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Una situazione, quella che coinvolge un comparto ormai al collasso da mesi, che vede gli apicoltori stremati, ma soprattutto indignati dall’assordante e vergognoso silenzio delle istituzioni. Nelle scorse settimane era stato chiesto, a viva voce, alla Regione siciliana lo stato di calamità naturale, ma senza alcuna risposta.

Unicoop Sicilia e le aziende siciliane produttrici del miele di zagara, si riuniscono oggi in assemblea, che si terrà a Zafferana Etnea in provincia di Catania, per discutere della grave crisi del settore che ha subìto un vistoso calo della produzione della filiera. Inoltre, è stato proclamato lo stato di agitazione di tutto il settore.

L’assemblea dovrà decidere le modalità della protesta e le azioni da intraprendere sul territorio. Si procederà anche alla stesura di un documento condiviso che conterrà le richieste dei produttori da presentare al governo regionale.

“Questo incontro è stato fortemente voluto da Unicoop Sicilia, per portare alla luce la crisi di un settore, come quello della filiera agricola che, altrimenti, rischiava di rimanere nel limbo e scivolare, inevitabilmente, nel dimenticatoio. Siamo e saremo al fianco dei produttori in questa battaglia – spiega Felice Coppolino, presidente regionale di Unicoop Sicilia – e saremo solidali con le loro eventuali scelte di forte e decisa protesta, ma rimanendo sempre nell’alveo del confronto democratico e non violento. È inaccettabile e intollerabile il silenzio delle istituzioni”.

“È una lotta contro il tempo affinché si possano prendere i dovuti provvedimenti di ordine normativo e finanziario per salvare un comparto che rischia di non risollevarsi più”. Ad affermarlo è Maurizio Ialuna, responsabile regionale del Dipartimento agricoltura di Unicoop Sicilia.

“Per colpa di negligenze altrui – dice, invece, Eleonora Contarino, vice presidente regionale di Unicoop Sicilia – migliaia di aziende siciliane rischiano di chiudere in un settore che dà lavoro a tantissime persone, che contribuiscono alla produzione del miele siciliano ritenuto uno dei migliori prodotti al mondo e fiore all’occhiello della nostra tradizione e delle nostre radici”.

E’ un allarme da non sottovalutare quello espresso, oggi, ad Agorà su Rai3, da Fabrizio Pregliasco, virologo dell’Università di Milano e direttore sanitario Irccs “Galeazzi”. “Temo che ci sarà un incremento dei casi, non una nuova ondata ma un’onda di risalita”. Tutto questo all’indomani dei festeggiamenti in piazza, da parte dei tifosi, per la vittoria dello scudetto dell’Inter, con più di 30mila persone solo a Milano.

E a ciò si aggiunge anche la dura presa di posizione di Franco Locatelli, presidente del Consiglio Superiore di Sanità e coordinatore del Comitato tecnico scientifico. “La gioia la si può comprendere però credo che su di essa debba prevalere il senso di responsabilità: 121mila morti devono averci insegnato qualcosa. Onorare la loro morte vuol dire evitare assembramenti”, ha detto a SkyTg24. “Tutte le occasioni di assembramento – ha aggiunto – vanno assolutamente evitate, ivi compresi i festeggiamenti dei tifosi della squadra di calcio che ha vinto il campionato”.

(fonte video Corriere.it)

In Sicilia sarà possibile ottenere la “Certificazione verde Covid-19” da utilizzare per gli spostamenti tra regioni localizzate in zona rossa e arancione, come previsto dal nuovo “Decreto Riaperture” del governo nazionale e in attesa di una successiva regolamentazione nazionale. Lo prevede una circolare dell’assessorato della Salute, firmata dal presidente della Regione e assessore per la Salute ad interim, Nello Musumeci, e inviata, assieme ai modelli predisposti, a tutti i direttori generali e ai direttori sanitarie delle Aziende sanitarie della Sicilia.

Disposizioni e requisiti

Così come previsto dal decreto legge n. 52 del 22 aprile 2021, il cosiddetto “Green Pass”, rilasciato anche in formato cartaceo, comprova lo stato di avvenuta vaccinazione contro il Covid (ciclo completo con doppia dose), oppure la guarigione dall’infezione (con cessazione dell’isolamento prescritto), o ancora l’effettuazione di un test molecolare o antigenico rapido con risultato negativo. Nel caso del completamento del ciclo vaccinale, la certificazione ha validità di sei mesi e, come prevede il decreto legge, è rilasciata, su richiesta dell’interessato, dalla struttura sanitaria o da chi esercita la professione sanitaria che effettua la vaccinazione. Chi è guarito dal Covid, sempre come prevede il decreto legge, può ricevere la certificazione dalla struttura presso la quale è avvenuto il ricovero o, per i pazienti non ricoverati, dai medici di medicina generale e dai pediatri di libera scelta.

La certificazione di test con esito negativo, invece, ha una validità di 48 ore e viene rilasciata dalle strutture sanitarie pubbliche o private autorizzate e dalle farmacie che svolgono i test, ovvero dai medici di medicina generale e dai pediatri di libera scelta.

Il Sindaco di Palermo Leoluca Orlando, intervistato da Rai News24, ritorna nuovamente sulla vicenda dei contagi a Palermo. “Prendere atto che siamo in presenza di una strage. Mentre la politica si diverte a discettare su riaperture e coprifuoco – afferma il sindaco Orlando -. il tema di fondo è il comportamento dei cittadini. Ci sono minoranze che stanno distruggendo lo sforzo dei sanitari e ridicolizzando il lavoro delle forze dell’ordine. Il colore della zona non è un concorso a premi“. E’ di questi minuti, invece, la notizia che Palermo passa da rosso ad arancione.

Lo ha deciso il presidente della Regione siciliana Nello Musumeci, dopo aver preso atto della relazione delle autorità sanitarie provinciali. Gli ultimi dati rilevati dall’Asp, nonostante il dato dei contagi rimanga ancora elevato, hanno infatti evidenziato un miglioramento rispetto alla precedente settimana di riferimento. Per questa ragione l’autorità sanitaria ha ritenuto di escludere il rinnovo delle restrizioni, che invece devono essere reiterate o prorogate, per 24 Comuni, fino a mercoledì 5 maggio.

La nuova ordinanza proroga da domani (giovedì 29 aprile) la “zona rossa” per i Comuni di: Aci Catena e Adrano, in provincia di Catania; Baucina, Belmonte Mezzagno, Borgetto, Cinisi, Giardinello, Lascari, Mezzojuso, Misilmeri, Monreale, Partinico, Termini Imerese, Villabate e Villafrati, nel Palermitano; Catenanuova e Cerami, in provincia di Enna; Lampedusa e Linosa, nell’Agrigentino; Lentini, in provincia di Siracusa; Marianopoli e Mussomeli, nel Nisseno; e la reitera per Caccamo, Campofiorito e Cefalù, sempre in provincia di Palermo.
Con lo stesso provvedimento da venerdì 30 aprile a mercoledì 12 maggio è stata disposta, invece, (viste le relazioni delle rispettive Asp e sentiti i sindaci), la “zona rossa” per Tortorici e Tusa, nel Messinese e Serradifalco, in provincia di Caltanissetta.

Sono dei numeri al rialzo che mettono a rischio la Sicilia, attualmente in zona arancione e che potrebbe diventare rossa. A Palermo oggi sfiorati 600 nuovi contagi. L’Isola, dunque, torna ad essere la seconda regione in Italia per numero di contagi giornalieri dopo la Campania. Per la precisione sono 1.069, secondo il report quotidiano del Ministero della Salute, i nuovi positivi su 20.619 tamponi processati, con una incidenza del 5,2%, lievemente al di sotto della media nazionale.

Le vittime sono state 13 e portano il totale a 5.305. Il numero degli attuali positivi è di 26.091, con incremento di 581 casi; i guariti sono infatti 475. Negli ospedali i pazienti Covid ricoverati salgono a 1.428, 13 in più rispetto a ieri, dei quali 174 in terapia intensiva, tre in meno. La distribuzione territoriale dei contagi vede la provincia di Palermo con 584 nuovi casi, oltre la metà di quelli rilevati su tutto il territorio regionale, segue Catania con 210, Messina 101, Siracusa 37, Trapani 19, Ragusa 66, Caltanissetta 33,Enna 18 e Agrigento con un solo caso.

Intanto in queste ore in Sicilia arriveranno 30 mila vaccini anti-Covid: 19.200 dosi di Moderna e 10.800 di Astrazeneca. L’obiettivo è quello di vaccinare in tempi brevi tutta la popolazione, anche i cosiddetti “invisibili”. È l’iniziativa “Accanto agli ultimi”, lanciata dal governo regionale, in collaborazione con il Comune di Palermo, la Fondazione Sicilia e la Croce rossa italiana per vaccinare anche chi vive in condizioni di povertà e marginalità sociale. In particolare ai senzatetto over 60 sarà destinata una parte del siero Johnson & Johnson, che ha bisogno di una sola inoculazione.

E mentre la Sicilia resta in zona arancione, con diversi comuni “rossi”, i ristoratori e le altre categorie colpite da chiusure prolungate tornano a farsi sentire. Come è avvenuto oggi in piazza a Enna, con i tavoli apparecchiati davanti alla Prefettura per la manifestazione “Mai più chiusi”, che ha visto la partecipazione di oltre 200 manifestanti. Si chiede al governo Draghi l’eliminazione del coprifuoco e dei colori che condizionano l’andamento della vita economica.

Infine, sul versante delle sanzioni 21 sono state le persone denunciate dalla polizia alla Procura di Caltanissetta. Si tratta dei i partecipanti al rave party organizzato la notte tra sabato e domenica scorsa nelle campagne Nissene in violazione delle norme anti Covid.

Quindi un quadro che non promette nulla di buono, grazie anche ai comportamenti sbagliati di pochi che vanificano gli sforzi e i sacrifici di tantissimi siciliani. E il periodo estivo si avvicina con tutte le incognite di un liberi tutti che, ad oggi, sembra proprio una chimera.

Questa volta è Confcommercio Sicilia a scagliarsi contro il provvedimento del governo che, in tema di misure anti covid, ha deciso di attuare il coprifuoco alle 22. E lo fa con un’iniziativa provocatoria in collaborazione con Fipe Sicilia dal nome assolutamente inequivocabile: “A fuoco il coprifuoco”.

“Vogliamo dire basta a una scelta che comprime gli orari, con la previsione di fare chiudere i pubblici esercizi alle 22 in piena estate, favorendo comportamenti disordinati e opposti. La nostra non è disobbedienza civile ma il volere alzare la voce rispetto a un provvedimento inaccettabile, ancora di più in una terra come la nostra dove, in estate, con le elevate temperature, il periodo serale è quello scelto per cercare un poco di refrigerio, per ritemprarsi dalle fatiche giornaliere, per godere della brezza marina”.

A sostenere questa presa di posizione è il presidente regionale Confcommercio Sicilia, Gianluca Manenti che ha annunciato l’avvio in Sicilia, di una raccolta firme su Change.org tra i propri associati che “metterà a disposizione della nostra confederazione a livello nazionale – come lui stesso spiega per esprimere tutto il dissenso verso questa decisione che continua a penalizzarci in maniera forte”. Anche il presidente di Fipe Sicilia, Dario Pistorio, parla di una categoria esausta che “continua a pagare per colpe non nostre”.

“Il settore dei pubblici esercizi – aggiunge Pistorio – sta perdendo attività, costrette alla chiusura definitiva, e posti di lavoro. I danni economici sono ingentissimi. E tutto ciò determina un effetto a catena che procura un disagio sociale che diventerà sempre più difficile da sanare. Le scelte di quest’ultimo decreto sembrano punitive rispetto a quelle adottate in momenti più critici dal punto di vista sanitario. La Fipe ha sempre proposto gradualità e regole certe. Infatti, pur applicando rigorosi protocolli di sicurezza e garantendo il solo servizio al tavolo, oggi si ritiene che il problema sia l’utilizzo degli spazi interni. Tutto incomprensibile e, soprattutto, insostenibile per le nostre imprese”.

Dunque, sul versante coprifuoco sembra essersi aperto un vero e proprio tiro al bersaglio che pare per il momento, non aver inciso sulla decisione del governo di voler modificare l’orario di chiusura dei negozi. Tutto rimane statico e forse un possibile spiraglio, numeri covid permettendo, si potrà avere non prima della metà di maggio. Intanto la situazione del tessuto commerciale e non solo quella è davvero ad un passo dal baratro e di soluzioni concrete all’orizzonte non se ne vedono.

Il virus in Sicilia sembra non voler mollare la presa. Sono 1.412 i nuovi positivi al Covid19 in Sicilia su 34.077 tamponi processati, con una incidenza del 4,1%. La Regione è quinta per numero di contagi giornalieri.

Le vittime nelle ultime 24 ore sono state 23 e portano il totale a 5.241. Il numero degli attuali positivi è di 25.628 con un incremento di 440 casi rispetto a ieri; i guariti sono 949. Negli ospedali i ricoverati sono 1.422, 34 meno rispetto a ieri, quelli nelle terapie intensive sono 178, 4 meno rispetto a ieri. La distribuzione tra le province, vede Palermo 469 casi, Catania 336, Messina 96, Siracusa 97, Trapani 22, Ragusa 142, Caltanissetta 106, Agrigento 124, Enna 20.

Intanto, Palermo rimarrà rossa fino al 28 aprile così come Bagheria, Casteldaccia, Partinico, Giardinello, Borgetto, San Cipirello, Misilmeri, Baucina, Villafrati, Mezzojuso, Carini, Torretta, Cinisi, Termini Imerese, Lascari, Alimena, Giuliana, Santa Cristina Gela, Piana degli Albanesi, Villabate, Monreale e Belmonte Mezzagno.

Ulteriore proroga di zona rossa, sempre fino al 28 aprile, è stata disposta per i comuni di Acquaviva Platani in provincia di Caltanissetta e Lampedusa e Linosa nell’Agrigentino. Inoltre, a seguito delle relazioni delle competenti Aziende sanitarie e sentiti i sindaci interessati, sono state istituite nuove zone rosse per i comuni di Cattolica Eraclea in provincia di Agrigento, Gela nel Nisseno e Randazzo in provincia di Catania, a partire dal 24 aprile fino al 5 maggio compreso. Invece i rimanenti comuni della provincia diventano arancioni.

Cala di quasi un punto la Lega di Matteo Salvini, che rimane, comunque, sempre il primo partito. Aumentano il consenso il M5s, FdI e Forza Italia. Risale anche il Partito democratico che, con il nuovo corso a guida Enrico Letta arriva al 19,1 per cento. Lievissimo balzo di Azione e Italia Viva, rispettivamente di Calenda e Renzi. E’ quanto emerge dal sondaggio elettorale commissionato dal Tgla7 di Enrico Mentana all’Swg e mandato stasera in onda.

Questa la tabella del Tgla7 con tutti i dati:

“Il prossimo anno deve parlare siciliano. Non solo per promuovere i prodotti della nostra terra ma soprattutto per sostenere quegli imprenditori locali che, a causa della pandemia, rischiano di perdere quanto faticosamente avevano costruito puntando sulla qualità e la genuinità del territorio sganciandosi dalla produzione commerciale e dalle logiche del marketing delle grandi aziende”.

A lanciare la proposta è Margherita Tomasello, presidente dell’Accademia Siciliana della Pasta che vuole essere un punto di riferimento sul mondo dei prodotti biologici e certificati a km0. Oltre alla pasta realizzata dai mulini locali già in vendita nei supermercati con il marchio “Sicilia Naturalmente”, Tomasello ha deciso di lanciare due pacchi che portano il nome delle bellissime isole siciliane di Ustica e Lipari con all’interno prodotti rigorosamente made in Sicily.

“Chi vorrà acquistarli troverà al loro interno la pasta prodotta in modo artigianale con il 100 per cento di grano duro siciliano – dice l’imprenditrice, la cui famiglia è stata proprietaria dello storico pastificio palermitano – ma anche la salsa di datterino, selezionata attentamente per il suo sapore intenso e Mediterraneo che evoca l’Isola in ogni piatto, e l’olio extra vergine d’oliva, Igp siciliano, estratto a freddo. E in più un piccolo regalo: i grembiuli e i poggia caffettiere realizzati da piccoli artigiani delle nostre province che, giorno dopo giorno, lavorano per tramandare la nostra tradizione, sia pure in chiave rivisitata e moderna”.

Nonostante la pandemia, il bilancio di quest’anno di Accademia Siciliana della Pasta, si chiude con un saldo nettamente positivo. E’ in corso, infatti, il complesso procedimento che in un paio d’anni potrebbe portare al riconoscimento dell’indicazione geografica protetta (I.G.P.) della pasta siciliana: ci sono già state le prime riunioni, in videoconferenza, con i più importanti pastifici regionali per creare una sorta di “cartello” di produttori siciliani che aderiscono all’iniziativa. Si tratta del primo ma decisivo passaggio per presentare la proposta alla Comunità Europea: Accademia Siciliana della Pasta sarà affiancata dal Consorzio Ballatore, ente di ricerca pubblico che studia l’intera filiera dei cereali, i cui soci fondatori sono l’assessorato regionale Agricoltura; la Cooperativa Agricola Valle del Dittaino; il Centro Studi Operativi Tecnici ed Economici Nino Zizzo e il Dipartimento di Agrobiologia e Agrochimica dell’Università degli Studi della Tuscia di Viterbo.

“Lo scopo – continua Margherita Tomasello – è di contrastare l’arrivo in Sicilia di grano canadese, contenente glifosato (una sostanza chimica che serve per aumentare il tasso di glutine, ndr), che viene acquistato per il suo basso costo e che non garantisce un prodotto di qualità. La certificazione interessa un mondo di centinaia di produttori siciliani e “impatta” sui consumatori, i quali, grazie al marchio Igp, potranno acquistare la pasta realizzata con un preciso protocollo che ne assicura la tracciabilità e la genuinità di tutte le sue componenti”.

L’IGP dedicato alla “Pasta di Sicilia” dovrà essere ottenuto dall’impasto della semola di grano duro siciliano con acqua locale, così come i formati per il consumo dovranno essere diversi, tutti tipici, e frutto della fantasia dei pastai: “Non è ammissibile – conclude il presidente dell’Accademia Siciliana della Pasta – che la pasta siciliana non abbia ancora la denominazione d’origine che viene assegnata a quei prodotti agricoli o alimentari che vengono realizzati in uno specifico territorio, come ad esempio è avvenuto con la Pasta di Gragnano. La nostra pasta, grazie al clima e alla genuinità dei grani selezionati e maturati al sole, offre una qualità superiore e non ha nulla da invidiare a etichette più famose rendendola riconoscibile al tatto e al gusto e particolarmente adatta ai sughi e ai condimenti. Inoltre siamo conosciuti nel mondo per la maestria dei pastai e non a caso la Sicilia è la regione con più consumatori di pasta pro-capite, quasi il 40 per cento rispetto al resto del Paese”.

(Fonte foto copertina: lavocedinewyork.com)

E’ una dichiarazione pesantissima quella pronuncia dal professore Walter Ricciardi, ospite al programma di Radio1 Rai, “Un Giorno da Pecora”, consulente del ministro della Salute, Speranza.

“Questi lockdown sono per due settimane, anche se per me ci vorrebbe più tempo per appiattire la curva epidemica. Con i dati che abbiamo, che sono perfino superiori rispetto a quelli di febbraio o marzo in termini numerici, non voglio spaventare nessuno, ma probabilmente due settimane sono insufficienti per arrestare la curva e sicuramente lo sono per invertirla”.

“Com’è successo a Wuhan: quando fai il lockdown ci vuole molto tempo affinché i dati si stabilizzano – afferma ancora Ricciardi – e poi diminuiscono, normalmente, dopo due mesi”.

Il consulente del ministro Speranza, alla domanda su quanto potranno durare le chiusure di questa seconda ondata, ha detto: “Dobbiamo valutare di settimana in settimana ma la mia previsione è che durino almeno un mese o un mese mezzo“. Ha spiegato, infine, di immaginare un Natale “prudente, con celebrazioni sobrie e attente”.

Quindi senza giri di parole ha voluto anticipare uno scenario che temevamo potesse concretizzarsi. E oggi i dati nazionali parlano chiaro con 37.809 positivi e 446 morti.

(fonte Corriere.it)