppo per il sottile: cerniere di porte girevoli in cui il trasformismo applicato a scienza perfetta, non pone limiti alla decenza. Nessun “reato” ovviamente è raffigurabile in questa analisi. Ma soltanto una leggera brezza di “disgusto” che poi trova sempre l’alibi nella tempesta perfetta: giungere inesorabilmente all’obiettivo.

In questo Angelino Alfano è un abile stratega. Un disegnatore di tele che sa giocare e giocarsi la partita. Nel ginepraio infinito delle candidature, che affollano la cronaca e che ci danno il senso di un effetto domino, ogni nome è messo fuori come il gioco dell’Orso al Luna Park. Ricordate? Quello che veniva giù a colpi di pistola. Ovviamente a salve. Dell’ombra dell’ex delfino di Mr. B. che sarebbe ritornato in Forza Italia ne avevamo parlato. E quell’ombra adesso non è più tale. Direi una sagoma ben delineata al centro del dibattito politico.

Il suo avvicinamento al centrodestra, dopo il “tradimento” consumato nel talamo renziano, è stato studiato nei minimi dettagli. Da un lato per cercare di avere quella contrattualità con l’ex premier che negli ultimi tempi si era ridotta davvero a lumicino e dall’altra il tentativo di giocarsi la partita della regionali in prima persona e non certo con un Pd azzoppato e forse alleato ombra.

In fondo, l’avvocato agrigentino ha da sempre manifestato il desiderio di fare il Presidente della Regione siciliana. Un’opzione che, ad oggi, appare la più remota e impercorribile. Come si potrebbe riuscire ad unire anime politicamente così distanti? Una domanda che secondo un percorso logico appare assolutamente pertinente, ma che in politica diventa anomalia.  Ma sta proprio qui l’asso nella manica del fu yes man ed oggi ago della bilancia di un appuntamento elettorale che segnerà i futuri scenari nell’ambito delle elezioni nazionali del 2018.

Con i grillini favoriti, a sentire la vox populi, inghiottire il calice amaro di una candidatura come quella di Angelino sarebbe davvero dura, anzi da fantapolitica. Ma consentirebbe però al patto del Nazareno (mai morto) di sopravvivere, evitando a Grillo la scalata a Montecitorio. Perchè se da un lato Berlusconi ha la necessità di tutelare le sue aziende, Matteo Renzi non può permettersi di uscire dalla scena politica se non prima di avere risolto qualche problemuccio familiare. In questo quadro l’ombra di Angelino, diventata poi sagoma, si muterebbe in un perfetto accordo bipartisan. Modello: geometrie variabili. E Grillo sarebbe fuori dai giochi.