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E’ un attacco durissimo quello del capogruppo al consiglio comunale di Palermo del M5S, Concella Amella, contro il sindaco Leoluca Orlando e, in particolare, nei confronti della dell’Amat, l’azienda partecipata del Comune che gestisce la mobilità a Palermo di bus e tram.

“Il vecchio travestito da nuovo, in pieno stile Orlando. L’Amat (vecchia o nuova che sia, poco importa) – dice Amella – ha chiuso il 2018 con una perdita di ben 6,8 milioni di euro, in gran parte imputabili alla costosa gestione del tram, e adesso pensa di rifarsi sulle spalle degli utenti, con l’ipotesi di aumentare anche il costo del biglietto dell’autobus da 1,40 a 1,50 euro”.

“Nessuna conferma sui tagliandi di viaggio integrati bus-tram e, come volevasi dimostrare – aggiunge l’esponente del M5S – non sono più previsti neanche i controlli a bordo. Come se non bastasse si prospetta l’arrivo di una stangata per le soste nelle zone blu. Gli incassi per le soste a pagamento infatti, non hanno mai raggiunto la prevista quota 30 milioni, attestandosi appena sui 2,6. Da conteggiare anche circa 3 milioni di parcelle legali per problematiche tuttora irrisolte riguardanti i tributi locali. Preoccupante anche il punto del piano dove si legge: ‘la necessità della società di adottare ogni possibile intervento riequilibratore di natura endogena, costituisce elemento necessario per scongiurare una crisi aziendale che medio-tempore, può, persino, compromettere gli attuali livelli occupazionali’.

“A coronamento di questa situazione complessa in cui a farne le spese saranno sempre e soltanto gli incolpevoli cittadini – conclude la pentastellata – l’amministrazione Orlando si è incaponita nel volere realizzare nuove linee del tram, mentre la società partecipata affonda e i palermitani si ritrovano con servizi pessimi ma costosi”.

Una situazione di cui avevamo ampiamente parlato (cliccate qui per leggere l’articolo) dove si denunciava un ritardo nel pagamento degli stipendi a conferma della situazione finanziaria in perdita che attraversa da tempo l’azienda.

Ritorna lo spettro di un possibile “default” per l’Amat, l’azienda partecipata del Comune che già da tempo naviga in brutte acque, finanziariamente s’intende. Proprio quasi un anno fa ne avevano parlato (clicca qui per leggere) perchè il presidente dell’epoca, Antonio Gristina, aveva inviato una lettera ai dipendenti Amat per dire che soldi per gli stipendi non ce ne erano. Questa volta, però, la gatta da pelare tocca al nuovo presidente Michele Cimino. A denunciare il fatto è la consigliera comunale a Sala delle Lapidi dell’Udc, Sabrina Figuccia che attacca il sindaco di Palermo Orlando.

“Un primo maggio amaro per i dipendenti dell’Amat – afferma la Figuccia – che invece di onorare la Festa dei Lavoratori hanno dovuto stringere la cinghia, rimanendo con i conti in rosso, non si sa ancora fino a quando. La mancata erogazione degli stipendi, mai accaduta con il nuovo management, torna tristemente alla ribalta e se a questo si aggiunge il nuovo piano triennale, le preoccupazioni crescono. In questi giorni è infatti stato ufficialmente trasmesso il piano di risanamento 2019/21″.

“Un piano – continua l’esponente dell’Udc – molto dettagliato che riporta al suo interno dati allarmanti che potrebbero addirittura minare la continuità aziendale mettendo a rischio i livelli occupazionali, come messo nero su bianco sul piano in questione. L’azienda lo dichiara espressamente, occorrono nuovi capitali, altrimenti a farne le spese saranno come sempre i lavoratori, con quelli che vengono definiti dalla stessa azienda ‘provvedimenti difficili e impopolari’. Si andrebbe dalla riduzione del costo del lavoro, alla seria difficoltà di ‘mantenimento dell’attuale organico aziendale’.

“In parole semplici – conclude la consigliera comunale – si passerebbe dal taglio dei salari ai licenziamenti se il Comune di Palermo non aprirà le casse che, al momento, sono decisamente asfittiche, forse a cause dei troppi sprechi e delle eccessive scelte sbagliate compiute finora dall’eterno sindaco Orlando”.

Adesso la passa più che a Orlando passa a Cimino che dovrà convincere il sindaco ad aprire i cordoni della borsa per evitare che la situazione possa degenerare in una Palermo dove la “lista” di problemi è infinita. Primo tra tutti quello della Rap che, in materia di differenziata come abbiamo più volte scritto (clicca qui per leggere), non brilla per efficienza. I dati parlano chiaro. Non resta, dunque, che aspettare sperando che i tempi non siamo biblici e che ai lavoratori dell’Amat possano essere erogati al più presto gli stipendi.

La replica del presidente dell’Amat Michele Cimino:

Il presidente dell’Amat Michele Cimino

“Soltanto un piccolo ritardo nei trasferimenti delle risorse finanziarie nelle casse dell’Amat, in concomitanza del lungo ponte pasquale, ha fatto slittare il pagamento degli stipendi a domani, 3 maggio. Nessuna volontà di ‘non onorare la Festa dei lavoratori’, come erroneamente scrive in una nota  la consigliera Figuccia, perché l’azienda e l’amministratore unico tengono ai lavoratori. Noi andiamo avanti grazie all’impegno quotidiano e serio di tutti i dipendenti dell’Amat, che potranno solo aumentare e non diminuire. Il Piano di risanamento serve a rilanciare e riorganizzare l’azienda, ed è un elemento necessario per scongiurare una crisi”.

Un’altra grana all’indirizzo dell’assessore Giusto Catania ma questa volta in tema di ambiente. A porre la questione il deputato nazionale Adriano Varrica, quello regionale Giampiero Trizzino e il consigliere comunale di Palermo, Antonino Randazzo tutti esponenti del M5S che, in una lettera, hanno chiesto all’assessore della giunta Orlando di “relazionare sulle risorse che il Comune avrebbe dovuto trasferire all’ex partecipata e ormai fallita Amia a titolo di gestione post mortem delle vasche di Bellolampo, come previsto dalla normativa vigente”.

“Dove sono finiti – si legge nella lettera – i circa 70 milioni di euro che il Comune di Palermo avrebbe dovuto accantonare ai sensi della normativa vigente per la gestione post mortem delle vasche di Bellolampo? È una cifra enorme che la curatela fallimentare dell’Amia sostiene non essere mai stata trasferita alla partecipata. Il Comune la smetta di fare orecchie da mercante e di temporeggiare. Risolva piuttosto i problemi che ha creato nel settore rifiuti”.

E, infine, nel documento i pentastellati chiedono che il “Comune individui soluzioni concrete per risolvere la vicenda entro i termini della prossima conferenza dei servizi, al fine di tutelare la salute e l’ambiente dei cittadini palermitani”.

E sulla Rap anche l’allora capogruppo pentastellato in consiglio comunale Ugo Forello aveva attaccato il primo cittadino parlando addirittura di fallimento dell’azienda (clicca qui per leggere l’articolo). Così come la consigliera comunale del M5S, Concetta Amella, (oggi capogruppo) che aveva lanciato l’allarme, spingendosi addirittura a chiedere le dimissioni del Sindaco. Una situazione che certamente non è nuova negli ambienti di Palazzo delle Aquile e che già nel 2015 lo stesso presidente di quel tempo della Rap, Sergio Marino, aveva “denunciato” scaricando le responsabilità sugli operatori dell’ex Amia (clicca per leggere qui l’articolo). Insomma uno scaricabarile che speriamo oggi non debba ripetersi ma soprattutto una domanda, quella sui 70 milioni “spariti”, a cui siamo certi l’assessore Catania saprà rispondere.

Sembra proprio che il dibattito sulla realizzazione delle nuove linee del tram di Palermo ponga di fatto in essere una nuova disciplina atletica: quella del “rimpallo sincronizzato”. Pensare, infatti, che la priorità della città sia solo e soltanto la posa di qualche linea in più qualche perplessità la desta. Una riflessione che vale per tutto l’arco istituzionale. Intendo maggioranza, opposizione e amministrazione attiva. Ma veniamo ai fatti.

Oggi l’assessore alla Mobilità di Palermo, Giusto Catania ha inviato parole di fuoco ai pentastellati su un tema, quello del Tram, per lui un vero e proprio “mantra”. E anche nelle scorse settimane non si era fatta attendere la reazione del gruppo consiliare “Sinistra Comune” a Sala delle Lapidi (leggete cliccando qui).

“E’ evidente – afferma Catania – che alcuni consiglieri e deputati del Movimento Cinque Stelle stanno cercando in tutti i modi di impedire che Palermo possa avere un’opera strategica per rendere più sostenibile la
mobilità urbana e per migliorarne la vivibilità, confermando di essere nemici della città e della sua vocazione ecologica”.

E aggiunge che gli “argomenti utilizzati per raggiungere questo obiettivo sono ormai noti e ampiamente smentiti, ma evidentemente ripetere in modo ossessivo le bugie rappresenta un modo per costruire le proprie
verità. Il Genio Civile si è già espresso positivamente sulle linee del tram e il progetto definitivo deve essere approvato dal consiglio superiore dei lavori pubblici. Successivamente sarà sottoposto alle verifiche ambientali, così come prevede la legge”.

E anche il primo cittadino era intervenuto pubblicamente alla fine di marzo, parlando di coloro che erano contrari a nuove linee di tram come a dei “nemici del cambiamento che devono rassegnarsi perchè noi non intendiamo arretrare”. Ne avevamo parlato su BloggandoSicilia (cliccare qui per leggere l’articolo).

Ma Catania non si ferma qui e nella nota parla di “corretta procedura seguita per il tram che è stata spiegata più volte ma evidentemente non c’è peggior sordo di chi non vuole ascoltare”.
E parla addirittura “di argomenti già usati dai ricorrenti al Tar”, riferendosi ai comitati civici che avevano presentato il ricorso contro il Comune. “Evidentemente siamo davanti ad un unico ispiratore che non ha
concesso la sospensiva e ha scritto testualmente che il progetto è incontestabilmente incluso nel programma triennnale delle opere pubbliche 2016/2018 e nel programma triennale 2017/2019″. Per concludere affermando che “la città sta vivendo un importante momento di partecipazione, in vista della definizione del Piano Urbano della mobilità sostenibile, e attraverso questa fase di confronto sta emergendo, con forza, la volontà dei palermitani di ampliare la rete tranviaria e di render più capillare il trasporto su ferro nella nostra città”.

Senza voler entrare nel merito della necessità o meno dell’opera, quello che pone qualche “dubbio amletico” è la cosiddetta “volontà dei palermitani”. Su quest’ultimo aspetto in sincerità l’arcano è d’obbligo. A meno che l’assessore non abbia avuto, da parte di ciascun cittadino, magari anche tramite chiamata telefonica, il gradimento a queste tanto famigerate nuove linee del tram. Certo è che chiamare quasi 700 mila palermitani non appare cosa semplice. Se ci è riuscito, tanto di “chapeau”. Altrimenti gli consigliamo magari di “indire” un “referendum”. Saremo qui per pubblicare i risultati.



Le nuove linee del Tram di Palermo si faranno. Almeno da quello che si legge nella sentenza del Tar (tribunale amministrativo regionale per la Sicilia) che di fatto ha rigettato la richiesta di sospensione dell’efficacia della deliberazione del consiglio comunale del novembre 2018, in poche parole quella relativa alla realizzazione del progetto che riguarda le nuove linee tranviare a Palermo. Il ricorso era stato presentato dall’associazione dei comitati civici.

E non si è fatta attendere la reazione del gruppo consiliare “Sinistra Comune” a Sala delle Lapidi. “Il Movimento 5 Stelle – dicono i consiglieri di SC ha raccontato in questi mesi che sono stati approvati e prodotti atti illegittimi e che qualcuno vuole mettere le mani sulla città, devastandola e deturpandola. Ieri, in consiglio comunale, si è persino tentato di fare passare un ordine del giorno su paventate illegittimità e danni irreparabili relativi all’atto approvato dall’aula sul sistema Tram Palermo”.

“L’ultima parola l’ha detta il Tar che smonta la narrazione dei cinquestelle e non intravede neanche la ragione del ricorso di sospensione proposto. Dopo la decisione di un organo terzo rispetto alle scelte politiche di Palermo, possiamo proseguire nel disegnare una città a dimensione di cittadini e cittadine. Ripensare la mobilità inciderà sulla dimensione della qualità della vita che, con le nuove linee tranviarie della città di Palermo, ridurrà il traffico veicolare e lo smog. Il tram, sostenibile, veloce e puntuale è il futuro di una città che va al passo coi tempi”.

E poi si rivolgono all’assessore alla Mobilità, Giusto Catania, che prima indossava le vesti di capogruppo di Sinistra Comune, al quale chiedono di “proseguire sul percorso tracciato e di avviare interlocuzioni con le cittadine ed i cittadini per spiegare qual è il modello di sviluppo che stiamo portando avanti e raccogliere idee e propositi per la trasformazione della città”.

E nel dibattito è anche intervenuto il sindaco di Palermo, Leoluca Orlando:“Questo progetto cambierà la mobilità, quindi la vivibilità complessiva e l’organizzazione della città per una nuova città sostenibile dal punto di vista ambientale ed efficiente per i cittadini. I nemici del cambiamento si rassegnino perché sul Tram non intendiamo arretrare. Proseguiamo quindi il lavoro per rinforzare il sistema tranviario per poterlo sempre più estendere alle periferie della città”.

E conclude dicendo che l’ordinanza del TAR “conferma oggi la sostanziale bontà del lavoro fatto dall’amministrazione comunale, dalla giunta e dagli uffici nel predisporre tutto quanto necessario per questo importante progetto. Allo stesso tempo conferma la bontà dell’operato del consiglio comunale, che fino a ieri sera si è espresso per proseguire su questa strada”.

In tutto questo, senza voler fare i populisti o citando il detto che spesso viene affibbiato a chi non la pensa in modo diverso, tanto per capirci: i “nemici della contentezza“, crediamo che di tutto Palermo ha bisogno tranne che di nuove linee di tram (questa la nostra umile e forse saggia convinzione). E se poi l’attuale servizio che soffre, senza possibilità di smentita, della crisi oggettiva e conclamata dell’azienda che se ne occupa e cioè l’Amat, una riflessione profonda andrebbe fatta perchè il 2022 non è poi così tanto vicino a meno di “novità politiche” che, nei prossimi mesi potrebbero, prendere forma.

La replica del gruppo consiliare del M5S di Palermo

Il gruppo consiliare di Palermo del M5S

“I palermitani pagano caro i debiti accumulati dal tram che costano più di 12 milioni di euro all’anno. Questo l’amministrazione Orlando non lo dice, perché non fa certamente comodo ricordare agli elettori che con la ZTL si sono inventati un bancomat per spillare soldi ai cittadini piuttosto che per tutelare l’ambiente. Oggi il Sindaco del PD e la sua giunta vogliono fare passare il messaggio sbagliato che il M5S sia contro il tram e contro la mobilità. Niente di più falso. Il Movimento non è contro il tram, ma è contro i progetti tram fatti male, contro le anomalie, contro gli sprechi di denaro pubblico e contro la tassazione smisurata che i palermitani sono costretti a subire per colpa di chi gestisce questa città da anni. C’è anche un’altra fake news del PD che va chiarita: sul ricorso al TAR avanzato da un gruppo di cittadini e comitati civici, i giudici si sono pronunciati su una richiesta di sospensiva, ma non sono entrati nel merito. Il sindaco Orlando e l’assessore Catania stanno facendo solo propaganda, ma ormai le loro bugie possono essere facilmente svelate. I giudici amministrativi, infatti, hanno rimandato la questione al giudizio di merito. Il M5S torna a ribadire che si pretende che l’iter per il tram venga portato avanti secondo quello che prevedono le normative e non secondo le tesi personali di qualcuno”.

Parole durissime quelle del neo capogruppo grillino al consiglio comunale di Palermo, Concetta Amella, che dà del rimpasto della Giunta, fatto dal sindaco Orlando, “un’ulteriore perdita di tempo e fallimentare”.

“L’operazione di Orlando serve solo a prolungare un’agonia politica che va avanti ormai da anni il cui epilogo è già scritto. Il Sindaco ha ovviamente difficoltà ad amministrare perché alle elezioni ha preso il consenso solo grazie ad un’accozzaglia di partiti di estrazione diversa e travestiti da falso civismo”.

E continua parlando della “cattiva gestione della cosa pubblica cittadina con riferimento al bilancio, alle partecipate, ai servizi, con i cittadini a pagarne le conseguenze in termini di tasse e servizi scadenti”.

“Il rimpasto – conclude l’esponente grillina – propone nuove facce, nuovi nomi, ma vecchie logiche. Un rimpasto fatto per sedare gli appetiti di una maggioranza ingorda, per serrare i ranghi di una maggioranza che compatta non è mai stata. Per questo siamo convinti che non ci sarà nessun rilancio dei servizi, della qualità della vita in città e delle partecipate. Non può esserci cambiamento con un sindaco come Leoluca Orlando”.

E vedremo, a questo punto, se davvero in consiglio comunale Orlando potrà contare ancora di una maggioranza trasversale o se l’eventuale mancato soccorso della minoranza potrà davvero metterlo in difficoltà per gli atti deliberativi che dovranno essere affrontati in aula e approvati. Noi di BloggandoSicilia avevamo fatto un’analisi politica su questo aspetto che vale la pena di rileggere se volete. Cliccate qui.

Non si ferma il muro contro muro tra il sindaco Orlando e il ministro dell’Interno Salvini. Il primo cittadino di Palermo ancora una volta si oppone alle disposizioni, contenute nel decreto sicurezza, che non permetterebbero ad un Comune di iscrivere all’anagrafe gli stranieri in possesso di un permesso di soggiorno.

Questo pomeriggio Orlando ha firmato, invece, nuovi provvedimenti anagrafici con i quali autorizza la Polizia Municipale alla prosecuzione dell’iter di iscrizione anagrafica richiesta da alcuni cittadini stranieri presenti a Palermo. Salgono così complessivamente a 60 i provvedimenti di questo tipo firmati dal Sindaco nelle ultime settimane.

Una sfida con tanto di “sciabola” bianca contro Salvini che su questo tema è impegnato da mesi a costruire una vera e propria macchina di consenso elettorale.

Ma Orlando pone il problema della questione definendo il quadro complessivo come di “evidente difficoltà interpretativa, a seguito del conflitto fra norme tutt’ora in vigore”.

“Nel testo del provvedimento – aggiunge Orlando – si legge, infatti, che ‘se le iscrizioni e variazioni anagrafiche dello straniero regolarmente soggiornante sono effettuate alle medesime condizioni dei cittadini italiani, se la dimora dello straniero si considera abituale raggiunti i tre mesi di ospitalità in un centro di accoglienza, se la dimora abituale è fondamento della residenza e se, infine, è fatto obbligo ad ognuno di chiedere la iscrizione nell’anagrafe del Comune di dimora abituale, ne deriva che tale iscrizione risulterebbe doveroso sia chiederla che ottenerla (ove non esistano altri elementi ostativi a seguito delle verifiche di legge), anche utilizzando documenti differenti da quello del permesso di soggiorno, ma ugualmente idonei ad attestare la regolarità del soggiorno medesimo per le finalità anagrafiche’.

Inoltre, secondo Orlando, il Sindaco è obbligato dalla legge a “soppesare in modo ponderato gli interessi pubblici e privati emergenti, essendo per altro il rispetto e la garanzia di questi ultimi una parte essenziale della costruzione di condizioni di legalità e sicurezza per la comunità locale”.

Quindi alla luce di questa forzatura da parte di Orlando non si farà attendere la reazione di Salvini che nei mesi scorsi (noi di Bloggandosicilia ne avevamo ampiamente parlato), aveva replicato ad alcuni suoi attacchi sulla stampa. In fondo al 26 maggio manca poco e le europee saranno decisive per i futuri equilibri politici.

Ad alzare il tiro contro il primo cittadino, dopo l’attacco frontale del M5s che aveva chiesto nuovamente le dimissioni del sindaco Orlando, in seguito alla bocciatura dei revisori dei conti del Comune del bilancio 2017, questa volta non è l’opposizione, ma Giusto Catania di Sinistra Comune.

Dunque, “fuoco amico” contro il primo cittadino che continua ad essere accerchiato. Il capogruppo di Sinistra Comune, parla di “campanello d’allarme da non sottovalutare per un testo molto articolato che necessita di un approfondimento nel merito. E’ necessario un vertice di maggioranza perchè non possiamo fare finta di niente”.

E va giù pesante affermando che “sarebbe ipocrita non evidenziare che la relazione presenta diverse criticità che meritano una riflessione politica complessiva sullo stato di salute e sulla capacità progettuale del Comune di Palermo”.

Né più e né meno un dichiarazione di guerra, più che un consiglio, che prelude ad un’anticipazione di campagna elettorale, sebbene la scadenza naturale del Sindaco, parliamo del 2022, sia ancora lontana. Anche se tra i boatos si parla di una candidatura di Orlando alle europee come via di fuga. Ne avevamo parlato proprio su BloggandoSicilia con questo articolo che potete leggere cliccando qui.

E continua ancora Catania: “Serve un colpo di reni e il parere negativo dei revisori dei conti può essere uno spunto per rimettersi in cammino e per rendere irreversibili gli elementi di trasformazione della città che, purtroppo, nell’ultimo anno sembrano scomparsi dall’orizzonte.”

“Chiedo una riunione improcrastinabile tra il sindaco Leoluca Orlando e la sua maggioranza per analizzare, fino in fondo, le difficoltà dell’attuale fase politico-amministrativa e per elaborare le necessarie soluzioni per ridare slancio ad una esperienza che rischia di impantanarsi”. 

Quindi una bocciatura in toto dell’amministrazione comunale questa volta non dall’opposizione, ma da quel pezzo di maggioranza che, sebbene non sia parte attiva della giunta, ha sostenuto il professore nella campagna delle comunali del 2017. La presa di distanza è un segnale fin troppo chiaro, nel tentativo di smarcarsi dall’attuale gestione di Palazzo delle Aquile, tentando di ritornare sulla scena politica cittadina dove soffia il vento giallo-verde.

Reazioni.

Dichiarazione di Barbara Evola (Presidente Commissione bilancio).
“Il parere dei revisori dei conti è giunto ieri pomeriggio, la Commissione Bilancio analizzerà con grande scrupolo il testo e convocherà per il prossimo mercoledì l’assessore al bilancio, Antonio Gentile, e il ragione generale Bohuslav Basile. Non possiamo perdere tempo, incombe lo spettro del commissariamento ed è necessario che siano esplicitate i tempi delle misure correttive da adottare per superare le numerose criticità rilevate dai revisori dei conti.
La Commissione bilancio farà la sua parte, come sempre, ma occorre che siano chiare le strategie da attuare per mettere in sicurezza la città e i suoi investimenti futuri.”

 

 

 

“Alla fine il sindaco Orlando è stato costretto dalla magistratura a fare quello che lui non è stato in grado di fare come amministratore della città: Sgombrare il campo nomadi per dare dignità ai rom, ma per dare anche tranquillità a tutti i cittadini che vivono in quella zona”. E’ il consigliere comunale Igor Gelarda, new entry della Lega, a Sala delle Lapidi, ad intervenire sulla vicenda dello sgombero del campo Rom della Favorita.

“Si parla di un progetto PON e di un affidamento, anche in deroga, di beni confiscati alla mafia – aggiunge Gelarda – per risistemare le famiglie rom che usciranno dal campo. Tutto questo sarebbe positivo se non fosse che ci sono anche migliaia di cittadini palermitani, che speriamo abbiano gli stessi diritti dei rom, che vivono in situazione di povertà e di emergenza abitativa. Allora va bene l’accompagnamento passo per passo per rendere autonome queste famiglie, ma che non si facciano cose che pongano gli altri cittadini palermitani in secondo piano”.

Infine, l’esponente leghista ha sottolineato che “l’utilizzo dei beni confiscati alla mafia deve riguardare tutti coloro che hanno emergenze abitative, e deve comportare una graduatoria giusta e che non metta in secondo piano coloro che non provengono dal campo. Nei prossimi giorni, con una interrogazione consiliare, chiederò se anche per i palermitani, che vivono il problema dell’emergenza abitativa, sia stata mai fatta un’ordinanza così perentoria e così precisa”.

Continua “l’agonia” del consiglio comunale di Palermo che si è consumata, questa mattina, con la minoranza, che ha deciso di abbandonare l’aula per protesta. Il contendere è stato il Prg (piano regolatore della città) che doveva essere discusso da Sala delle Lapidi e per il quale era prevista la presenza dell’assessore Emilio Arcuri che, invece, ha dato “buca” sollevando l’ira dell’opposizione.

E’ stato lo stesso presidente del consiglio comunale, Totò Orlando ad annunciare che Arcuri non sarebbe potuto essere presente, ponendo una domanda al dirigente comunale presente in aula. Immediato l’intervento del consigliere Mimmo Russo (gruppo misto) che ha chiesto una pregiudiziale sull’atto reputando che l’Aula “senza la presenza dell’assessore non può affrontare la discussione della delibera”. Ed è andato giù duro anche Fabrizio Ferrandelli (capo dell’opposizione), che ha parlato di come “sia inaccettabile ancora una volta essere presenti in aula e riscontrare l’assenza dell’amministrazione attiva. Noi siamo stati la scorsa settimana, responsabilmente presenti, consentendo la discussione e l’approvazione dei debiti fuori bilancio, malgrado l’assenza dei colleghi della maggioranza. Io chiedo un gesto conseguenziale e cioè quello di abbandonare l’aula. Ritorneremo soltanto quando sarà presente l’assessore”.

E, infine, il capogruppo di Sinistra Comune, Giusto Catania, che in qualche modo ha dato ragione alla minoranza, con i dovuti distinguo: “Mi associo al fatto che non sia giusto, non sia corretto e neanche dignitoso, per i lavori d’aula, che l’assessore Arcuri non si sia presentato. E questo è un fatto politico. Io penso, malgrado la ragione che possa aver motivato la sua assenza che, comunque, ciò non sia utile per il prosieguo dei lavori. E dal punto di vista politico lo reputo un errore. E chiedo che tutto il consiglio comunale, nella sua interezza, tramite il presidente del consiglio comunale, ponga le nostre rimostranze all’assessore. Ma credo, anche, che non sia utile disperdere questa giornata di lavoro del consiglio comunale.

Quindi una situazione che vede l’impasse di un consiglio comunale che, nella sostanza, vive una fortissima “crisi” dei meccanismi che regolano i rapporti tra due organi: quello di controllo e quello dell’amministrazione attiva. Sarà soltanto un fatto politico, strettamente connesso ad una delibera così complessa come quella del Prg? Oppure si tratta di un vero e proprio terremoto degli equilibri delle forze d’aula che, a breve, potrebbe mettere in seria difficoltà l’amministrazione Orlando? Oggi, intanto, anche la maggioranza non è riuscita a tenere banco e il presidente Orlando è stato costretto alla conta del numero legale, con l’esito scontato della chiusura dei lavori.