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Uno spaccato sociale devastante al tempo del coronavirus, dove migliaia di italiani sono costretti a fare la fila al Monte dei Pegni per avere liquidità. E’ quello che accade in giro per il nostro Paese e testimoniato, oggi, dal Corriere.it in un video.

“Non è vero che il funerale lo paga lo Stato. Mio marito è da un mese che aspetta nel deposito. È morto il 23 marzo, è stato cremato, ma adesso mi chiedono 400 euro. Aspetterà un altro mese la sepoltura e intanto sono costretta a pignorare i ricordi di una vita insieme“.

Concetta ha 78 anni e vive a Torino da 55, ma il nervosismo le fa tornare il suo accento di origine, quello siciliano: “Me l’hanno ucciso: andava in ospedale a fare la dialisi, ma stava bene: è lì che ha preso sto virus, l’ultima volta è entrato e dopo otto giorni non c’era più”, dice piangendo, in coda dall’alba insieme a decine di altre persone davanti alla porta del monte di pietà di Torino.

Ci siamo ormai abituati negli ultimi mesi alle lunghe file davanti ai supermercati. Ora a crescere sono quelle al Banco dei Pegni, fatte anche da liberi professionisti che hanno bisogno urgente di liquidità per riaprire le attività o per le spese di messa in sicurezza. Si porta di tutto, soprattutto oro e gioielli.

In coda c’è poca voglia di parlare. Dopo giorni di confusione per stabilire dove iniziasse e finisse la fila, un signore si arrangia e distribuisce dei fogliettini numerati: “Qui prima delle nove non aprono”. La prima è una signora di 86 anni, è arrivata alle sei del mattino, è avvolta in grosso piumino che la ripara dal freddo della notte: “È la quinta volta che ci provo, non ho figli sono sola, pignoro qualcosa per avere dei soldini“, racconta. Un altro distanziato dagli altri aspetta in silenzio: “Lavoro come operatore sociosanitario in una di quelle Rsa di cui si parla tanto, lì è una strage”, racconta Julio, originario del Perù, da 22 anni in Italia: “Sono da un mese a casa. Quando ho capito la faccenda ho chiamato il mio medico e sono risultato positivo al covid: non ci sono più infermieri, non ci danno le protezioni adeguate. Ogni giorno muore un mio amico”, dice pensando agli anziani che ha assistito.

La tensione è tangibile, c’è sconforto e disperazione. Ma questa è una soluzione veloce: si entra e nel giro di 15 minuti si ha un prestito, senza grossi problemi: si può scegliere una polizza per tre, sei o nove mesi, con un TAN del 7% su base annua. Nessuno chiede che lavoro si fa, se si hanno debiti, quale situazione si vive: clienti che difficilmente avrebbero un prestito bancario. In coda gli accenti si mischiano: Nord, Sud, da fuori Italia. Metà donne e metà uomini, tutti con la mascherina, l’età è medio alta. C’è chi ha perso il lavoro per il coronavirus, chi faticava già prima e a malapena arrivava alla fine del mese. Molti sono qui anche per rinnovare il prestito, non per riscattare: “Non è un bel periodo per portare via le cose, non c’è lavoro, come facciamo?”, racconta una signora del centro Africa che si è dovuta fare 30 chilometri. Ma sono tanti i nuovi clienti.

È così in tutta Italia, lo confermano gli stessi gruppi che se ne occupano, si parla di un + 30%: “Ci stiamo accorgendo negli ultimi giorni dell’aumento di clienti: alla nostra sede principale al Monte di pietà di Roma abbiamo la coda già prima dell’apertura“, dice Rainer Steger, codirettore generale di Affide, la più grande società di Credito su Pegno in Italia: “Dopo un primo momento di flessione abbiamo avuto il picco negativo nella seconda metà di marzo, causa la limitata mobilità. Ora stiamo recuperando i numeri precovid, ma evidenziamo l’arrivo di persone nuove e immaginiamo saranno sempre di più nei prossimi mesi”.

Secondo uno studio Doxa per Affide gli italiani posseggono fino a sette gioielli in casa, ma ne utilizzano uno o due: un tesoretto fermo da cui attingere, ma con la crisi degli ultimi anni si è ristretto sempre di più. Al momento l’oro 750 è dai 19 euro ai 20 euro grammo, l’oro 999 dai 24 ai 26 al grammo, una valutazione che cambia ogni settimana. E chissà quanti andranno ai ComproOro quando riapriranno. Da sempre nei periodi di crisi economica, anche durante la peste, gli italiani si sono rivolti al credito a pegno. Pensare che proprio in Italia è nato nel 1462 a Perugia, per togliere gli usurai dalle strade: un mercato che oggi vale 900 milioni di euro l’anno. “Si rivolgono a noi perché hanno sentito dire che il tutto avviene in modo facile, senza valutazioni patrimoniali, si esce con i soldi in mano, è un prodotto indicato in questo periodo”, conclude Steger. Solo il 5% dei beni in pegno va all’asta, ma con la crisi in corso la percentuale potrebbe aumentare.

“Si è avuto un duplice cambiamento: è aumentato il numero di operazioni con nuovi prestiti, e sono diminuiti i rinnovi», spiega Giuseppe Gentile, direttore generale ProntoPegno spa, con sei sportelli in Italia. Un aspetto evidente anche nell’utilizzo delle richieste di valutazioni tramite app, invece che recarsi agli sportelli: +15%, prima era fermo al 3%. Il gruppo ha uno sportello anche a Rimini, lì di solito l’estate è un periodo calmo, la gente lavora, il denaro gira e il pegno è fermo: ma quest’estate, annunciano, forse sarà diverso. Sono sempre di più poi anche i liberi professionisti che si rivolgono al credito su pegno: molti aspettano i soldi dallo Stato, che però non arrivano, e hanno bisogno di liquidità per riaprire le attività, anche per affrontare le spese di messa in sicurezza.

(Fonte Corriere.it – foto: ilprimatonazionale.it)

L’aeroporto di Palermo Falcone-Borsellino si avvia a ripartire. Percorsi obbligatori per i passeggeri in arrivo e in partenza, sanificazioni, strumenti di protezione individuale e test sierologici per il personale aeroportuale, termoscanner e segnaletica.  Sono queste alcune misure di un piano articolato messo in campo dall’aeroporto di Palermo, Falcone-Borsellino, per contenere il rischio contagio da Covid19, in vista della potenziale ripartenza del traffico aereo.

La Gesap, la società di gestione dello scalo palermitano, ha previsto il ricorso massiccio delle operazioni di pulizia e sanificazione, con una frequenza maggiore di intervento nelle aree del terminal e in quelle dedicate al personale. Inoltre, aumenteranno le installazione per l’erogazione dei disinfettanti per le mani, prima e dopo ogni punto di contatto con e tra i passeggeri.

Si farà molta attenzione sul distanziamento fisico. Passeggeri e visitatori saranno guidati dalla segnaletica verso i percorsi obbligatori in entrata e in uscita dallo scalo aereo. Gli adesivi sul pavimento indicheranno i punti di attesa turno, mentre i pannelli divisori e i codometri delimiteranno le aree. Gli annunci sonori comunicheranno a tutti le regole sul distanziamento sociale. 

Inoltre, saranno installate barriere fisiche per limitare e controllare, con l’ausilio di strumenti elettronici, il numero massimo di passeggeri negli spazi condivisi (gate, negozi, per esempio), al fine di prevenire il sovraffollamento. 

I passeggeri in partenza e in arrivo dovranno utilizzare le mascherine e i guanti. Il personale aeroportuale indosserà schermi visivi in plexiglass e dispositivi di protezione individuale.

Il passaggio dall’aerostazione, per i flussi di passeggeri, accompagnatori, lavoratori in entrata e in uscita, comporterà dei percorsi ben definiti. In ogni ingresso/uscita dal terminal verrà installato un termoscanner per il controllo della temperatura corporea sotto il monitoraggio del personale sanitario.

“Nel giro di pochi giorni, in vista della ripresa dei voli, metteremo a punto tutti gli accorgimenti necessari per accogliere un flusso maggiore di passeggeri e contenere al meglio il rischio da Covid-19 – spiega Giovanni Scalia, amministratore delegato di Gesap -. In queste ore, diverse compagnie ci stanno contattando per programmare la ripartenza. Alle misure di contenimento già in atto, aggiungiamo così ulteriori filtri e accorgimenti per distanziare i passeggeri e agevolare i controlli sanitari”.

“Inoltre, al tavolo nazionale con Assaeroporti – conclude Scalia – si lavora sull’applicazione dei protocolli sanitari per il contenimento della diffusione del virus nelle fasi di check-in, imbarchi e controllo passaporti; screening sanitari per i passeggeri, misure sostenibili di distanziamento sociale nel rispetto anche delle regole europee”.

Sembra non esserci “pace” per l’Amat, l’azienda di trasporto cittadino che, ad oggi, non ha ancora corrisposto, ai propri dipendenti, lo stipendio di aprile. In una lettera inviata al prefetto di Palermo, Antonella De Miro, i lavoratori denunciano la grave situazione dell’azienda che li ha lasciati, proprio in occasione della festa del Primo Maggio, senza emolumenti.

Tutto ciò, a quanto pare, soltanto per un problema burocratico di cui non si capisce il motivo. “Il 14 aprile scorso – scrivono i dipendenti nella lettera – è stata accreditata dalla Regione siciliana al Comune di Palermo, la somma di 9 milioni e 400 mila euro, relativa ai chilometri effettuati nel primo trimestre dell’anno. Ad oggi, invece, il Comune non ha stornato le somme all’Amat, malgrado i dipendenti, con senso di responsabilità e abnegazione, continuano ad assicurare il servizio di trasporto pubblico”.

E poi pongono anche una domanda sibillina: “perchè il Comune non ha versato ancora queste somme e, soprattutto, quali sono i motivi a noi sconosciuti, perchè ciò non è avvenuto?”.

E volendo leggere in un’ipotetica sfera di cristallo, chissà se lo scontro politico tra il Sindaco Orlando e il Presidente dell’Amat, Michele Cimino abbia a che vedere con questa vicenda. Ovviamente le nostre sono solo “congetture” ma come diceva un politico della Prima Repubblica: “A parlare male degli altri si fa peccato, ma spesso si indovina“.

Ricordiamo che nel marzo scorso Cimino, con una lettera indirizzata al Comune di Palermo, aveva messo in mora lo stesso Ente locale, chiedendo 120 milioni di euro per i servizi di car e bike sharing, delle zone blu, e di rimozione e non ultimi quelli relativi alle linee del tram. Una richiesta che aveva fatto sobbalzare il primo cittadino (diciamo “fuoco amico”) e, di fatto, incrinare i rapporti politici con l’uomo che, attualmente, guida la stessa Amat. Una vera e propria bomba ad orologeria che se innescata, avrebbe mandato, anzi potrebbe realisticamente mandate in tilt, i conti del Comune di Palermo.

E adesso la protesta dei dipendenti che si dichiarano “stanchi di questa situazione” e che rivolgono anche un appello al Presidente dell’Amat, “affinchè protesti energicamente dimostrando la propria buona fede, percorrendo l’unica strada che le rimane per riscattarsi”.

A questo punto non resta che attendere una risposta “ufficiale” che, sicuramente, non tarderà ad arrivare. E la Sibilla Cumana è avvisata.

La lettera dei dipendenti Amat

Il sondaggio pubblicato questa mattina dal Corriere.it e realizzato dall’Istituto Ipsos di Nando Pagnoncelli, delinea un quadro politico, riferito agli orientamenti di voto, che fa segnare dei cambiamenti rilevanti proprio in un momento drammatico per il nostro Paese che sta affrontando l’emergenza del coronavirus.

La Lega, pur mantenendosi al primo posto con il 25,4%, arretra del 5,7%, scende al di sotto del 30% e ritorna sui valori del maggio 2018. Invece, quasi in controtendenza il M5S cresce del 3,3% attestandosi al 18,6%. Il Pd si mantiene al secondo posto con il 21,3% (+0,7%) riportandosi sui valori dell’estate scorsa, prima della scissione di Renzi. A seguire Fratelli d’Italia con il 14,1% (+1,1%), e Forza Italia con il 7,5% (+0,7%).

Il M5S sembra beneficiare dell’immagine positiva del governo e del suo presidente più del Pd che è stato a lungo in silenzio a causa della malattia del suo segretario Zingaretti colpito dal coronavirus. Nel complesso i tre principali partiti del centrodestra perdono il 4,2%, scendono per la prima volta nell’anno al di sotto del 50% (47%), e riducono a soli 2 punti il vantaggio sulle quattro forze della maggioranza (che salgono al 45%).

Dal sondaggio emerge che la preoccupazione per la pandemia si mantiene elevata, ma in aprile si rileva una graduale percezione di miglioramento della situazione. Oggi, infatti, il 39% ritiene che siamo all’apice dell’emergenza (in calo del 17% rispetto ad inizio aprile), mentre gli ottimisti, cioè coloro che ritengono che il peggio sia passato, salgono al 21% (contro il 6% di inizio mese), e chi si aspetta che il peggio debba ancora arrivare scende al 22%. Dunque, per la prima volta prevale l’opinione di coloro che ritengono opportuno riaprire la maggior parte delle attività lavorative (49%), rispetto a chi è favorevole al mantenimento della chiusura per evitare i contagi (37%).

In questo quadro gli indici di gradimento del governo (58) e del presidente Conte (66) fanno segnare un aumento rispettivamente di 2 e 5 punti rispetto a marzo, attestandosi sul livello massimo dall’esordio dell’esecutivo giallo-rosso in poi.

Gradimento dei leader. Il sondaggio fa registrare cambiamenti di rilievo rispetto al mese di marzo che, lo ricordiamo, fu caratterizzato da un prevalente clima di concordia generato dall’emergenza sanitaria. Oggi si registra un aumento di gradimento per la maggior parte degli esponenti della maggioranza e una flessione per quelli dell’opposizione: il ministro della Salute Speranza aumenta di 4 punti e si colloca al primo posto con un indice pari a 37, di fatto raddoppiando il valore registrato a inizio mandato. Al secondo posto si colloca Giorgia Meloni (35), in flessione di 4 punti, seguita da Franceschini (34), in aumento di due. Salvini fa segnare il calo più vistoso (perde 8 punti), cedendo due posizioni in graduatoria, attestandosi a 31, tallonato da Zingaretti a 30. Poi Di Maio (29) e Bellanova (25), entrambi in crescita di 2 punti, quindi Bonafede a 24, Crimi (22), Berlusconi (21) e Renzi (13).

(fonte Corriere.it)

“E’ necessario evitare un ulteriore avanzamento della crisi, derivata dall’emergenza del Covid19, ponendo attenzione e sostegno al tessuto economico delle città durante la fase2”.

E’ quanto ha chiesto al governo Conte, il sindaco di Palermo, Leoluca Orlando che, oggi pomeriggio, ha partecipato all’incontro dei sindaci metropolitani, in vista della predisposizione di una piattaforma di richieste e proposte al governo nazionale.

“Quello che deve essere evitato è il collasso del sistema finanziario dei Comuni attraverso un pacchetto di proposte a salvaguardia dei servizi ai cittadini”

Il Sindaco ha condiviso la proposta di un allentamento, se non la cancellazione dei vincoli  di spesa imposti dal Patto di stabilità europeo “che – ha ribadito – è già stato sospeso dal Parlamento comunitario e va ora sospeso a livello nazionale per liberare risorse per i Comuni”.

La riunione ha, anche, evidenziato la necessità di definire delle linee guida in tema di sicurezza sanitaria, rispetto a competenze e procedure da applicare a diversi settori fra cui gli enti locali e i loro dipendenti, le attività imprenditoriali, le scuole, le attività culturali e artistiche e quelle sportive.

Nel corso dell’incontro è stata, infine, sottolineata la necessità di procedere con nuove ordinanze di protezione civile nazionale, per assegnare risorse e permettere deroghe procedurali per la fornitura di dispositivi di protezione personale per dipendenti comunali che dovranno tornare al lavoro e, allo stesso tempo, mantenere le deroghe in favore del lavoro agile e delle fasce più deboli.

Una durissima presa di posizione, quella della Lega, contro le possibili scarcerazioni di alcuni detenuti per reati di mafia. A lanciare strali contro il governo Conte è il segretario regionale della Lega in Sicilia, Stefano Candiani che, assieme ai deputati nazionali, Nino Minardo e Alessandro Pagano ha stigmatizzato quanto sta accadendo.

“Le scarcerazioni, avvenute e paventate – affermano gli esponenti leghisti – suonano come una dichiarazione di fallimento dello Stato rispetto alle pretese dei mafiosi e non possono essere giustificate in alcun modo. Farli tornare a casa vuol dire assumere un atteggiamento irrispettoso versi i cittadini, il cui diritto alla sicurezza non può e non deve essere messo a repentaglio. Non può passare il principio di un governo che tiene i cittadini chiusi in casa e spalanca le porte delle carceri per fare uscire i mafiosi”.

“I porti vengono tenuti aperti e i migranti entrano indisturbati in Sicilia – aggiungono Candiani, Minardo e Pagano – e allo stesso tempo, c’è il rischio che siano aperte le porte delle carceri e che mafiosi con condanne anche a pene pesanti vengano liberati. Nessuna delle due cose è ammissibile e lecita, perché porta con sé effetti di una gravità inaudita per i siciliani. Si impedisca questa follia. Governo Conte, la Lega non vi darà tregua”.

(fonte foto: sito antimafiaduemila.com)

Gli Stati Uniti stanno monitorando alcune informazioni di intelligence secondo cui, il leader nordcoreano Kim Jong-un, sarebbe in grave pericolo dopo un intervento chirurgico. Kim, la cui salute sarebbe peggiorata negli ultimi mesi a causa di tabagismo, obesità ed eccesso di lavoro, avrebbe subito un intervento cardiovascolare il 12 aprile, secondo i media di Seul.

Il leader nordcoreano aveva recentemente fatto parlare di sé per l’assenza dalle celebrazioni per il compleanno del nonno Kim Il-sung lo scorso 15 aprile, episodio che aveva sollevato dubbi sul suo stato di salute.

Ma il Seul afferma che non ci sono segnali “insoliti” dal Nord che potrebbero suggerire un grave problema di salute del leader Kim Jong-un. “Non abbiamo nulla da confermare e non sono state rilevate attività insolite”, ha detto secondo quanto riferisce l’agenzia Yonhap.

Cina e Corea del Nord sono Paesi “vicini amici, uniti da montagne e fiumi”. Così Geng Shuang, portavoce del ministero degli Esteri di Pechino, ha replicato in merito alle indiscrezioni dei media sullo stato di salute del leader Kim Jong-un. In conferenza stampa, Geng ha evitato commenti sulla vicenda, osservando solo “di essere al corrente” dei report dei media e di “non conoscere la fonte delle indiscrezioni”.

(fonte Ansa)

E’ necessario mantenere i livelli di sicurezza facendo rispettare il distanziamento sociale e promuovendo un utilizzo diffuso dei dispositivi di protezione individuale, fino a quando non sarà disponibile una terapia adeguata e un vaccino che possa sconfiggere questo virus. Ci avviamo verso una fase molto complessa ma è importante procedere a un allentamento del regime attuale delle restrizioni, facendo il possibile per preservare l’integrità del nostro tessuto produttivo. Il motore del Paese deve avviarsi ma sulla base di un programma ben strutturato“.

E’ quanto ha affermato il premier Giuseppe Conte che, durante l’intervento di oggi al Senato, ha annunciato alcuni punti che il governo sta limando in previsione dell’avvio della fase2 prevista per il 4 maggio.

“Questa emergenza, che incide sulle fasce più fragili, rischia di creare nuove povertà e lacerare un tessuto sociale già provato. Abbiamo già compiuto alcuni passi. Il governo però è consapevole che questi interventi non sono sufficienti: occorre un sostegno alle famiglie e alle imprese prolungato nel tempo ancora più incisivo”. 

Per quanto riguarda l’App per il tracciamento, sarà offerta su base volontaria, non obbligatoria. Anche per le misure di distanziamento sociale ci saranno alcune modifiche, non ci sfugge – ha aggiunto Conte – la difficoltà dei cittadini nel continuare a rispettare le regole anticontagio e l’aspirazione al ritorno alla normalità”. 

Domani dovrebbe svolgersi il consiglio dei ministri per il varo del Documento di economia e finanza. A quanto si apprende da più fonti di governo, la riunione non è ancora convocata, ma si lavora in queste ore perché si possa approvare il Def nella giornata di mercoledì. Il governo dovrebbe dare il via libera anche alla relazione al Parlamento sullo scostamento di bilancio, per autorizzare nuove spese in deficit e finanziare le misure del decreto atteso a fine mese. Si parla, infatti, di un investimento di almeno 50 miliardi di euro.

“Sull’ormai strafamoso Mes – ha continuato il Premier – si è alimentato nelle ultime settimane un dibattito che rischia di dividere l’Italia in opposte tifoserie, ma l’intento è procedere con la massima cautela. Chi esprime dubbi su questa linea di credito contribuisce a un dibattito democratico e costruttivo. Ritengo che questa discussione debba avvenire in modo pubblico, trasparente, in Parlamento, al quale spetterà l’ultima parola. Ci sono Paesi in Ue – ha proseguito Conte – che hanno dimostrato interesse al Mes senza condizioni. La Spagna ha dimostrato di essere interessata purché non abbia le condizionalità previste prima dell’emergenza. Rifiutare questa nuova linea di credito significherebbe fare un torto a questi Paesi che ci affiancano nella battaglia in Ue”.

“Prima della fine di questa settimana – ha concluso Conte – confido di comunicarvi questo piano e di illustrarvi i dettagli di questo articolato programma per la fase 2 del Coronavirus. Una previsione ragionevole è che lo applicheremo a partire dal prossimo 4 maggio“.

“Lo stanziamento di 50 milioni di euro a valere sul fondo IRCAC, previsto dal DDL stabilità per supportare la ripresa delle cooperative siciliane a seguito dell’emergenza COVID, rappresenta certamente una misura positiva che segna un’attenzione al settore da parte del Governo. Tuttavia affinché la misura possa realmente produrre i benefici previsti servono alcune integrazioni al testo nel corso dell’iter di approvazione in aula. Abbiamo già rivolto un appello in tal senso al Governo, alle Commissioni e ai Gruppi Parlamentari accompagnandolo con precise proposte di emendamenti ciascuno dei quali supportato dalla relativa motivazione. L’accoglimento di tali proposte potrà far sì che lo stanziamento previsto possa tradursi effettivamente in risposte concrete al movimento cooperativo”.

E’ questa la posizione che le organizzazioni di rappresentanza del movimento cooperativo AGCI, CONFCOOPERATIVE, LEGACOOP, UNCI e UNICOOP, hanno rivolto al Governo e al Parlamento, rappresentato rispettivamente da Michele Cappadona (Presidente AGCI Sicilia), Gaetano Mancini (Presidente CONFCOOPERATIVE Sicilia), Filippo Parrino (Presidente LEGACOOP Sicilia), Pasquale Amico (Presidente UNCI Sicilia) e Felice Coppolino (Presidente UNICOOP Sicilia).

“Nel merito – scrivono ancora nella lettera-appello – occorre tenere conto della specificità delle cooperative nelle condizioni di accesso ai benefici; dotare l’IRCAC, e nella prospettiva l’IRCA, di strumenti più adatti ad intervenire efficacemente; garantire alle cooperative di rientrare della liquidità bloccata a causa dei crediti nei confronti degli enti pubblici; dare ai Centri di Assistenza Tecnica alle cooperativa la possibilità concreta di assistere le cooperative in questa fase così complessa delle loro attività”.


“Chiediamo in tal senso – continuano i rappresentanti delle cinque organizzazioni – a Governo e Parlamento, di accogliere le nostre proposte per dare risposta alle cooperative siciliane che vedono il proprio futuro a grande rischio a causa di una situazione imprevista e imprevedibile come la pandemia da Covid-19, superando ogni rigidità e ascoltando la voce degli operatori. Sembrerebbe, infatti, che si stia immaginando di non ammettere emendamenti aggiuntivi. Ciò significherebbe dire no ad esempio agli interventi tesi a modificare le azioni di intervento dell’IRCAC che, senza spesa aggiuntiva, potrebbero immediatamente aggiungere risorse a quelle stanziate dal Governo e permettere un effetto moltiplicativo, che costituirebbe liquidità per le cooperative oggi bloccate dal lockdown o indebitate per la crisi di liquidità, in primis del settore pubblico”.

“Dire di non per una regola autodeterminata – concludono i rappresentanti delle cooperative siciliane – sarebbe oggettivamente poco comprensibile davanti al dramma che stanno vivendo le oltre 6.500 imprese cooperative siciliane e i quasi 400.000 soci e 100.000 loro lavoratori che ogni giorno contribuiscono a portare avanti con sacrificio l’economia regionale siciliana”.

(nella foto, Felice Coppolino, Presidente UNICOOP Sicilia).

“Per quale ragione il governo regionale dà soltanto contributi per quegli studenti in difficoltà economiche, e fin qui tutto bene, ma che pagano tasse e fanno riferimento ad Enti per il diritto allo studio di altre regioni o addirittura altri stati, e non anche per la stessa categoria reddituale di studenti rimasti a studiare in Sicilia ma fuori dalle graduatorie E.R.S.U. (spesso incolpevolmente)? Riteniamo doverosi maggiori chiarimenti in merito”.

A chiederlo al governatore della Sicilia e all’assessore regionale Roberto Lagalla, sono Giuseppe Miccichè e Alessandro Lipera, rispettivamente coordinatori dei giovani leghisti per la Sicilia occidentale e per la Sicilia orientale. Il riferimento è ai 7mln di euro che il governo Musumeci ha deciso di destinare per aiutare gli studenti universitari fuori sede che pagano gli alloggi dove risiedono, alla luce dell’emergenza Coronavirus.

“Nelle ultime settimane tantissimi studenti fuori sede siciliani – continuano i giovani leghisti siciliani – sono stati costretti, a causa della chiusura degli Atenei per prevenire la diffusione del coronavirus, a tornare presso le proprie residenze, abbandonando le sedi universitarie. Il governo regionale ha approvato, secondo la delibera della giunta regionale, lo stanziamento di 7 milioni di euro come contributo alloggio per gli studenti siciliani fuori sede. Quattro milioni sono destinati agli studenti iscritti in atenei al di fuori della Sicilia, anche all’Estero”.

“Tre milioni di euro andranno, e di questo siamo soddisfatti invece, agli studenti fuori sede, ma residenti in Sicilia – proseguono Miccichè e Lipera – che abbiano richiesto il contributo alloggio all’Ente Regionale per il Diritto allo Studio per l’anno accademico in corso e siano risultati idonei, ma non assegnatari del beneficio. Gli ERSU, inoltre, potranno emanare un ulteriore bando per l’erogazione di “sussidi straordinari” destinati a studenti, sia pure esclusi dalle graduatorie, ma che, a seguito dell’epidemia da Covid-19, siano venuti a trovarsi in stato di particolare bisogno personale o familiare”.

“Vogliamo segnalare al governo regionale il disagio creato dall’emergenza sanitaria, e dunque la mancanza di una visione più ampia anche di coloro i quali abbiano il bisogno di un contributo alloggio per case lasciate”.

“Bisogna tutelare – concludono i coordinatori di Lega Giovani – anche la categoria esclusa dal provvedimento, che sono la maggioranza degli studenti universitari siciliani, che in possesso di un regolare contratto di affitto, studiano in un Ateneo della Sicilia e non usufruiscono dei benefici ERSU, attraverso lo stanziamento di risorse economiche a loro tutela”.