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Orlando ci ha sempre abituati a provocazioni e iniziative che, a livello comunicativo, riescono sempre ad essere vincenti. E certamente non si può dire che su questo piano sia davvero una spanna sopra gli altri. Questa volta è sul suo profilo facebook a farsi fotografare con indosso un giubbotto di salvataggio. Messaggio subliminale, quanto esplicito, sul tema migranti e per il quale da mesi ha instaurato un vero e proprio braccio di ferro con il ministro dell’Interno Salvini.

“Indosso Orange Vest per restare umani – scrive nel post il sindaco di Palermo Orlando -. Questo lo splendido, semplice invito rivolto a tutti noi da Vittorio Arrigoni e fatto proprio da migliaia di uomini e donne che di fronte alla violenza e all’indifferenza hanno scelto di essere e restare umani. E questi giubbotti che salvano vite, salvano anche noi, la nostra umanità, la nostra possibilità di restare umani”.

Malgrado la buona intenzione di voler contribuire ad un’iniziativa che sul web sta diventando virale, parte dei commentatori sembra non abbiano apprezzato quest’ulteriore presa di posizione del primo cittadino di Palermo. Rimane il fatto che, purtroppo, a piangere le conseguenze di quella che è un’eterna campagna elettorale, siano sempre i più deboli e gli indifesi.

Un accorato appello sul profilo facebook del Sindaco di Marsala, Alberto Di Girolamo, di tantissimi marsalesi che chiedono al primo cittadino la proclamazione del lutto in città per l’efferato delitto della giovane Antonella Indelicato, appena 25enne, il cui cadavere è stato scoperto nelle campagne di Marsala.

“La nostra città oggi – si legge nel post pubblicato su Fb dal Sindaco – è senza parole per la tragica morte di Nicoletta Indelicato, che ci lascia sgomenti. Siamo vicini alla famiglia, colpita da un episodio efferato e drammatico, e manifestiamo la nostra gratitudine alle Forze dell’ordine e alla Magistratura per il lavoro svolto”.

Il corpo di Nicoletta è stato ritrovato in un vigneto in Contrada Sant’Onofrio all’una di notte. La giovane è stata portata in quel luogo e uccisa dai due suoi amici, Margareta Buffa e Carmelo Bonetta, quest’ultimo suo fidanzato.

E’ stato proprio Bonetta a portare sul luogo dell’omicidio i carabinieri, mentre Margareta dice di non essersi accorta di nulla, di essere svenuta, e di essersi svegliata dopo, a casa di Carmelo, alle due di notte. Ma questa sua tesi sembra non reggere e al momento non ci sarebbe alcun movente per un delitto così violento.

Sulla base delle primissime indagini Margareta, lei e il fidanzato sarebbero andati a ballare a Castelvetrano dopo aver ucciso Nicoletta. Si ipotizza che la Indelicato fosse ancora viva quando il suo corpo è stato bruciato.
Uccisa a calci, pugni e ad alcuni fendenti. Fonti investigative “definiscono una sequenza di orrore e crudeltà che niente al mondo potrebbe giustificare”. I carabinieri e la procura di Marsala sono convinti che, dopo aver ucciso la giovane, i due abbiano cercato di disfarsi del corpo nelle campagne.

Tutto sarebbe scaturito da una lite. Rivali in amore, forse, non più amiche come un tempo, ma nessuno avrebbe potuto immaginare che Margareta Buffa, 29enne marsalese di origine romena adottata quando era piccola, sarebbe diventata la carnefice di Nicoletta Indelicato, 25 anni, anche lei di origine romena.

Le due ragazze si erano conosciute sui social e poi erano diventate amiche. Ma erano cominciati dei forti dissidi. Sembrerebbe anche che Nicoletta sia stata attirata in una trappola. Era già a casa quando è stata chiamata da Margareta che l’ha convinta ad uscire con lei e con Carmelo. Poi da li il tragico epilogo con un paese colpito profondamente da un evento così violento e impensabile.

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Un ordine netto che arriva dal pattugliatore della Guardia di Finanza alla nave “Mare Jonio” che trasporta a bordo 49 migranti salvati in mare: “Vi intimiamo l’alt, arrestate le macchine”. E la nave battente bandiera italiana risponde così: “Comandante non possiamo fermare nessuna macchina, qui c’è pericolo di vita, ci sono due metri di onda non fermo proprio niente”. (Segue il video di Rep.it della conversazione).

Di contro arriva il diktat del ministro dell’Interno Matteo Salvini che dice “arrestateli…Se lo fa un cittadino davanti ad un posto di blocco di Polizia o Carabinieri viene arrestato. Conto che questo accada”.

La Mare Jonio si trova vicino Lampedusa. La Gdf è salita a bordo per acquisire documentazione. “L’ispezione è conclusa con un verbale in cui è scritto che non c’è nulla da segnalare se non che le persone a bordo sono provate”, dice Alessandra Sciurba, portavoce di Mediterranea.

Il tavolo tecnico del ministero, invece, ha evidenziato due violazioni della legge Salvini ed è proprio su questo presupposto che lo stesso vicepremier ha chiesto l’arresto del comandante e del capomissione. “La mare Jonio ha disobbedito per ben due volte all’ordine della Guardia di finanza di spegnere i motori. Il mare non era mosso e non c’era pericolo di affondamento. La Mare Jonio era più vicina alla Libia e Tunisia, ma ha fatto rotta verso l’Italia sottoponendo gli immigrati ad un viaggio più lungo. La nave non ha avvisato Malta. Ha disobbedito alle indicazioni della guardia costiera libica. Un comportamento che dimostra il chiaro intento di voler portare in Italia immigrati clandestini”.

E adesso si apre un nuovo fronte di polemiche sul quale, purtroppo, a subirne le conseguenze sono sempre dei poveri cristi.

Una app che potrebbe rivoluzionare il modo in cui compriamo e consumiamo la spesa di ogni giorno. Si chiama Ecofood Prime ed ha come obiettivo la diminuzione dello spreco alimentare a partire da semplici scelte quotidiane. A crearla sono stati Martina Emanuele e Giuseppe Blanca, fondatori di Olivia Srls.

Ogni anno nel mondo, secondo FAO e Coldiretti, 1,3 miliardi di tonnellate di cibo finiscono nella spazzatura. Solo in Italia ogni abitante spreca circa 145 kg di cibo nell’arco di un anno. Praticamente come se ogni famiglia buttasse via in un cassonetto 1.400 euro.

Questa emergenza è il punto di partenza di Ecofood Prime, che ha un meccanismo molto semplice: attraverso l’ecoshop sullo smartphone, l’utente riceve le offerte dei punti vendita più vicini che sfruttano la piattaforma per offrire cibi e prodotti alimentari che rischiano di rimanere invenduti, poiché prossimi alla scadenza, in eccedenza o con difetti estetici, ma ancora perfettamente idonei al consumo.

Cibi e prodotti possono quindi essere acquistati a prezzi vantaggiosi con benefit per entrambe le parti: da un lato il consumatore risparmia sull’acquisto, dall’altro l’esercente recupera almeno il costo d’acquisto ed evita lo smaltimento dell’invenduto.

Nella piattaforma è poi presente un elenco di associazioni e soggetti attivi nel volontariato per la ridistribuzione del cibo ai più bisognosi. Chiunque in questo modo può trovare subito e facilmente un soggetto a cui donare cibo e pietanze. Inoltre Ecofood Prime fa da “food organizer”, cioè tiene memoria della data di scadenza dei cibi e invia notifiche temporizzate per evitare le classiche dimenticanze all’ordine del giorno. E infine una funzione social permette di condividere il proprio “frigo virtuale” mettendo a disposizione dei propri contatti sui social network i cibi che si vogliono donare o usare per fantasiose ricette antispreco.

Il tutto si basa su un’impostazione altamente tecnologica, un algoritmo di matching utente/categoria di prodotto, che permette di offrire un’elevata esperienza d’acquisto al consumatore, al quale saranno proposti con maggiore frequenza gli alimenti che consulta di più e con il suo gesto saprà di contribuire alla riduzione degli sprechi.

“Davanti a un problema di proporzioni planetarie come lo spreco alimentare – dicono Giuseppe e Martina – crediamo che il cambiamento possa arrivare dai gesti semplici che compiamo ogni giorno. Basta averne consapevolezza. Per questo, Ecofood Prime, ha l’obiettivo di educare le persone a un consumo più sostenibile, ma anche a uno stile di vita rispettoso del nostro ambiente che consenta di distribuire al meglio le risorse. La sfida è globale e noi non possiamo rimanere indifferenti, tanto più se c’è un modo per contribuire risparmiando, facendo rete e divertendosi”.

Ma la notizia interessante è che Ecofood garantirà, a Confcommercio Palermo, per 45 giorni, un carattere di esclusività e le aziende che aderiranno in questo periodo potranno beneficiare di 3 mesi di prova gratuiti. “Siamo partner di bel progetto funzionale, efficace, innovativo oltre che etico, che vede protagonisti giovani brillanti i quali hanno avuto una buona idea, sono riusciti a farsela finanziare credendo in se stessi e nelle loro competenze innovative che oggi, grazie alla digitalizzazione e alla innovazione, permettono quanto prima era impossibile – afferma la presidente di Confcommercio Patrizia Di Dio – risolvendo il problema di mettere in collegamento domanda e offerta, con la condivisione della disponibilità dei prodotti che possono essere o venduti a prezzi convenienti o regalati da parte dei nostri operatori commerciali e tutela anche il commercio fisico della città”.

Forte già da subito il sostegno del mondo solidale, a partire dalla Missione Speranza e Carità di Biagio Conte, fino alla Caritas Diocesana Palermo, che con il pro-direttore fra Pino Noto ha dichiarato: “Siamo lieti di far parte di questa iniziativa. Contrastare lo spreco alimentare e, di conseguenza, anche le diseguaglianze alimentari, è ciò che è tra le nostre priorità quotidiane. Un’iniziativa come questa ha un forte valore educativo e culturale”.

Ecofood Prime, già tra le proposte più apprezzate in occasione di Smau Sicilia a febbraio 2019, parte dalla città di Palermo in via sperimentale e ha già coinvolto una rete di operatori del settore alimentare e non solo, a partire dal cofinanziamento della Regione siciliana e della Presidenza del Consiglio dei Ministri. E, infine, tra i partner dell’iniziativa figura anche Sanlorenzo Mercato.

Amazon lo licenzia perchè va spesso in bagno ma lui è affetto dalla grave sindrome di Crohn. A quanto pare un lavoratore di un call center del Kentucky, negli Stati Uniti, è stato licenziato dall’azienda del multi miliardario Jeff Bezos, leader mondiale dell’e-commerce online.

Il lavoratore sarebbe stato allontanato dal posto di lavoro dall’azienda che ben sapeva dei suoi gravi problemi di salute. Ora l’ex dipendente, Nicolas Stover, ha citato in giudizio Amazon, per le gravi e assurde accuse di “furto di tempo” proferite dal suo supervisore.

Stover ha riferito che sin dal momento dell’assunzione Amazon ben sapeva dei suoi gravi problemi di salute. A causa della malattia l’uomo è costretto a usare il bagno più spesso rispetto gli altri impiegati, situazione che gli ha causato sanzioni disciplinari. Secondo la sua denuncia, la società che era già consapevole della malattia sin dal momento della sua assunzione a novembre 2016 e durante il periodo di prova. E per questo, ha violato la legge americana sulla disabilità con “politiche inflessibili e disumane riguardanti l’accesso al bagno”.

Nella richiesta di risarcimento, depositata il ​​15 febbraio, Stover ha avanzato un risarcimento dai 3 a 4,2 milioni di dollari di danni per i salari persi e un “significativo aggravamento dei sintomi” della malattia di Crohn. Al call center del Kentucky i dipendenti hanno diritto ad  un’ora di pausa pranzo, due pause al giorno di 15 minuti e 20 minuti. La denuncia menziona il tempo assegnato per le pause bagno che non può essere modificato dai dipendenti. Dopo sei mesi il signor Stover ha richiesto pause al bagno non programmate, un banco più vicino al bagno e una sistemazione igienica per il trattamento endovenoso della malattia. Sono stati tutti negati.

“Due anni fa – dice Giovanni D’Agata, presidente dello Sportello dei Diritti, sia il Guardian che la BBC hanno mandato i loro reporter sotto copertura a vedere come fosse davvero la vita dentro uno dei famigerati centri di smistamento di Amazon. In buona sostanza avrebbero rilevato livelli di stress pericolosi per la salute mentale, vesciche per le lunghe camminate, turni lunghissimi. Un portavoce di Amazon ha riferito, invece, che al momento la società non ha pendenze legali in sospeso”.

In occasione della Santa Pasqua, vogliamo riproporre alcune frasi della preghiera di Papa Francesco, pronunciate al termine della via Crucis al Colosseo. Una riflessione e un grido di dolore in un mondo ferito dove prevalgono sempre “odio, profitto e egoismo”.

“Signore Gesù, il nostro sguardo è rivolto a te, pieno di vergogna, di pentimento e di speranza. Dinanzi al tuo supremo amore ci pervada la vergogna per averti lasciato solo a soffrire per i nostri peccati.

La vergogna per essere scappati dinanzi alla prova pur avendoti detto migliaia di volte: anche se tutti ti lasciano, io non ti lascerò mai.

La vergogna di aver scelto Barabba e non te, il potere e non te, l’apparenza e non te, il dio denaro e non te, la mondanità e non l’eternità; 

La vergogna per averti tentato con la bocca e con il cuore, ogni volta che ci siamo trovati davanti a una prova, dicendoti: se tu sei il messia, salvati e noi crederemo!

La vergogna perché tante persone, e perfino alcuni tuoi ministri, si sono lasciati ingannare dall’ambizione e dalla vana gloria perdendo la loro dignità e il loro primo amore.

La vergogna perché le nostre generazioni stanno lasciando ai giovani un mondo fratturato dalle divisioni e dalle guerre; un mondo divorato dall’egoismo ove i giovani, i piccoli, i malati, gli anziani sono emarginati.

La vergogna di aver perso la vergogna”, in questo nostro mondo divorato dalla logica del profitto e del facile guadagno…”

 

 

 

 

pinguino - Copia

Per un altro pezzo di storia di Palermo cala il sipario, come in un Domino senza fine. L’antico bar “al pinguino” di via Ruggero Settimo ha ceduto all’instancabile furia della crisi economica. Molto probabilmente in quello spazio nascerà un outlet o una griffe internazionale. Un luogo sacro che dalla fine degli anni ’40 è stato punto di riferimento per i palermitani, ma anche per i vip che visitavano la nostra città.

Spremute, bevande e gelati di ogni genere erano quel “rettangolo magico”. Ricordo ancora da bambino il rumore del ghiaccio che veniva “grattugiato” per rendere fredde le bevande. Il colore intenso delle arance raccolte nei cestini di metallo. Il bancone lucido dove il barista di turno diventava un vero “atleta”, un agonista dello shaker. Facevo sempre qualche passo indietro (la mia altezza non mi permetteva una completa visuale) per guardare quello che per me era uno spettacolo unico. E poi i finti agrumi appesi un pò dappertutto che, malgrado fossero soltanto un’imitazione, davano calore all’arredo.

Era davvero un rito andare là, forse anche perché passeggiare a Palermo significava passare obbligatoriamente davanti a quel “negozio dei sogni”. Per un bambino di quegli anni era così. Ma come in ogni spazio dei desideri, c’è sempre quel qualcosa che lo caratterizza o lo fa entrare a pieno titolo nella “storia”. Al pinguino c’era l’autista: una bevanda salutare, miracolosa, di quelle che ti ridanno la vita.

Una “leggenda metropolitana” dice che fosse stata inventata da un autista di taxi di passaggio, che aveva problemi digestivi. Gli ingredienti erano: seltz frizzante, limone e abbondante bicarbonato. L’unico effetto indesiderato era un rutto incontenibile, di fantozziana memoria. Ma qualunque cosa avessi mangiato o la digerivi in tempi da Speedy Gonzales, oppure fuoriusciva dal corpo, stile indemoniato !
Mi mancherai autista e anche il tipico suono verbale gridato a squarciagola dal barista quando doveva prepararlo: “un autistaaaa…”

di Gaetano Càfici. Bisogna sempre dare un senso alla vita. Cercare disperatamente, anche nel buio della propria esistenza, quella forza per farcela non lasciandosi scivolare nel pozzo, che poi è sempre senza fondo. La tossicodipendenza e l’alcolismo sono due bestie dalle mille “teste”, ne uccidi una e ne ricresce un’altra. Una metamorfosi che sembra impossibile fermare. Ma in questa città, forse senza speranza, incrociare  “belle” storie e farle raccontare da chi ha vissuto questi drammi è forse un modo per credere ancora alla speranza. Il gioco di parole spero sia perdonato!
Fabrizio Sausa e Francesco Rappa (nella foto da sinistra a destra), a causa della tossicodipendenza avevano perso tutto. Poi l’ingresso nella comunità San Onofrio di Trabia, il cammino di recupero e il ritorno alla vita.  E, oggi, il loro contributo di lavoro, tinteggiando a colori forti le pareti del nuovo Centro di accoglienza per tossicodipendenti, da poco inaugurato a Palermo, in via del Granatiere, e gestito dall’Istituto Don Calabria. Spazi per i quali hanno “firmato” l’allestimento dei locali e che accoglieranno persone e storie simili alle loro.
 
Fabrizio ha 45 anni e li vive attraverso un percorso di recupero non ancora completo, ma guardando fiducioso al futuro. “Gli operatori della comunità mi hanno raccolto per strada sei anni fa. Mi hanno accolto, pulito, disintossicato. Mi hanno fatto diventare un uomo, mi hanno fatto ritrovare i desideri e la voglia di fare progetti. Avevo avuto una borsa lavoro ma dopo dieci mesi fuori dalla comunità c’era stata una piccola ricaduta. Così oggi sono di nuovo in comunità, ma autonomo, e aspetto un nuovo lavoro. Guardo avanti con fiducia, questo è l’importante”.
 
Francesco, invece, di anni ne ha 39. Dopo quindici anni trascorsi a convivere con problemi di alcolismo, nove anni fa aveva iniziato a fare uso di cocaina ed era sprofondato. “Mi ero ritrovato completamente solo. Avevo perso mia moglie, i miei figli, mio padre e mia madre. Desideravo morire. Il solo a starmi vicino era mio cognato, e infatti fu lui a portarmi in comunità. Poco a poco ho recuperato la voglia e la forza di vivere e oggi vedo la vita in un modo diverso. Lavoro in proprio, faccio l’imbianchino. Anche se ormai non sto più in comunità, parlo sempre con gli operatori perché tra noi è rimasto un bellissimo rapporto e li considero un punto di riferimento. Ma la cosa più importante è che sono tornato a vivere con mia moglie e i miei figli, e che siamo felici”.
 
In fondo, non è mai troppo tardi  per provare ad usare  un “pennello”, per ridipingere la propria vita e, chissà,  aiutare gli altri a farlo.