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Alto mare nel governo giallo-rosso? E’ Luigi Di Maio ad agitare le acque dopo che lo stesso Di Battista, nei giorni scorsi, aveva lanciato strali contro il partito democratico e in particolare sull’affidabilità politica del partito di Zingaretti.

Adesso è lo stesso leader grillino dalla sua pagina facebook a dire che di “nuovi balzelli non se ne parla. Il riferimento più che chiaro è alla proposta avanzata dal ministro Lorenzo Fioramonti di una tassa sulle merendine e avallata dallo stesso premier Giuseppe Conte.

“Noi abbiamo come obiettivo quello di abbassare le tasse – scrive Di Maio nel post del social network – non di aumentarle. E secondo me è totalmente sbagliato scatenare un dibattito ogni giorno per parlare di nuovi balzelli. Un governo che pensa ai cittadini lavora per bloccare l’aumento dell’IVA, che avrebbe comportato una spesa di più di 500 euro a famiglia, l’anno prossimo. Ed è questo Governo che noi sosteniamo”.

Ma il segnale che sa molto di campanellino d’allarme lo lancia quando afferma “che questo governo esiste, è perché lo sostiene il MoVimento 5 Stelle. Lavoreremo al documento di economia e finanze per permettere agli italiani di vivere un 2020 migliore. Questo è il nostro obiettivo ed è così che vogliamo andare avanti. Qualcuno dirà che stiamo dando un ultimatum al Governo. Ma io non sono stato eletto per passare le mie giornate a dire che non è così. A noi interessa parlare chiaro e portare a casa i risultati. E sempre per parlare chiaro, mercoledì alla Camera si decide quando calendarizzare l’ultimo voto sul taglio dei parlamentari. Ci aspettiamo tempi rapidi e zero scuse”.

Quindi l’ultimatum è ben servito ma riferito all’altro cavallo di battaglia dei cinquestelle che esaurita la sbornia e l’effetto da “reddito di cittadinanza”, puntano sull’unica fiche rimasta: il taglio dei parlamentari. E se di forzatura si tratta (gli stessi democratici hanno dichiarato che non accettano ultimatum sui provvedimenti), Di Maio potrebbe trovarsi nuovamente al centro del dibattito politico dopo essere stato di fatto “commissariato” sia da Conte che dal suo mentore Grillo. Anche se alla fine il collante che regge la compagine di governo è sicuramente più forte di qualsiasi improbabile lite, utile forse a dare la parvenza di una contrattualità politica ma con il sapore più da cadegra (ndr: seggiola) che del bene comune.

E’ la miccia è diventata scintilla. Il fiammifero: l’incontro del vicepremier Matteo Salvini con le parti sociali oggi al Viminale. Il leader del Carroccio si è riunito, nella sede del suo ministero, con i rappresentanti di 40 sigle di sindacati e imprese per anticipare la discussione su una manovra “fondata sul sì”.  

“Vogliamo definirne i punti tra luglio e agosto e vogliamo raccogliere i vostri suggerimenti” ha detto Salvini ad apertura dell’incontro. “E’ l’inizio di un percorso, non vogliamo sostituirci assolutamente al presidente del Consiglio”. E poi ha annunciato un secondo appuntamento tra una quindicina di giorni o al massimo entro l’estate. 

“L’obiettivo è che alla riapertura dei lavori parlamentari la manovra possa essere già in discussione. Se serve si lavoreremo a luglio e agosto. Abbiamo esposto i progetti della Lega che ruotano su due punti, un forte taglio tasse per famiglie e lavoratori dipendenti e la prosecuzione della riduzione degli oneri fiscali e burocratici per le imprese. Vogliamo una manovra economica fondata sui sì. Qualsiasi tipo di blocco non è più accettabile e non sarà più accettato”.

Queste ultime parole vengono lette come un ultimatum agli alleati. Come dire: se non passano questi provvedimenti andiamo tutti a casa. E intanto i giorni scorrono e la fatidica data del 20 luglio, linea Maginot per poter andare alle elezioni a settembre, si restringe sempre più.

E la polemica si infuoca con le parole al vetriolo del premier Conte nei confronti di Salvini, reo di essere stato scorretto istituzionalmente: “Se oggi qualcuno pensa che non solo si raccolgono istanze da parte delle parti sociali ma anticipa dettagli di quella che ritiene che debba essere la manovra economica, si entra sul terreno della scorrettezza istituzionale”. E la presenza alla riunione dell’ex sottosegretario Siri, indagato per corruzione, apre un altro fronte. “Il nostro obiettivo – dice Siri – è la flat tax con un’unica deduzione fiscale che assorbirà tutte le detrazioni. Vogliamo portare al 15% l’aliquota fino a 55.000 euro di reddito familiare. Ci saranno benefici per 20 milioni di famiglie e 40 milioni di contribuenti. Ci sarà un grande impulso ai consumi e risparmi per 3.500 euro per una famiglia monoreddito con un figlio. C’è l’intenzione di portare nelle tasche 12-13 miliardi di euro”. 

Ma è proprio Luigi Di Maio a mettere il carico su tutta questa vicenda per la presenza di Siri alla riunione, ribadendo il solito refrain “onestà, onestà”: “Se i sindacati vogliono trattare con un indagato per corruzione messo fuori dal governo, invece che con il governo stesso, lo prendiamo come un dato. Ci comportiamo di conseguenza. Ora ho capito perché alcuni sindacati attaccano la nostra proposta sul salario minimo. Parlino pure con Siri, parlino pure con chi gli vuole proteggere le pensioni d’oro e i privilegi. Hanno fatto una scelta di campo, la facciamo pure noi! Per quanto mi riguarda, basta recite, pensiamo a governare”. 

Non si è fatta attendere la replica di Cgil, Cisl e Uil: “Osservazioni inaccettabili e offensive, nei toni e nella sostanza, nei confronti dei sindacati avanzate oggi dal vice premier Di Maio”.

Governo al capolinea?  A questo punto tutto può accadere. E se la coalizione non dovesse naufragare entro l’estate, sicuramente l’idillio tra Salvini e Di Maio sembra proprio essere ai titoli di coda.

Luigi Di Maio è stato confermato capo politico del M5S con l’80% delle preferenze sulla piattaforma Rousseau. A dire sì alla conferma di Luigi Di Maio sono stati 44.849 votanti. In 11.278 hanno invece votato contro. Di Maio ha affermato: “Non mi monto la testa, questo è il momento dell’umiltà”.

E su facebook scrive un lunghissimo post dove ringrazia tutti per avergli confermato la fiducia. Adesso anche Salvini potrà tirare un sospiro di sollievo avendo il Di Maio il miglior assist per poter continuare a fare il mazziere di un governo dove, giorno dopo giorno, potrà continuare a dare le carte.

“La generosità di Luigi Di Maio di mettere insieme 3-4 incarichi, per me, in qualche modo, deve essere rivista”. Lo dice alle telecamere del fattoquotidiano.it (cliccare qui per vedere il video) il senatore M5s Gianluigi Paragone. “E’ fuor di dubbio che c’è bisogno di una discontinuità. M5s – prosegue Paragone – per ripartire ha bisogno di una leadership politica non dico h24 ma non siamo lontani”.

“Quando c’è una sconfitta gli errori si distribuiscono, le responsabilità si assumono, i cambiamenti si mettono in conto. La responsabilità in capo ad un solo uomo è deleteria per il MoVimento, ed è un concetto da prima repubblica. Usato e abusato da Renzi & Co. Il modello culturale di riferimento di M5S è la partecipazione. Grillo e Gian Roberto Casaleggio ci hanno insegnato a stare nel mezzo, ad ascoltare la forza dal basso delle scelte e delle idee di portavoce e attivisti”. Lo scrive su Facebook l’esponente del M5S Roberta Lombardi.

“Il voto è stato un grande disastro di cui si deve assumere tutta la responsabilità Luigi Di Maio, visto che si è blindato con un regolamento che gli dà tutti i poteri”. Così Elena Fattori, senatrice ribelle del M5S, in un’intervista al Corriere della Sera in cui annuncia: “In assemblea chiederò le sue dimissioni dai due ministeri. Non può fare tutto e male”. Quanto a un passo indietro da leader del Movimento, “se qualcuno lo chiedesse, dovrebbe rimettere il mandato in mano agli iscritti. Con una disfatta del genere non si può far finta di niente”. “Gli errori sono stati tanti, a cominciare dal fatto che si è dato troppo spazio a Salvini”, e il cambio di rotta è stato “tardivo e poco convincente. La nostra aggressività è stata insensata, visto che abbiamo lasciato fare qualunque cosa a Salvini”, dice Fattori, che contesta l’autorità dei quattro leader che hanno detto a Di Maio di restare.

“A breve abbiamo un’assemblea parlamentare e ne discuteremo” in quella sede. Lo ha detto il sottosegretario Stefano Buffagni interpellato dai cronisti sul ruolo di Luigi Di Maio nel foyer del Consiglio regionale della Lombardia. “Il gruppo parlamentare è una parte del Movimento – ha aggiunto Buffagni -. Il Movimento è molto più ampio e questo è importante da ricordare. Dopodiché vedremo”. A chi gli fa notare che rispetto alle ultime elezioni il M5S ha di fatto dimezzato i consensi, il sottosegretario ha risposto che “al 32% lo aveva portato lui”. “Il problema – ha proseguito- non è Di Maio, ma è tutta la situazione: i cittadini hanno dato un messaggio ed è giusto dare risposta ai cittadini”. Buffagni che ha la delega agli Affari Regionali, ha spiegato di essere al Pirellone perché “ogni tanto ci sono temi regionali da affrontare”, senza specificare altro.

“La velocità della politica e’ incredibile, ruota vorticosamente. A volte va bene, a volte, come in questo caso, va male. L’esito delle elezioni europee ci dice che 4 milioni e mezzo di persone ci hanno sostenuto in Europa mentre una parte consistente di elettorato, sfiduciato, ha preferito non esprimersi. E’ nostro dovere, a questo punto, fermarci, analizzare, comprendere gli errori e metterci in moto per rimediarli. Ciò che è certo è che l’esame di coscienza devono farlo tutti e a tutti i livelli. Nessuno, oggi, può esimersi da questo percorso o ergersi a censore perché la storia del MoVimento 5 Stelle ci insegna che si vince tutti insieme e si perde tutti insieme”. E’ quanto dichiara il presidente della Commissione per le Politiche dell’UeSergio Battelli, del M5S. “Ben vengano, allora, le critiche costruttive – prosegue Battelli – ma privare Luigi Di Maio del nostro sostegno significa commettere un grave errore di valutazione politica e rinnegare le nostre origini. Il segnale è chiaro: servono più dialogo e umiltà da parte di tutti”.

“Io per 11 mesi ho mantenuto la parola con gli italiani e con i grillini, invece, comincio a vedere troppi accoppiamenti fra PD e Cinquestelle, troppa sintonia”. E’ un Salvini durissimo che si scaglia contro Di Maio, in una campagna elettorale che inevitabilmente, giorno dopo giorno, sta alzando i toni. Nulla che non rientri nella “dialettica elettorale” dello scacchiere politico attuale dove sembra proprio che il “contratto” di governo possa forse considerarsi “carta straccia”.

“No alla flat tax, no ad Autonomia, no al nuovo decreto sicurezza. E magari riapriamo i porti – dice ancora il ministro dell’Interno – . Mi spieghi qualcuno se vuole andare d’accordo con il PD o con gli italiani e la Lega rispettando il patto”.

Di contro la risposta “stizzita” di Di Maio: “M5S spostato a sinistra? Se la sinistra è il Pd, per carità…Dio ce ne scampi. Non c’è un capo politico che abbia attaccato il Pd come me, il Pd è ancora quello dei renziani con Zingaretti davanti, non voglio averci nulla a che fare”.

E continua sferrando una sciabolata contro Salvini: “Da quando c’è stato il caso Siri la Lega l’ha presa sul personale. Sto chiedendo un vertice di governo e vedo un pò di irritazione”.

“Con Salvini non si tratta di litigare. Semplicemente, sono una persona moderata: quando l’asticella si sposta troppo come accadde a Verona, dove c’era gente che andava dicendo che la donna deve stare a casa a pulire, o quando vedo sui social il ministro dell’Interno che imbraccia un fucile, allora dico la mia”. 

E la paura che Salvini stacchi la spina la manifesta dicendo: “Il governo deve continuare. Quattro anni per mantenere quello che abbiamo promesso”. Ma poi si corregge: “Non temo affatto le urne ma l’unica paura che ho è che l’esasperazione di certi toni possa aumentare il livello di tensione sociale”.
Dunque, la resa dei conti arriverà, senza dubbio, il 26 maggio, un minuto dopo lo spoglio delle schede. E per i prossimi giorni l’asticella che misura l’alta “tensione” tra i due contendenti non potrà che salire.

“Ho avuto una bella paura ma adesso sto bene. Tante cose che si sono succedute negli ultimi tempi mi hanno fatto pensare di essere arrivato alla fine del girone ma invece ho avuto una ripresa formidabile”.

Questo è il commento di Silvio Berlusconi, all’uscita dell’ospedale San Raffaele di Milano, dove era rimasto ricoverato una settimana per un’occlusione intestinale. Una situazione che aveva indotto i medici ad intervenire chirurgicamente.

E ha aggiunto: “L’ho promesso a chi mi ha curato: farò campagna elettorale e ultime due settimane prima del voto, così potrò mettermi in contatto bene con gli italiani e cercare di far capire in che situazione siamo. Una situazione che mi dà grave preoccupazione”.

“Credo che non farò comizi pubblici – ha detto infine Berlusconi -, basterà fare campagna elettorale attraverso giornali, radio e tv”.

“Tirar fuori le p…? Tappatevi la bocca, è il mio ultimo avviso”. Parole durissime quelle del ministro dell’Interno Matteo Salvini durante il suo intervento a un evento organizzato dalla Lega a Roma.

“Gli amici dell’M5S pesino le parole. Se dall’opposizione insulti e critiche sono ovvie, da chi dovrebbe essere alleato no. La mia parola è una e questo governo va avanti cinque anni, basta che la smettano di chiacchierare. Mi dicono ‘tiri fuori le palle’? Ricevo buste con proiettili per il mio impegno contro la mafia. A chi mi attacca dico tappatevi la bocca, lavorate e smettete di minacciare il prossimo. E’ l’ultimo avviso”. Nel VIDEO in basso l’intervento di Salvini.

Una provocazione in tipico stile salviniano? oppure è il preludio di quello che accadrà dopo l’esito elettorale delle europee se la Lega dovesse vincere? Basterà aspettare il 26 maggio e l’arcano sarà svelato.

(Fonte agenziavista.it)

Giorgia Meloni a Palermo, sotto una pioggia battente, le ha mandate a dire al presidente dell’Ars Gianfranco Miccichè, reo di voler fare un accordo politico con il partito democratico. Ne abbiamo anche parlato in questo articolo (cliccate qui).

“Quando sento affermare Miccichè che bisogna fare l’accordo con il PD – dice la Meloni – credo che il presidente della Regione siciliana Musumeci debba fare chiarezza nella sua maggioranza. Io sono assolutamente contraria agli inciuci e quindi di questo patto penso tutto il male possibile, come lo pensavo a livello nazionale”.

E poi afferma che l’obiettivo è “costruire un’alternativa a questo governo in quanto ho sempre detto che Lega e M5s non avrebbero potuto governare insieme e che fare un governo con i grillini è stato sbagliato”.

Ma lascia anche uno spazio per lanciare un attacco contro il sindaco di Palermo, Orlando che “cerca sempre lo scenario nazionale invece di pensare ai problemi dei palermitani”.

Il VIDEO del comizio di Giorgia Meloni



“Una storia bellissima. Ecco cosa è per me e per tutti gli italiani la storia di #ForzaItalia”.

Con un post su Fb il presidente dell’Ars Gianfranco Miccichè e commissario regionale di F.I., in occasione della presentazione del libro di Fabrizio Cicchitto, “Storia di Forza Italia”, sferra un durissimo attacco verbale a Matteo Salvini.
“Nella situazione politica italiana di oggi – si legge nel post – dove il #populismo urla e sbraita in modo violento per insinuarsi sempre di più tra le persone, Forza Italia dimostra ancora una volta di essere, da 25 anni, il vero porto sicuro dei moderati e liberali”.
E conclude mandando un messaggio chiarissimo agli esponenti del partito democratico: “A chi mi chiede perché oggi preferirei fare accordi con il PD piuttosto che con #Salvini, rispondo che dal punto di vista politico persone più violente di lui non ce ne sono”.

Un’apertura ai democratici per tentare di arginare l’onda populista di Salvini che, all’indomani dell’esito elettorale delle europee, potrebbe scompaginare il quadro politico nazionale che avrebbero, inevitabilmente, delle refluenze all’Ars dove ad oggi non è presente alcun rappresentante governativo della Lega. Come dire…Salvini potrebbe battere cassa e chiedere a Musumeci un proprio assessore.

Un sondaggio che fotografa l’effetto boomerang del muro contro muro tra Salvini e Di Maio con particolare riferimento al caso Siri. Le due forze di governo, Lega e Movimento 5 Stelle, sembrano essere penalizzate nel gradimento degli italiani.

Ciò malgrado l’analisi dell’istituto Ipsos per il Corriere della Sera, rimane positiva la valutazione sul governo di un italiano su due, mentre è negativa nel caso del 39% degli intervistati. Positivo anche il giudizio sul presidente del Consiglio, Giuseppe Conte: il 53% degli italiani lo apprezza, contro il 37% di pareri negativi. Ovviamente il gradimento è più elevato tra gli elettori di Lega e Movimento 5 Stelle. Allo stesso tempo, scende il gradimento di Salvini e Di Maio: il leader della Lega è al 48%, quello del Movimento 5 Stelle solo al 32%.

Il premier Giuseppe Conte

L’Istituto demoscopico analizza poi il consenso dei leader attraverso un indice di gradimento e confrontando il dato odierno con quello di fine marzo, sottolineando un calo generalizzato nei principali esponenti dell’esecutivo. Perde un punto Conte, passando al 59%. Scende, in generale, anche il governo, al 56% (2 punti in meno). Calo più netto per Salvini (quattro punti in meno e 55%) e ancor di più per Di Maio, che perde sette punti e scende al 37%. La decisione di quest’ultimo di opporsi sempre più spesso alla Lega non paga a livello personale ma sta comportando una ripresa nelle intenzioni di voto per il Movimento 5 Stelle.

Il sondaggio di Ipsos prende in considerazione anche il giudizio degli italiani sul caso Siri: il 62% degli intervistati ritiene molto o abbastanza gravi le accuse nei confronti del sottosegretario leghista indagato per corruzione. Un parere trasversale a tutti i partiti, compresa la Lega (anche se, ovviamente, in misura minore). Il 71%, inoltre, ritiene che Siri dovrebbe dimettersi. E anche nella Lega i favorevoli sono il 41%, mentre i contrari il 42%. Secondo il 44% del campione, comunque, questa vicenda mette in discussione la credibilità della Lega nella lotta alla corruzione. Per quanto riguarda le tensioni nel governo, il 44% degli elettori ritiene che questa dipenda dalle prossime elezioni europee e che dopo il voto scomparirà. Il 35%, invece, sostiene che questi scontri comprometteranno la tenuta dell’alleanza di governo e tra i più pessimisti ci sono proprio gli elettori leghisti.

Una situazione, dunque, che secondo Ipsos, si scioglierà come neve al sole dopo le elezioni europee di maggio anche se l’idillio, se mai c’è stato tra Salvini e Di Maio, sembra essere ormai un lontano ricordo. E la “vendetta politica” del segretario della Lega, chissà, potrebbe essere servita come piatto freddo.