E’ un luogo da tempo abbandonato quello dell’ex deposito delle locomotive delle ferrovie dello Stato, in quella parte di piazza Europa a Catania, sul lungo mare di Ognina. Ed è proprio là che si vorrebbe dare vita ad un progetto architettonico ambizioso. “Un vero e proprio atto di riscatto culturale della città e del suo tessuto sociale e urbano”. Ad annunciarlo è l’ingegnere Francesco Nicolosi Fazio per una complessa idea architettonica che lui coltiva da quasi un ventennio: costruire, una accanto all’altra, una chiesa, una sinagoga e una moschea, insieme ai rispettivi istituti religiosi.

Il luogo dove nascerà la Moschea e la Sinagoga

“Intervenire in quest’area, bonificando un tratto del waterfront di Ognina che oggi interrompe bruscamente la vista del litorale della città – dice Nicolosi Fazio – significherebbe ridare dignità a una zona molto amata da cittadini e turisti, con un forte messaggio di rigenerazione urbana di luoghi simbolo che custodiscono la nostra identità»,

E per confermare la fattibilità dell’opera l’ingegnere e intellettuale catanese ha sottolineato la possibilità di “ricavare una parte dei finanziamenti dai fondi europei appositamente destinati ai progetti d’integrazione, ma soprattutto dalle risorse internazionali delle comunità religiose coinvolte. Non da ultimo, anche attraverso il prezioso strumento popolare del crowdfunding”.

Dal punto di vista pratico – ha aggiunto l’ingegnere – occorre acquistare il terreno di proprietà delle Ferrovie dello Stato, successivamente il recupero dell’area prevede interventi ad hoc sulle strutture già esistenti degli ex capannoni. Affinché il possibile diventi concreto è chiaramente è indispensabile l’appoggio politico dell’Amministrazione comunale”.

La presentazione del progetto a Catania

E il Comune di Catania ha manifestato il proprio interesse attraverso la presenza e le parole dell’assessore all’Urbanistica Alessandro Porto: “Condividiamo le proposte che come questa vanno nella direzione del bene collettivo» ha detto, confermando l’impegno preso dal componente della Commissione Urbanistica Salvo Di Salvo, sostenitore del progetto da lunga data: Ritengo che ci siano tutte le condizioni affinché la ‘Piazza delle Tre Culture’ possa trovare un proprio spazio all’interno del redigendo Piano regolatore generale di Catania. Mi assumo l’incarico di portare avanti la proposta perché si tratta di un’opera monumentale che può dare lustro al capoluogo etneo”.

La filosofia dell’accoglienza dell’altro, che sta alla base dell’idea di Nicolosi Fazio, ha accomunato i rappresentanti delle tre religioni coinvolte: l’imam di Sicilia e della moschea della Misericordia di Catania Kheit Abdel Hafid ha voluto sottolineare “la straordinaria capacità di dialogo che appartiene alla città”, mentre mons. Gaetano Zito e il rabbino Stefano Di Mauro hanno fatto pervenire il loro pensiero: “Non possiamo dimenticare – ha detto il rappresentante cristiano – che le nostre coste erano di passaggio nella navigazione tra Roma e il Medio Oriente, sia l’ebraismo, che il cristianesimo e l’Islam sono di fatto approdate nell’isola da qui”; mentre l’israelita ha ribadito come “da troppo tempo i popoli si fanno la guerra e sacrificano vite umane con la scusa di questa o quella religione che si crede l’unica degna di essere seguita”.

IL LUOGO INDIVIDUATO

Sorge su un promontorio lavico sul mar Jonio, cela anche una forte valenza evocativa nel toponimo della località individuata, “U Caitu”: è infatti l’unica denominazione di contrada urbana che a Catania ha conservato l’antica origine araba risalente a “al Cait”, la qualifica del comandante dell’esercito a cui, al tempo della dominazione araba, potevano assurgere anche uomini appartenenti a religioni diverse. Come quelli che s’incontrerebbero nella futura Piazza delle Tre Culture. Una nuova funzione che restituirebbe, dunque, a quel particolare luogo la sua storia, tramite un progetto di rigenerazione urbana che racchiude nella sua essenza una rinascita culturale di Catania, all’insegna dei principi di accoglienza, identità, convivenza pacifica, dove culto e cultura si uniscono per vincere il fondamentalismo e l’intolleranza.

IL PROGETTO

Il progetto di recupero prevede di aprire un varco verso oriente tra i 36 capannoni delle locomotive attualmente esistenti, disposti radialmente. Di questi, 12 verrebbero demoliti mentre i restanti 24 verrebbero accorpati e ristrutturati per formare i 6 edifici composti da 4 capannoni ciascuno e divisi in due corpi contrapposti. Gli ambienti destinati ai singoli istituti di cultura ospiteranno sale polifunzionali, sale per conferenza, biblioteche e uffici. 

Al centro della piazza, a pianta circolare, è prevista una scultura triangolare, simbolo delle tre religioni-culture ma anche della forma della Trinacria. Infine, due grandi querce e un ulivo, entrando da Piazza Europa, a preannunciare ai visitatori il tema della Piazza delle Tre Culture come luogo di pace e incontro.

A est degli edifici della piazza è prevista una “Bambinopoli”, con un giardino verde dedicato ai più piccoli di tutte le fedi ed etnie e, all’interno, un anfiteatro da 200 posti con un suggestivo proscenio sul mare.

A ispirare il progetto architettonico della Piazza delle Tre Culture, che nella dislocazione e nella forma degli edifici dalle avvolgenti facciate rimanda alla tradizione barocca siciliana, è stato il concetto del viaggio e della navigazione, con i sei edifici che compongono i due corpi simmetrici della Piazza-corte progettati per essere poggiati su una siepe di lava e verde, come a voler solcare le onde lungo il tragitto tra Piazza Europa e il mare Jonio attraversando la piazza. Un simbolismo visibile nella soluzione delle “navate-navi” e negli oblò che caratterizzano il prospetto degli edifici di culto, sormontati dalle tre “polene delle fedi”.

“Piazza delle Tre Culture” è infatti concepita come un monumento al dialogo interreligioso, alla memoria, ma anche un luogo d’incontro fra tutte le genti, di qualsiasi religione, nazionalità o estrazione sociale. Un “Bastione delle fedi” che nello spazio urbano recuperato ospiterebbe una chiesa, una moschea e una sinagoga, tutte vicine in una grande piazza esagonale completata specularmente dagli istituti di cultura delle tre grandi religioni monoteiste: israelitica, cristiana e islamica. Un’agorà simbolo di un “duplice abbraccio” rivolto ai cittadini: da una parte il rifugio religioso rappresentato dai tre luoghi di culto, dall’altro quello identitario e morale dei tre istituti di cultura contrapposti.

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