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dicembre 2017

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La storia. La Ferrari 250 GT Berlinetta Lusso è una vettura GT prodotta dalla casa automobilistica italiana Ferrari dal 1963 al 1964. A volte conosciuta come GTL, GT/L o solo Lusso, è più grande e più lussuosa della 250 GT Berlinetta. La 250 GT Lusso, che non era destinata a competere nelle competizioni sportive, è considerata una delle Ferrari più eleganti.

In linea con la “tradizione” Ferrari di quel tempo, la 250 GT Lusso è stata progettata dal carrozziere torinese Pinifarina e carrozzata dalla Carrozzeria Scaglietti. Sebbene l’interno fosse più spazioso di quello della 250 GT, la 250 GT Lusso rimase una coupé GT a due posti, a differenza della 250 GTE . L’auto fu prodotta per soli diciotto mesi, dall’inizio del 1963 alla metà del 1964, ed era l’ultimo modello della generazione della Ferrari 250 GT.

Il nuovo modello era un modo per Ferrari di riempire un vuoto lasciato tra il 250 GT SWB sportivo e il lussuoso 250 GTE 2 + 2 , il Lusso ha incontrato le nuove esigenze degli anni ’60. In effetti, i fan della guida sportiva del tempo si appassionarono a progetti civilizzati, cioè comodi e spaziosi, come se fossero di auto sportive radicali. 

Sebbene non fosse destinato a competere, la 250 GT Lusso fece alcune apparizioni in diversi eventi sportivi nel 1964 e nel 1965, come la Targa Florio e il Tour de France . L’ultima versione della serie 250 GT, 351 copie di GT Lusso, fu prodotta prima di essere sostituita dalla Ferrari 275 GTB . Originariamente venduto per 13,375 dollari, il GTL ha visto vendite nel 2010 tra 400.000 e 500.000, dollari e attualmente i valori si avvicinano a 4 volte questa cifra.

Utilizzando alcune caratteristiche estetiche e aerodinamiche delle 250 GT e 250 GTO , Pininfarina ha guidato il design della 250 GT Lusso, considerata da molti come una delle Ferrari più belle mai realizzate, che ha affascinato personalità importanti di quel tempo, come Steve McQueen e Eric Clapton.

La fine della produzione della 250 GT Lusso nel 1964 segnò l’inizio di una nuova generazione di Ferrari, sempre più lussuose e raffinate, come la Ferrari 275 e 330 e, anche, la conclusione di una strategia di marketing di Enzo Ferrari , secondo la quale “sono state vendute le auto da corsa Ferrari, per le corse automobilistiche allineate al traffico, in modo che possa rendere la gara competitiva”. Così, la Ferrari divenne una casa automobilistica completamente funzionale che attrasse importanti clienti interessati a finanziare la sua passione per le corse automobilistiche.

Abbiamo intervistato Alessandro Madron, classe 1978, giornalista de “Il Fatto Quotidiano” che su “FqMillennium”, il mensile diretto da Peter Gomez, racconta come si fa a vivere da invisibile, tra gli invisibili.

Un reportage giornalistico per le strade di Torino, nei luoghi dove i poveri senza casa vivono con dignità, nella speranza di non essere più ultimi. Alessandro, per una settimana, ha indossato i panni del cronista di strada e ha vissuto in prima persona questa esperienza durissima, con in tasca pochi euro, ma con il desiderio di portare alla luce uno spaccato sociale, drammaticamente attuale.

Una conversazione dalla quale traspare il pathos per le storie dei tanti “esclusi” con i quali ha dormito, parlato e condiviso quella vita che certamente non dimenticherà. Buona lettura.


Sei partito con soli 10 euro per provare a diventare invisibile tra gli invisibili. E poi che cosa è successo?

Per ovvie ragioni non posso anticipare molto. Quello che mi è successo è il cuore del mio reportage pubblicato su Fq Millennium. Diciamo che ho vissuto quello che migliaia di persone vivono quotidianamente: mi sono messo in fila per essere ammesso ai servizi comunali, ho mangiato alla mensa del Sacro cuore di Gesù, ho passato le notti in diversi dormitori comunali, ho provato (con scarso successo) a rimediare qualche spicciolo di elemosina, mi sono fatto venire le vesciche ai piedi alla ricerca (vana) di qualche lavoretto per iniziare a rimettermi in sesto. Il lavoro si è dimostrato essere il tasto più dolente: al Centro per l’impiego di Torino Nord mi hanno detto di presentarmi alle cinque e mezzo del mattino per provare a iscrivermi alle liste del collocamento, perché “c’è sempre molta coda”. Ho provato a rimediare un lavoretto, a stringere rapporti con le persone che ho incontrato… difficile riassumere tutto in poche battute: se vi ho incuriosito comprate Fq Millennium in edicola!

Perché la scelta di Torino, città dell’estremo nord e icona di una vita che, in qualche modo, poco dovrebbe avere a che fare con la povertà. E invece?

La scelta di Torino è nata un po’ per caso e un po’ per esigenza, ma si è rivelata una scelta fortunata. La nostra redazione si trova a Milano e non volevo fare questa esperienza in un luogo in cui potessi essere facilmente riconosciuto o dove potessi trovare facilmente riparo dai disagi della vita di strada (la tentazione di ripararmi in redazione sarebbe stata forte). Così la scelta è caduta su Torino, città che conosco, ma non troppo. Documentandomi ho poi scoperto che Torino è stata a lungo una città laboratorio in tema di servizi ai senza dimora e c’è un’ampia letteratura dedicata proprio alle politiche messe in atto in questa città.

Che il nord non abbia a che fare con la povertà è un falso mito. E’ vero che le città del nord Italia sono mediamente più ricche, me proprio per questo attraggono un maggior numero di persone in difficoltà che qui sperano di trovare maggiori occasioni. Secondo il censimento realizzato nel 2014 la città italiana che conta il maggior numero di senza dimora è Milano. Quindi il nord era il posto giusto dove tentare questa avventura.

I dati sul disagio sociale danno un quadro davvero desolante. Si parla di quasi 5 milioni di italiani che vivono nell’indigenza. La tua esperienza diretta è sicuramente un contributo per far conoscere questo dramma.

Certo, fortunatamente chi vive per strada è una piccola minoranza di questa enorme massa di indigenti (si parla più o meno di 50mila persone). I più poveri tra i poveri. Persone che non hanno i soldi per permettersi un affitto o non hanno maturato i requisiti per accedere alle case popolari. Spesso sono uomini di mezza età, costretti a rivolgersi a enti di carità, associazioni o servizi sociali per garantirsi una sopravvivenza. Sotto la punta di questo iceberg c’è un mondo sconfinato e multiforme. Una parte di questo mondo l’ho incontrato nelle mense, frequentate non solo da coloro che non hanno una dimora, ma anche da una schiera di poveri, uomini, donne, italiani o stranieri, che pur avendo un alloggio non hanno i soldi per fare la spesa.

Immagino che tantissime sono state le storie che hai ascoltato. Ci piacerebbe che ne raccontassi qualcuna.

Certo, anche se in strada vige un clima di diffidenza, è difficile entrare in confidenza con le persone. Molti hanno avuto vite di cui non vanno orgogliosi: dipendenze di varia natura, storie di carcerazione, preferiscono stare un passo indietro e non si concedono volentieri alla curiosità dell’ultimo arrivato. Non è mancato chi ha raccontato la sua esperienza personale. Un uomo sulla cinquantina mi ha raccontato di essere finito per strada dopo essersi “pippato seimila euro di coca in tre settimane”. Poi c’è chi si è giocato tutto, chi semplicemente non trova lavoro e si trova per strada dopo una crisi coniugale.

Un’ultima domanda che forse potrebbe sembrare anche banale. Ritornare alla vita “normale” dopo aver vissuto una vicenda così forte. Per farla breve. Quando vai a letto la sera quelle immagini…

Non è banale. Fin dal momento in cui ho preso il treno per il mio rientro a Milano sono stato assalito dai pensieri. In prima battuta sono arrivati i sensi di colpa. Fingendomi senza dimora ho tolto per qualche notte un letto a chi ne aveva realmente bisogno. Poi ho riflettuto molto sull’asprezza delle storie in cui mi sono imbattuto e sulla fortuna inconsapevole di una vita “normale”, così anche l’incombenza della rata del mutuo può diventare un sollievo.

di redazione. Se vi capitasse di viaggiare per il mondo, affascinati da luoghi che non avete mai visto e poi all’improvviso decideste di cambiare “aria?”. Certo su due piedi non è così facile, ma vi andrebbe di vivere con appena 350 euro al mese? In molti di voi, per un attimo, la curiosità non puo’ che essere legittima. E noi vi abbiamo accontentato, indicando cinque posti, sparsi nel mondo, dove ciò che sembra solo una fiaba, puo’ diventare realtà.

Parliamo di Paesi dove il costo della vita, rispetto al nostro, è molto basso e dove di contro mancano molte delle comodità a cui il consumismo ci ha abituato. Ma sicuramente ne varrebbe la pena se si ha la voglia di permettersi il lusso di cose che da noi sarebbe impossibile avere e in cui si vive bene e, soprattutto, in serenità. Per non parlare della bellezza dei luoghi, tra spiagge bianche, palme e abitazioni costruite su palafitte che dominano il mare.

COSTA RICA
Questo Paese detiene un primato che tutti vorrebbero: è il più felice del mondo. Nonostante non sia certo uno dei più ricchi, i suoi abitanti hanno il PIL più alto della felicità mondiale. Vivere in Costa Rica significa spendere appena 4 euro per una cena. E non pensate che il Costa Rica sia solo mare: ci sono 12 differenti zone climatiche che spaziano dalle città metropolitane alle foreste.

Pensate ad un mare da sogno ed incontaminato, ecco questo sono le Filippine. Esclusa la capitale Manila, il costo della vita è bassissimo: una casa a Cebu, una bella località di mare, costa appena 100 euro al mese. Anche nelle Filippine come in Belize i pensionati hanno una vita meravigliosa. E potete scegliere di andare in pensione nelle Filippine. Per farlo basta avere 35 anni e 50 mila dollari da parte che poi verserete in una banca filippina, oppure avere 50 anni e 10 mila dollari da versare.

THAILANDIA
E’ uno dei Paesi più belli del sud-est Asiatico e anche uno dei più economici. Se ci siete stati in vacanza un’idea ve la sarete già fatta. Ecco, pensate che nel nord del Paese nella zona di Chiang Mai l’affitto mensile è di soli 21 euro al mese. Nella zona costiera di 60. Prezzi bassissimi. E una cena fuori non più di 4 euro.

BELIZE
Qui troverete alcune delle spiagge e degli ecosistemi marini più belli del mondo. E avrete dei vantaggi economici non indifferenti: come ad esempio il “Retired Person’s Incentive Program”, che permette di andare in pensione ad appena 45 anni tax free. L’affitto medio di un bilocale al mese è di appena 201 euro. E la lingua ufficiale è l’inglese. Il che rende ancora più facile trasferirsi.

CAMBOGIA
E’ uno dei Paesi la cui bellezza vi mozzerà il fiato fra tesori archeologici e meraviglie naturali. E viverci costa poche decine di euro. Nella capitale Phnom Penh un affitto mensile costa circa 200 euro, una cena neanche 2 euro. Fuori dalla capitale i prezzi letteralmente crollano. Potrete vivere da ricchi con pochi euro.

Quindi che aspettate, guardate la meraviglia di questi luoghi e poi siamo certi che, anche solo per un attimo, vi sarà balenata la voglia di mollare tutto e fare un biglietto di sola andata.

 

IL LIBRO DELLA SETTIMANA. “L’UOMO DEL LABIRINTO”  

Autore

Donato Carrisi

Categoria

Giallo-Thriller

Casa editrice

 

L’ondata di caldo anomala travolge ogni cosa, costringendo tutti a invertire i ritmi di vita: soltanto durante le ore di buio è possibile lavorare, muoversi, sopravvivere. Ed è proprio nel cuore della notte che Samantha riemerge dalle tenebre che l’avevano inghiottita. Tredicenne rapita e a lungo tenuta prigioniera, Sam ora è improvvisamente libera e, traumatizzata e ferita, è ricoverata in una stanza d’ospedale. Accanto a lei, il dottor Green, un profiler fuori dal comune che non va a caccia di mostri nel mondo esterno, bensì nella mente delle vittime. Perché è dentro i ricordi di Sam che si celano gli indizi in grado di condurre alla cattura del suo carceriere: l’Uomo del Labirinto. Ma il dottor Green non è l’unico a inseguire il mostro. Là fuori c’è anche Bruno Genko, un investigatore privato con un insospettabile talento.

Quello di Samantha potrebbe essere l’ultimo caso di cui Bruno si occupa, perché non gli resta molto da vivere. Anzi: il suo tempo è già scaduto, e ogni giorno che passa Bruno si domanda quale sia il senso di quella sua vita regalata, o forse soltanto presa a prestito. Ma uno scopo c’è: risolvere un ultimo mistero. La scomparsa di Samantha Andretti è un suo vecchio caso, un incarico che Bruno non ha mai portato a termine e questa è l’occasione per rimediare. Nonostante sia trascorso tanto tempo. Perché quello che Samantha non sa è che il suo rapimento non è avvenuto pochi mesi prima, come lei crede. L’Uomo del Labirinto l’ha tenuta prigioniera per quindici lunghi anni. E ora è scomparso.

Fonte (www.qlibri.it)

Biografia autore. Donato Carrisi è nato nel 1973 a Martina Franca e vive attualmente a Roma. Dopo aver studiato giurisprudenza, si è specializzato in criminologia e scienza del comportamento, per poi diventare sceneggiatore di serie televisive e per il cinema. È una firma del Corriere della Sera ed è l’autore dei romanzi bestseller internazionali: “Il suggeritore”, “Il tribunale delle anime”, “La donna dei fiori di carta”, “L’ipotesi del male” , “Il cacciatore del buio” e “La ragazza nella nebbia”, tutti pubblicati da Longanesi.

Ha scritto e condotto su Rai 3, il sabato in prima serata, la trasmissione Il sesto senso.

 

Un treno ad alta velocità per testare il progetto di connettività 5G della Samsung. La scelta del colosso dell’informatica, fatta in collaborazione con l’operatore giapponese KDDI, ha dimostrato come sia possibile utilizzare le diverse prestazioni di un dispositivo mobile, simulando condizioni ambientali similari a quelle reali.

L’esperimento si è svolto nella città giapponese di Saitama, lo scorso ottobre. E il risultato è stato quello di raggiungere una velocità di ben 1.7 Gbps, che ha permesso di avviare, in contemporanea, il download di un filmato con risoluzione 8K e l’upload di un video 4K girato dall’interno del treno in corsa, mentre questo viaggiava a 60 MPH, circa 96 Km/h.

La Samsung ha dimostrato di essere in grado di offrire connettività a bassa latenza e di poter ospitare numerose connessioni con un singolo access point. Un buon risultato, dunque, sia per la casa sudcoreana, che per l’operatore giapponese. Ma l’obiettivo è quello di far sì che entro il 2020, il 5G possa diventare una realtà commerciale. Un  anno importantissimo proprio perchè a Tokio si svolgeranno le Olimpiadi.

I primi studi sulle onde millimetriche, applicate al 5G, sono iniziati nel 2015. I livelli tecnologici raggiunti, testimoniano come la connettività di nuova generazione sia una realtà non più immaginaria, che consentirà un flusso di informazioni che viaggeranno sempre più velocemente. Non resta, dunque, che aspettare fiduciosi il 2020.