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Giorgia Meloni a Palermo, sotto una pioggia battente, le ha mandate a dire al presidente dell’Ars Gianfranco Miccichè, reo di voler fare un accordo politico con il partito democratico. Ne abbiamo anche parlato in questo articolo (cliccate qui).

“Quando sento affermare Miccichè che bisogna fare l’accordo con il PD – dice la Meloni – credo che il presidente della Regione siciliana Musumeci debba fare chiarezza nella sua maggioranza. Io sono assolutamente contraria agli inciuci e quindi di questo patto penso tutto il male possibile, come lo pensavo a livello nazionale”.

E poi afferma che l’obiettivo è “costruire un’alternativa a questo governo in quanto ho sempre detto che Lega e M5s non avrebbero potuto governare insieme e che fare un governo con i grillini è stato sbagliato”.

Ma lascia anche uno spazio per lanciare un attacco contro il sindaco di Palermo, Orlando che “cerca sempre lo scenario nazionale invece di pensare ai problemi dei palermitani”.

Il VIDEO del comizio di Giorgia Meloni



“Una storia bellissima. Ecco cosa è per me e per tutti gli italiani la storia di #ForzaItalia”.

Con un post su Fb il presidente dell’Ars Gianfranco Miccichè e commissario regionale di F.I., in occasione della presentazione del libro di Fabrizio Cicchitto, “Storia di Forza Italia”, sferra un durissimo attacco verbale a Matteo Salvini.
“Nella situazione politica italiana di oggi – si legge nel post – dove il #populismo urla e sbraita in modo violento per insinuarsi sempre di più tra le persone, Forza Italia dimostra ancora una volta di essere, da 25 anni, il vero porto sicuro dei moderati e liberali”.
E conclude mandando un messaggio chiarissimo agli esponenti del partito democratico: “A chi mi chiede perché oggi preferirei fare accordi con il PD piuttosto che con #Salvini, rispondo che dal punto di vista politico persone più violente di lui non ce ne sono”.

Un’apertura ai democratici per tentare di arginare l’onda populista di Salvini che, all’indomani dell’esito elettorale delle europee, potrebbe scompaginare il quadro politico nazionale che avrebbero, inevitabilmente, delle refluenze all’Ars dove ad oggi non è presente alcun rappresentante governativo della Lega. Come dire…Salvini potrebbe battere cassa e chiedere a Musumeci un proprio assessore.

Un sondaggio che fotografa l’effetto boomerang del muro contro muro tra Salvini e Di Maio con particolare riferimento al caso Siri. Le due forze di governo, Lega e Movimento 5 Stelle, sembrano essere penalizzate nel gradimento degli italiani.

Ciò malgrado l’analisi dell’istituto Ipsos per il Corriere della Sera, rimane positiva la valutazione sul governo di un italiano su due, mentre è negativa nel caso del 39% degli intervistati. Positivo anche il giudizio sul presidente del Consiglio, Giuseppe Conte: il 53% degli italiani lo apprezza, contro il 37% di pareri negativi. Ovviamente il gradimento è più elevato tra gli elettori di Lega e Movimento 5 Stelle. Allo stesso tempo, scende il gradimento di Salvini e Di Maio: il leader della Lega è al 48%, quello del Movimento 5 Stelle solo al 32%.

Il premier Giuseppe Conte

L’Istituto demoscopico analizza poi il consenso dei leader attraverso un indice di gradimento e confrontando il dato odierno con quello di fine marzo, sottolineando un calo generalizzato nei principali esponenti dell’esecutivo. Perde un punto Conte, passando al 59%. Scende, in generale, anche il governo, al 56% (2 punti in meno). Calo più netto per Salvini (quattro punti in meno e 55%) e ancor di più per Di Maio, che perde sette punti e scende al 37%. La decisione di quest’ultimo di opporsi sempre più spesso alla Lega non paga a livello personale ma sta comportando una ripresa nelle intenzioni di voto per il Movimento 5 Stelle.

Il sondaggio di Ipsos prende in considerazione anche il giudizio degli italiani sul caso Siri: il 62% degli intervistati ritiene molto o abbastanza gravi le accuse nei confronti del sottosegretario leghista indagato per corruzione. Un parere trasversale a tutti i partiti, compresa la Lega (anche se, ovviamente, in misura minore). Il 71%, inoltre, ritiene che Siri dovrebbe dimettersi. E anche nella Lega i favorevoli sono il 41%, mentre i contrari il 42%. Secondo il 44% del campione, comunque, questa vicenda mette in discussione la credibilità della Lega nella lotta alla corruzione. Per quanto riguarda le tensioni nel governo, il 44% degli elettori ritiene che questa dipenda dalle prossime elezioni europee e che dopo il voto scomparirà. Il 35%, invece, sostiene che questi scontri comprometteranno la tenuta dell’alleanza di governo e tra i più pessimisti ci sono proprio gli elettori leghisti.

Una situazione, dunque, che secondo Ipsos, si scioglierà come neve al sole dopo le elezioni europee di maggio anche se l’idillio, se mai c’è stato tra Salvini e Di Maio, sembra essere ormai un lontano ricordo. E la “vendetta politica” del segretario della Lega, chissà, potrebbe essere servita come piatto freddo.

“Se non ci sono novità dai Pm entro 15 giorni mi dimetto”. Lo ha dichiarato in una nota il sottosegretario leghista Armando Siri sulle indagini che lo vedrebbero al centro di una presunta tangente.

“Dal primo momento ho detto di voler essere immediatamente ascoltato dai magistrati per chiarire la mia posizione. La disponibilità dei magistrati ad essere ascoltato c’è e confido di poterlo fare a brevissimo. Sono innocente, ribadisco di avere sempre agito correttamente, nel rispetto della legge e delle istituzioni, e di non avere nulla da nascondere. Proprio per questo, vivo questa situazione con senso di profonda amarezza”.

“Confido che una volta sentito dai magistrati – scrive ancora nella nota Siri – la mia posizione possa essere archiviata in tempi brevi. Qualora ciò non dovesse accadere, entro 15 giorni, sarò il primo a voler fare un passo indietro, rimettendo il mio mandato, non perché colpevole, bensì per profondo rispetto del ruolo che ricopro”.

Un gesto che di fatto ha il sapore tutto politico per una mossa sicuramente concordata con Salvini che, nei giorni scorsi, aveva detto chiaramente che Siri sarebbe “rimasto al proprio posto perchè le sentenze non le fanno i politici ma i giudici nelle aule giudiziarie”. E il countdown delle europee sembra accelerare vorticosamente una battaglia che, dopo il 26 maggio, deciderà il destino del governo giallo-verde.

Infine la decisione, di questi minuti, del premier Conte che ha annunciato di voler ritirare la delega a Siri al prossimo consiglio dei ministri. Praticamente il foglio di via per il fedelissimo di Salvini. Adesso, dunque, non resta che aspettare l’esito elettorale e l’inevitabile, forse, “vendetta politica” di Salvini, in caso di vittoria della Lega, all’indirizzo dell’alleato Di Maio.

“Per il M5S, nonostante Di Maio faccia finta di abbaiare, #Siri non è un problema. Ascoltate il sottosegretario, #Sibilia. Il suo commento a#CircoMassimo è da incorniciare”. Con un post su facebook l’ex braccio destro in Sicilia di Matteo Renzi e oggi senatore del Pd, Davide Faraone le manda a dire al sottosegretario grillino, Carlo Sibilia. Faraone ha pubblicato l’audio (ascoltate in basso) di Sibilia che sul caso Siri afferma: “Deve dimettersi, ma se non lo fa niente crisi”. E l’affondo del senatore del Pd: “Insomma, #PrimalePoltrone, alla dignità ci pensiamo poi”.

“Vado via da #ForzaItalia”. E’ una Elisabetta Gardini decisamente barricadera quella che leggiamo sul suo profilo Fb con un post di fuoco contro chi “impedisce a Forza Italia di correggere quegli errori che l’hanno portata distante dalla sua base e dai suoi elettori. Chi oggi decide le sorti del partito semplicemente vuole che le cose continuino così. E la volontà di pochi impone questa agonia senza fine ai più”.

Senza giri di parole annuncia l’addio a Forza Italia, partito di cui è capogruppo al Parlamento Europeo. Molto probabilmente la decisione maturata per l’esclusione dalle liste che si stanno definendo.

“Una decisione dolorosa – si legge ancora nel post – che ho preso dopo una lunga riflessione e dopo aver constatato che le scelte politiche del partito non sono più quelle che mi avevano spinto ad aderire, a diventare parlamentare europeo e ad accettare di esserne il capo delegazione a Strasburgo.

Ringrazio il Presidente Silvio Berlusconi per l’affetto e la stima che mi ha sempre dimostrato e che sinceramente ricambio. Ma l’azione politica non poggia sulla mozione degli affetti. Un’agonia che lui non merita davvero per quello che rappresenta per la storia politica di questo Paese”.

E parla dell’impossibilità di “portare un contributo perchè non esiste alcun luogo di confronto. Buttiamo a mare il lavoro di#militanti#giovani#amministratori locali, #sindaci…. di tutte le persone che potrebbero riallacciare i legami con i nostri territori. Tutto questo ha portato Forza Italia lontano dalla sua missione. Non c’è più coerenza tra la ragione sociale per cui è nata e quello che è diventata”.

Nel mio lavoro di capo gruppo al #ParlamentoEuropeo ho cercato di tenere la barra dritta, battendomi per una partecipazione convinta e leale, ma cercando sempre una adesione critica e lucida, mai connivente con persone e forze che all’interno dell’Unione tentassero di subornare e mortificare la forza e il ruolo del nostro Paese, che dell’Unione è un fondatore”.

“Quella linea di azione non c’è più – conclude così il post – sostituita da una accettazione acritica e supina di decisioni prese da altri, in altre capitali europee, spesso senza consultare, e addirittura contro, l’Italia. Non ci sto, e con dispiacere ma con altrettanta convinzione vado via”.

Un vero e proprio “terremoto” che certamente non farà piacere a Berlusconi. E chissà che non si tratti di un’azione scientificamente studiata magari per approdare verso altri “lidi”. La cosa certa è che questa tegola, caduta proprio a ridosso della definizione delle liste per le europee, qualche domanda legittima la pone. E noi non possiamo che attendere le reazioni dei vari big berlusconiani, se mai ce ne saranno, e da queste capiremo se trattasi di “scherzi a parte” o di una reale epurazione.

La Lega rimane inchiodata come primo partito, anche se perde leggermente consenso con un vantaggio di 10 punti percentuali sul M5S e Partito Democratico. A confermarlo è il sondaggio commissionato da Emg Acqua per la trasmissione di Rai3 “Agorà”.

Dunque, se si andasse a votare oggi il partito di Salvini prenderebbe il 31,4 per cento dei voti, nonostante un leggero calo dello 0,5 rispetto alla scorsa settimana. Dietro troviamo il Movimento cinquestelle al 22,3 per cento con un calo dello 0,4 per cento rispetto alla scorsa settimana.

Quindi restano, comunque, alti i consensi dei due partiti di governo che insieme fanno registrare il 53,7 per cento. A guadagnarci sono invece le opposizioni di centrodestra, con Fratelli d’Italia che aumenta dello 0,1 per cento arrivando al 4,8% e Forza Italia che guadagna quasi un punto percentuale e si attesta al 10,1%.

In salita il Pd, che raggiungerebbe il 21,5% delle preferenze, lo 0,4% in più rispetto a una settimana fa. Nel centrosinistra, troviamo ancora +Europa al 2,9% e gli altri partiti, tra cui Mdp, Si e Verdi che insieme raccolgono il 4,6% dei voti, l’1,2% in più di sette giorni fa. Nel centrodestra, invece, viene rilevato anche il dato di Noi con l’Italia, allo 0,5%, in leggero calo (dello 0,1%).

Agli intervistati è stato chiesto anche un parere sulla flat tax. Il 49% ha detto che non la vuole perché “le tasse devono essere progressive come dice la Costituzione”. Una percentuale che sale al 72% tra gli elettori del Pd ed è al 44% tra quelli dei Cinque Stelle e al 28% tra quelli della Lega. Per il 50% degli intervistati, comunque, la priorità è quella di evitare l’aumento dell’Iva. Una percentuale più alta ancora tra gli elettori di M5S e Pd. Per il 45%, invece, la priorità è abbassare le tasse.

Il sondaggio rileva che più di un italiano su due, quindi il 56%, ritiene che la recessione tecnica sia colpa delle scelte dei governi precedenti, mentre solo il 32% imputa la responsabilità all’attuale esecutivo. Inoltre, il 32% degli intervistati ritiene che il governo Conte durerà almeno fino a fine anno, mentre per il 30% finirà la legislatura. Per il 27%, infine, l’idea è quella di una vita breve dell’esecutivo guidato da Giuseppe Conte, che potrebbe terminare già dopo le europee.

Non resta, dunque, che aspettare l’esito delle elezioni europee e capire quali saranno le mosse di Salvini in una “scacchiera” dove ogni mossa è abilmente cronometrata. E il rumore del ticchettio dell’orologio, come in una partita alla Karpov, si fa sempre più incessante. Staccherà davvero la spina al governo giallo-verde?

Si fa sempre più infuocato il clima della campagna elettorale per le europee. Sondaggi a parte sembra proprio, almeno all’apparenza, che le rassicuranti parole che echeggiano da mesi, “tranquilli il governo durerà cinque anni”, siano solo un modo per non dare forza all’opposizione. Sinceramente questa preoccupazione appare soltanto una chimera malgrado l’effetto del “nuovo corso” Zingaretti abbia in qualche modo dato fiato ad un Pd in “coma etilico”.

E le parole del vicepremier Matteo Salvini nei confronti di Di Maio sono lo specchio di un equilibrismo politico tutto pendente dalla parte del segretario leghista. Come dire che lui tutto può su un tavolo da gioco dove fare all-in sembra essere davvero uno scherzo.

“Io lavoro e rispondo col lavoro, con i fatti. Questa gente che cerca fascisti, comunisti, nazisti, marziani venusiani. I ministri sono pagati per lavorare ed io lo sono per mantenere ordine pubblico e sicurezza”. Parole più che sibilline quelle di Matteo Salvini che senza inerpicarsi tanto ha risposto alle “preoccupazioni” del vicepremier Di Maio per le alleanze europee della Lega con chi nega l’olocausto, i cosiddetti negazionisti.

E ha continuato calando un poker d’assi contro un tris “scarso” di Di Maio. “Mi piacerebbe che tutti i ministri avessero la stessa concretezza sbloccando cantieri, facendo ripartire opere pubbliche. Se, invece, di polemizzare si lavorasse di più l’Italia sarebbe un paese migliore”.

“Anche in queste ore una nave ong che stava arrivando in Italia ha cambiato indirizzo e sta andando da un’altra parte. Ciò vuol dire che l’Italia difende i suoi confini”.

E infine un chiaro riferimento, anche rispetto a ciò che è accaduto a Torre Maura a Roma. “Il nostro obiettivo è entro la fine del mandato zero campi rom, ovunque, da nord a sud come tutti gli altri paesi europei”.

E se sulle europee ha detto che “non saranno la prova del nove per questo governo, ma il cambiamento dell’Europa, finalmente”. A noi qualche legittimo dubbio rimane anche perchè quattro anni sono un tempo lunghissimo e il rischio di logoramento per Lega esiste. Oggi fa dappertutto all-in ma se domani avesse in mano soltanto una “doppia coppia?”. Perchè le carte sul tavolo girano, girano, girano e, comunque, la sfortuna nel “gioco” la devi mettere sempre in conto. “Un giocatore lo vedi dal coraggio, dall’altruismo, dalla fantasia…” diceva De Gregori, anche se il cantautore parlava di altra disciplina atletica.

Una tegola pesantissima cade sul movimento di Beppe Grillo. Un fedelissimo della Sindaca di Roma, Virgina Raggi, è stato indagato dalla Procura di Roma per corruzione nell’ambito del filone principale dell’inchiesta sul nuovo stadio della Roma quella che ha portato in carcere, nei mesi scorsi, l’ex presidente di Acea Luca Lanzalone e l’imprenditore Luca Parnasi. Si tratta di Daniele Frongia, attualmente assessore allo Sport del Comune di Roma, che fu anche vicesindaco di Roma.

“Ho appreso di essere coinvolto nell’indagine ‘Rinascimento’ del 2017 – dice Frongia alle agenzie di stampa – per la quale non ho mai ricevuto alcuna comunicazione, elezione di domicilio o avviso di garanzia. A seguito di informazioni assunte presso la procura, il procedimento a mio carico trarrebbe origine dall’interrogatorio di Parnasi del 20 settembre 2018, già uscito all’epoca sui giornali, in cui lo stesso sottolineava più volte di non aver mai chiesto nè ottenuto favori dal sottoscritto. Con il rispetto dovuto alla magistratura inquirente, avendo la certezza di non aver mai compiuto alcun reato e appurato che non ho mai ricevuto alcun avviso di garanzia, confido nell’imminente archiviazione del procedimento risalente al 2017″.

Il “casus belli” riguarderebbe una collaboratrice del Campidoglio che Frongia voleva far assumere a Parnasi. Il costruttore chiese all’assessore, che si occupava dello stadio della Roma, se avesse qualcuno da presentargli per farlo lavorare in una delle sue società e Frongia gli propose una dipendente del Comune. L’assessore ha sempre detto di “non aver chiesto alcun favore ma di essersi limitato a presentare quella persona perché mi era stato chiesto”.

La vicenda certamente non potrà che avere delle ricadute “politiche” sulla giunta capitolina, guidata dalla Raggi, alla luce anche dell’arresto di ieri del Presidente del consiglio comunale di Roma, Marcello Vito, accusato di corruzione.

Salvini è stato “salvato” a maggioranza assoluta con 232 no dall’aula di Palazzo Madama, che ha respinto l’autorizzazione a procedere sul caso della Diciotti.

Il presidente della giunta per le immunità Maurizio Gasparri ha espresso il proprio compiacimento per l’esito del voto. “Visivamente si deduce che la mia proposta contro l’autorizzazione a procedere è stata accolta. Le lucette verdi erano largamente di più”. Un risultato sicuramente scontato che era stato però “funestato” dalla polemica di ieri sulla vicenda della nave “Mare Jonio” che trasportava a bordo 49 migranti salvati in mare.

Ma qualche voto contrario c’è stato da parte di esponenti dei cinquestrelle. Le senatrici Paola Nugnes e Elena Fattori hanno annunciato in Aula il proprio voto favorevole all’autorizzazione a procedere nei confronti del ministro dell’Interno Matteo Salvini. “I diritti dei umani – ha detto Nugnes – sono stati compresi e non c’è visione politica che possa fare leva sul diritto di terzi”.

E superato anche questo ostacolo il leader della Lega e vicepremier Salvini potrà tranquillamente continuare la lunga corsa verso le europee sperando di fare all-in in un tavolo da gioco che, alla luce dell’arresto di Marcello De Vito (M5S), presidente dell’assemblea capitolina, accusato di corruzione, lo rafforza, indebolendo di fatto i cinquestelle che sull’onestà hanno costruito la loro immagine.