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Tra presunte mozioni di sfiducia e dichiarazioni che descrivono il Comune di Palermo, come un ente ormai prossimo al fallimento, le forze politiche, soprattutto quelle di minoranza, sedute sugli scranni di Sala delle Lapidi, hanno “forse” dimenticato che basterebbe un gesto semplice: le dimissioni in massa per mandare tutti a casa. Ma il culto della seggiola è sempre là, che bussa alle proprie tasche, e fa sì che la razionalità abbia sempre il sopravvento sull’incoscienza.

Sì, perchè a volte bisognerebbe avere più coraggio delle parole. Tante parole, troppe parole, seppure legittimate dall’evidenza dei fatti. Che Palazzo delle Aquile attraversi un tunnel quasi privo di luce è un fatto inopinabile. E’ inutile ripetere e ripetersi. Su queste pagine abbiamo scritto della gravissima crisi finanziaria che attraversa: dalle aziende partecipate al fallimento ai rilievi del Mef; dalla relazione della Corte dei Conti ai tanti buchi neri, non ultimo quello dei 35 milioni che i vigili urbani ancora aspettano di vedere per i servizi svolti per strada.

Ma non è più sopportabile questo continuo stillicidio, seppure nell’esercizio democratico del ruolo che si ha quando si fa opposizione. In fondo in politica piaccia o non piaccia a vincere sono sempre i numeri. Quindi cari consiglieri se volete davvero compiere un gesto “politicamente nobile”, non pensate più a presentare mozioni in cui sareste sonoramente battuti, o a fare sermoni che sono il solito refrain stonato, ma dimettetevi in massa, se ne avete il coraggio di cui sopra.

Sappiamo bene che questo non accadrà mai, perchè staccare la spina, avendo ancora quattro anni di ossigeno, è come un delitto al quale trovare un alibi sarebbe impossibile. Noi, comunque, rimaniamo fiduciosi che il miracolo possa avvenire, ma almeno fatelo dopo il Festino perchè la “Santuzza” ha altre cose a cui pensare.

 

 

Ieri, Leoluca Orlando aveva attaccato Matteo Salvini definendolo “ossessionato” dai migranti: “Con la circolare inviata a tutte le Prefetture aveva detto il primo cittadino di Palermo  – appare sempre più chiaro il disegno dell’attuale ministro dell’Interno, che non soltanto è sempre più ossessionato, a livelli patologici, dall’idea che l’Italia sia una realtà interculturale, ma sempre più chiaramente appare indirizzato a tollerare se non addirittura ad agevolare nei fatti le cosche, la criminalità e quanti, nella presenza di cittadini migranti non regolari, vedono un’opportunità di arricchimento illecito”.

Il documento fatto  recapitare ai Prefetti e ai presidenti delle Commissioni riguarda il riconoscimento della protezione internazionale. Salvini, nella qualità di ministro dell’Interno ha chiesto, infatti, una velocizzazione nell’esame delle istanze e una stretta sulla concessione del permesso di soggiorno per motivi umanitari.  Da qui la polemica è servita. E oggi la pronta risposta di Matteo Salvini che su twitter ha scritto di voler “querelare il sindaco di Palermo”.

E non si è fatta attendere la replica di Orlando che sul social network ha detto: “Attendo la querela. Sarà un’occasione perché un giudice penale valuti la mia denuncia”. 

 

Sembra essere davvero una situazione “border line”, quella che vedrebbe l’Amat ad un passo dal fallimento. E dopo la denuncia di alcuni esponenti della minoranza in consiglio comunale, questa volta ad intervenire è Fabrizio Ferrandelli, leader dell’opposizione  a Palazzo delle Aquile.

“In una nota giunta stamattina all’Amat, si certifica una crisi strutturale irreversibile. Infatti dice Ferrandelliil settore delle società partecipate del Comune ha diffidato e messo in mora per 18.694.109 di euro l’azienda di trasporto pubblico della città, aggiungendo ai 6,4 mln di perdita dell’esercizio 2017 e alla vicenda ancora in ballo sui crediti e la perdita di 9 mln sul tram”.

Il messaggio è chiaro. L’ex candidato alla poltrona di primo cittadino, che sfidò un anno fa Orlando alle comunali del 2017, le manda a dire al suo avversario senza se e senza ma, come avevamo già ampiamente scritto sulle pagine di BloggadoSicilia. 

Secondo Ferrandelli “il rischio fallimento è sempre più reale, in quanto queste somme sono state già erogate e la società, per restituirle, dovrebbe averne disponibilità tra la liquidità. Cosa che dalle nostre evidenze non c’è. La situazione è peggiore di quanto da noi denunciato. Il presidente di Amat si è dimesso, l’azienda è al centro di una spartizione politica e non di un dibattito circa il risanamento ed il Sindaco favoleggia di altre linee del tram da realizzare”.

Infine, Ferrandelli ha chiesto la convocazione urgente del consiglio comunale e ribadito che “l‘amministrazione deve venire in aula per un confronto aperto e chiaro sul futuro dell’azienda. Siamo indignati che il nostro richiamo alle responsabilità, nel corso di questi mesi, non soltanto non sia stato ascoltato, ma perfino minimizzato”.

E intanto si aspetta la nomina del nuovo presidente dell’azienda, dopo le dimissioni di Antonio Gristina, che dovrà tentare di individuare quelle soluzioni che possano far sopravvivere un malato che sembra essere, purtroppo, in fase terminale.

Un assist al sindaco Orlando, quello del gruppo consiliare “Sinistra Comune” di Palermo, con il quale “si esprime soddisfazione per la decisione del primo cittadino di aprire una nuova fase politica per la città,  operando scelte  in modo collegiale e con il coinvolgimento delle forze politiche che lo hanno sostenuto”.
Un chiaro messaggio che, oltre alla condivisione politica sul metodo, ha come obiettivo reale, quello di  sollecitare Orlando per ottenere un ruolo all’interno dell’amministrazione comunale da parte di  Sinistra Comune. Tanto per capirci un posto nella giunta Orlando. Una strategia che, nell’imminente (almeno sembra così) operazione di rimpasto della giunta comunale, vede in pole position Giusto Catania, capogruppo consiliare di Sinistra Comune ed ex assessore alla mobilità di Orlando.
“Siamo certi – dicono i consiglieri consiliari di SC – che ciò avverrà allo scopo di rimettere al centro progettualità per trasformare Palermo. Questo metodo di lavoro dovrà essere valido non solo per il rinnovo dei vertici delle aziende  partecipate, ma anche per la nuova composizione  della giunta“. E proprio su BloggandoSicilia avevamo parlato delle mosse politiche del gruppo consiliare SC, che di fatto aveva rivendicato uno spazio nell’amministrazione attiva del Sindaco.
“Come ribadito, anche, nel corso dell’assemblea pubblica organizzata a maggio continua la notaquesto è un passaggio di fondamentale importanza e va consumato nel più breve tempo possibile. La visione della città e le sue esigenze hanno ben poco a che vedere con la spartizione di poltrone da ‘manuale Cencelli’ che qualcuno vorrebbe pretestuosamente intravedere”. 
E, infine, l’appello al Sindaco: “Confidiamo nella autonomia del primo cittadino e nella sua capacità di guidare la nuova fase  politica. Siamo sicuri che tutte le scelte saranno corrispondenti ai reali bisogni della città e risponderanno a criteri di autorevolezza professionale e ad indubbie qualità politiche”.
Adesso non resta che aspettare, oltre alle nomine dei presidenti delle partecipate, la lista degli assessori e vedere se questo lavoro di “pragmatismo politico” e di lenta cottura, avrà sortito gli esiti aspettati o innescherà altre micce per un’amministrazione che di problemi da risolvere ne ha fin troppi.

Una lettera ai dipendenti Amat per dire che soldi per gli stipendi non ce ne sono. L’ha inviata l’ex presidente dell’azienda di via Roccazzo, Antonio Gristina. Dunque, per la fine del mese i lavoratori non potranno ricevere lo stipendio, e nella missiva si legge chiaramente che “in attesa dell’erogazione delle somme, è necessario assicurare il regolare svolgimento di tutte le attività aziendali”. Come dire: l’ordine è lavorare gratis!

E su questa vicenda interviene la consigliera comunale Sabrina Figuccia (Udc): “Mentre i palermitani sono costretti alle fermate ad attese eterne sotto il caldo prima di poter prendere il bus, il sindaco Orlando cosa fa? Gioca con le figurine dei candidati a presidenti con l’unico scopo di accontentare un pò i partiti di “destra” e un pò quelli di sinistra, per cercare di tenere a galla la sua maggioranza”. 

“La sensazione – continua la Figuccia – è quella che prima di competenza e professionalità vengono sempre fedeltà e appartenenza ad una parte politica e a farne le spese sono però sempre cittadini e lavoratori. Insomma, a Palazzo delle Aquile va in scena la solita divisione delle poltrone, mentre quasi tutte le aziende comunali sono piene di debiti e i palermitani costretti a fare i conti con servizi inefficienti di una delle principali città europee”.

Una situazione  sempre più complicata, quella delle aziende, sia a livello politico che di tenuta finanziaria, anche se il sindaco Orlando, ne  abbiamo parlato su BloggandoSicilia, aveva rassicurato in consiglio comunale, parlando di “conti messi in sicurezza”. 

Adesso però la patata bollente passerà al nuovo presidente dell’Amat, essendo ormai Gristina un dimissionario, che dai giochi ad incastro dovrebbe essere in quota “Sicilia Futura” e più precisamente al nome di Domenico Macchiarella, ex consigliere di circoscrizione e vicinissimo al deputato regionale Edy Tamajo. Quindi non resta che aspettare questa new entry e sperare, nell’attesa, che i soldi per gli stipendi non siano come le lettere ordinarie: talvolta mai pervenute.

E’ caos sul versante stabilizzazione dei dipendenti comunali a tempo determinato e dei precari in servizio al Comune di Palermo. A denunciare lo stallo è la consigliera comunale dell’Udc, Sabrina Figuccia, che parla anche del caso delle indennità  corrisposte negli ultimi anni e che, adesso, l’Amministrazione vorrebbe restituite e quelle dovute ai vigili urbani non riconosciute negli ultimi anni. 

Di ciò si doveva discutere durante la conferenza dei capigruppo, alla quale erano stati invitati anche l’assessore al Bilancio, Antonino Gentile e il ragioniere generale, Paolo Basile, che hanno “dato forfait senza uno straccio di giustificazione – aggiunge la Figuccia -. L’unico rappresentante dell’Amministrazione presente era l’assessore al Personale, Gaspare Nicotri che, per sua stessa ammissione, viaggia da solo e a fari spenti, lasciando nell’incertezza, ma soprattutto nel panico, centinaia di dipendenti comunali, che non hanno sanno cosa sarà del proprio futuro, messo in discussione dal più recente orientamento della Ragioneria generale dello Stato”.

“Gentile e Basile continuano a snobbare il consiglio comunale. L’ennesima occasione persa per colpa di chi dovrebbe fare salti mortali per assicurare centinaia di famiglie palermitane, ma soprattutto garantire servizi essenziali a tutti i palermitani, come quelli svolti dai vigili urbani, dagli operatori scolastici o da chi lavora negli impianti sportivi”.

E alla fine la stoccata contro il sindaco Orlando che, a dire della consigliera Udc, “preferisce partecipare all’ennesima passerella all’estero, invece di garantire i servizi a tutta la città, alle prese con mille croniche emergenze”.

 

Diventa sempre più profonda la spaccatura all’interno del gruppo consiliare del M5S, a Palazzo delle Aquile. Il consigliere Igor Gelarda, con un post su Fb, parla di “parole imbarazzanti del capogruppo, Ugo Forello, che oggi in una dichiarazione sta “cercando di dettare la linea politica al nostro leader regionale Giancarlo Cancelleri”. Il riferimento è alla dichiarazione di Forello, sempre su facebook in cui lancia un appello allo stesso Cancelleri in tema di porti chiusi:  “Caro Giancarlo, non cadere anche tu nel tranello leghista. Il fatto che l’Italia abbia dimostrato di essere capace di grande accoglienza, non legittima oggi a divenire insensibili o spietati con i migranti che si trovano ‘sequestrati’ in mezzo al Mare Mediterraneo”. 

“In realtà continua Gelardasembra che Forello si voglia direttamente sostituire a Di Maio, A Palermo alcuni tra i miei colleghi che si richiamano alla cosiddetta ‘Sinistra’, prima in modo informale e adesso sempre più palesemente, contestano la linea politica nazionale che trova la sua sintesi in Luigi Di Maio”.

“Ricordo che, a fine campagna elettorale delle comunali il candidato sindaco Forello, fu contestato dall’assemblea di attivisti, delusi da molti atteggiamenti del nostro candidato sindaco. A quelle contestazioni, purtroppo, non seguì un momento di confronto ulteriore, semplicemente non furono più convocate riunioni cittadine. E quello che è accaduto, negli ultimi mesi, è il frutto di un mancato coinvolgimento della base”.

“Credo che la misura sia colma e come ho già detto, chi non ha in animo di stare nel Movimento cinquestelle, può tranquillamente e liberamente andare nel PD. Non ne sentiremo particolare mancanza. Con questo comportamento – conclude il post – il gruppo Forello si sta muovendo come i politici della vecchia politica, che ritengono di potere contraddire il volere degli elettori e del popolo. E cosi facendo si stanno di fatto ponendo al di fuori del movimento 5 stelle, lontani dal sogno di Gianroberto di una Italia governata dai cittadini, e sempre più vicini a quella politica che io ho sempre disprezzato, pronta a predicare bene e razzolare male e sui giornali”. Gelarda ha anche annunciato che, domani pomeriggio, si terrà un’assemblea cittadina alla quale “sono invitati a partecipare gli attivisti e  tutti coloro che hanno a cuore il M5S.

Si consuma, quindi, un ulteriore strappo tra i pentastellati comunali che, nelle scorse settimane, aveva già preso corpo, con l’esclusione dello stesso Gelarda sia dalle dichiarazioni ufficiali dei cinquestelle a Sala delle Lapidi, che dalle riunioni di gruppo. Adesso dovremo capire se questa battaglia finirà sui tavoli romani o rimarrà una “gatta da pelare” solo per i vertici regionali pentastellati, o sarà soltanto una “bolla di sapone”.

 

Con un lungo post su Fb la consigliera comunale pentastellata, a Sala delle Lapidi, Concetta Amella, è un fiume in piena contro il sindaco di Palermo, Leoluca Orlando, al quale pone una domanda amletica: “Palermo Capitale della Cultura o del fallimento pilotato?”.

In questi giorni il dibattito, in consiglio comunale, si è incentrato sulla gravissima situazione economica del Comune e, in particolare, sulle aziende partecipate, Amat, Rap e Amap di cui le prime due rischiano il tracollo finanziario e il conseguente fallimento. Ne abbiamo parlato più volte su queste pagine.

“Orlandoinvece, di cospargersi il capo di cenere per i suoi peccati – dice Amella – facendo un doveroso bagno di umiltà e chiedendo lo stato di pre-dissesto, accompagnando così la città delicatamente e senza traumi verso un dolce fallimento, preferisce fare come Sansone, incatenato al tempio con i filistei, e far crollare la città sotto il peso dei debiti”.

“Il Sindaco ha deciso di far stralciare dai bilanci delle partecipate, crediti per un totale di oltre 38 milioni di euro e, tutto questo, per evitare che l’intero sistema finanziario della città, quindi il Comune con tutte le altre partecipate, vada in default. Questo orientamento amministrativo ricorda le scelte irresponsabili e rocambolesche di molte società di fine anni ’90 del secolo scorso, primi anni di questo secolo, in cui per l’appunto grandi aziende ne creavano di più piccole nelle quali inserire elementi poco produttivi e riversare i propri debiti, per far sì che queste ultime fallissero e le società-madre potessero salvarsi”.

“Con questa mossa – continua la grillina – il Sindaco non fa altro che postdatare una situazione già grave, rendendola ancora più grave, in quanto lo stralcio dei crediti delle partecipate espone queste ultime all’assalto dei creditori. Non si dimentichi che per creare Rap dal fallimento AMIA sono stati messi a garanzia i mezzi ed il 49 per cento delle azioni di AMG Energia, e che questa perdita di solidità di Rap può far sì che i creditori, temendo di avere una perdita più grave, inizino ad esigere i loro crediti nei confronti della società, chiedendo la vendita dei mezzi, con la conseguente impossibilità per l’azienda di effettuare la raccolta dei rifiuti con pesanti ricadute sanitarie sulla città”.

“Fino a quando il Consiglio Comunale e la maggioranza non comprenderanno che ormai si sta seguendo solo la vanità di un unico uomo (il quale, in un lontano passato, ha effettivamente portato una ventata di speranza e di novità nella nostra città, poi però completamente disattese) faremo quello che abbiamo fatto finora, cioè cammineremo tutti allegramente tenendoci per mano, cantando Kumbaya e godendo di Manifesta e Palermo capitale della Cultura, mentre ci dirigiamo ciecamente verso il baratro”.

E conclude paragonando Orlando a Luigi XV: “Di fatto, il professore, che il Sindaco lo sa fare, per una mera questione di orgoglio (infatti all’inizio della sua ultima sindacatura ha affermato che non ci sarebbe stato un successore della sua politica, una sorta di ‘dopo di noi il diluvio’ come un novello Luigi XV), preferisce buttare nel mare infestato dagli squali (i creditori), le partecipate ferite a morte e sanguinanti, sperando forse che poi, sazi, questi ultimi non si scaglino verso la città”.

Parole, dunque, di fuoco che però siamo certi non scalfiranno Orlando, forte di una solida maggioranza in consiglio comunale (soprattutto trasversale) che non ha alcuna intenzione di togliere le tende o in un’ipotesi, che si è già dimostrata solo una provocazione, di chiederne le dimissioni. Quindi, a meno di sorprese, la data di fine mandato rimane sempre quella: il 2022.  Ma resta di capire come Palermo possa arrivarci indenne. Tutto il resto, tranquilli, fa parte del “Truman show” della politica.

E sul ponte corleone tanto tuonò che piovve e in questo caso l’indignazione di tanti cittadini e la denuncia degli organi di stampa ha sortito qualche effetto. Il Comune fa un passo indietro per bocca del presidente del consiglio comunale, Totò Orlando, che in una nota ha parlato della “possibilità di svolgere i lavori di notte”. Noi di Bloggando, proprio oggi, avevamo lanciato la proposta di far svolgere i lavori in notturna.

“E’ possibile effettuare i lavori di notte e nei giorni festivi sul ponte corleone” – ha detto Orlando -. Pertanto alla luce dei pensanti disagi provocati dai cantieri ai cittadini mi aspetto che i responsabili prendano immediatamente i provvedimenti opportuni e chiedano scusa alla città e agli automobilisti”.

“Secondo quanto appurato da un approfondimento normativoha aggiunto il presidente del consiglio comunalel’esecuzione di opere di ripristino dei giunti di dilatazione su ponti, viadotti e impalcati ha soltanto alcune limitazioni che riguardano le temperature maggiori di 40 gradi o inferiori a -5, fenomeni piovosi o nevosi prolungati”.

“E nel caso di specificoha concluso Orlando –  il direttore dei lavori, ai sensi dell’art.49 del DPR 207/2010, può emettere un ordine di servizio chiedendo all’impresa di svolgere le lavorazioni in orari notturni o festivi. L’impresa, dove non previsto nel contratto di appalto, potrà richiedere il ristoro degli oneri dovuto ad eventuali straordinari da concedere a personale”. E alla fine la domanda sorge spontanea: ma il Comune non poteva pensarci prima?

In politica piaccia o non piaccia ma a vincere sono sempre i numeri. E la provocazione del M5S a Sala delle Lapidi, che ha annunciato la presentazione di una mozione di sfiducia, nei confronti del sindaco Orlando, non può che leggersi come tale. Anche l’effetto mediatico della foto di un cartello con la scritta “Orlando al capolinea …del tram. Ri-mozione subito!”, dà il senso di come tale operazione sia soltanto effimera e non produrrà alcun effetto. Anzi consoliderà Orlando che potrà tranquillamente continuare a dormire sogni tranquilli, in quanto da sempre ha fatto affidamento al voto trasversale, anche da alcuni consiglieri dei banchi dell’opposizione, se questi dovessero servire per scongiurare un voto a lui sfavorevole.

La richiesta dei pentastellati è scaturita dall’assenza, in consiglio comunale, del primo cittadino che doveva rispondere sui conti dell’Amat. L’azienda di via Roccazzo è al centro di polemiche relative ai crediti, circa 30 milioni di euro, che Orlando avrebbe richiesto di cancellare così da non pesare sulle casse già esigue del Comune. Di fatto l’Amat non riceverebbe più questi soldi.

Ma ritorniamo al fatto incriminato e cioè alla mozione di sfiducia. Basta appena fare un pò di conti e considerare che essendo 40 i consiglieri comunali seduti a Palazzo delle Aquile e di questi più della metà sono di fatto “maggioranza”, non si capisce come, da un ipotetico cilindro, dovrebbe uscire approvata una mozione di sfiducia, sempre che venga considerata ammissibile. E  considerando, anche, che la legge prevede il 60 per cento più uno dei consiglieri, il limite per sfiduciare Orlando, i numeri stanno dalla parte del professore.

Quindi potremmo dire: abbiamo scherzato. Ma così non è perchè, ovviamente, i cinquestelle fanno il proprio lavoro, quello dell’opposizione e, certamente, non possiamo pensare in un gesto ingenuo o anche molto di più: immaginare che parte dei consiglieri, critici sulla carta ma non sulla tasca, vogliano andare a casa solo per il gusto di silurare Orlando. Perchè questo, oltre ad essere  puro masochismo è, anche, pura utopia.