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Appuntamento rituale del lunedì per il tg de La7 di Enrico Mentana, con il sondaggio elettorale commissionato alla Swg. La Lega scende dal 26,3% del 31 agosto al 23,8 per cento attuale. Un calo che però non premia gli alleati di governo: il Partito Democratico è stimato al 20,1%, il Movimento 5 Stelle al 16%, guadagnando rispettivamente lo 0,1 e lo 0,2 per cento.

Ma il dato che balza agli occhi è l’avvicinamento di Fratelli d’Italia al partito di Grillo . Il partito della Meloni sale fino al 15,8%, guadagnano quasi un punto e mezzo sulla scia dei risultati delle Regionali, che hanno visto Fratelli d’Italia crescere nel consenso praticamente ovunque e conquistare anche le Marche con Acquaroli.

Nel centrodestra cala di mezzo punto Forza Italia, che scende al 5,8%, mentre Sinistra Italiana/Mdp Articolo 1 è stimata al 3,5% (-0,2%). Azione si allontana da Italia Viva. Il movimento di Carlo Calenda è stimato al 3,4%, mentre quello dell’ex premier Matteo Renzi al 3%. Da segnalare anche l’importante balzo in avanti di Cambiamo!, che cresce dello 0,4% all’1,5 per cento grazie alla vittoria del suo leader Giovanni Toti, riconfermato governatore della Liguria.

Dunque, una situazione tutta in divenire se consideriamo che i tempi, per un approdo elettorale a nuove elezioni, sono lontanissimi. E la curva per Salvini è sempre in discesa. Adesso bisognerà capire quali effetti mediatici potrà avere il processo, che si svolgerà a Catania nei prossimi giorni e che lo vede imputato per sequestro di persona sulla vicenda che riguarda la nave Gregoretti.

#tgla7 Ultimi sondaggi SWG: -2,5% per la Lega

Gepostet von La7 am Montag, 28. September 2020

Sembra non esserci margine dall’analisi di voto che esce fuori dal cappello del sondaggista Nando Pagnoncelli: se si votasse oggi, la vittoria del centrodestra, alle elezioni nazionali, sarebbe certa. Un sondaggio commissionato dal Corriere.it, che vede dunque, il cdx prevale sul centrosinistra con qualsiasi sistema elettorale si votasse, da quello attuale al cosiddetto Germanicum.

C’era molta attesa per le Regionali e il referendum istituzionale per le conseguenze che avrebbero potuto avere sulla tenuta del governo e gli equilibri politici generali. In realtà i risultati delle urne non sembrano aver avuto un impatto molto significativo sull’opinione pubblica: le amministrative infatti hanno avuto una forte connotazione locale e in quattro regioni su sei gli elettori hanno premiato i presidenti uscenti che si sono particolarmente distinti nella fase più difficile vissuta dal Paese dal dopoguerra in poi. La politica nazionale sembra essere rimasta sullo sfondo. Il risultato netto del referendum, poi, non sembra aver particolarmente premiato il M5S, ossia la forza politica che si è battuta più di altre per il taglio dei parlamentari.

Il sondaggio odierno mostra, a due mesi di distanza dal precedente, pochi cambiamenti di rilievo a differenza di quanto solitamente si registra all’indomani di importanti appuntamenti elettorali, quando si manifesta il tradizionale salto sul carro del vincitore. In dettaglio: il governo e il premier Conte si mantengono stabilmente su livelli di apprezzamento elevati attestandosi a un indice di gradimento rispettivamente di 62 e 65. I giudizi sui leader di partito e i capi delegazione fanno registrare una lieve crescita di alcuni degli esponenti della maggioranza, in particolare Zingaretti e Di Maio, e una piccola flessione per quelli dell’opposizione, con l’eccezione di Berlusconi che aumenta di due punti, presumibilmente come attestazione di “vicinanza” per la malattia e il suo ricovero. E anche le intenzioni di voto sembrerebbero non troppo influenzate dal recente voto: la Lega, in aumento di quasi un punto, si mantiene al primo posto con il 24%. Seguono Pd (19,3%) e M5S (18,6%), entrambi in calo di 0,3%, quindi Fratelli d’Italia (16,7%), in flessione di 1,5%, che si riporta sui valori degli scorsi mesi di maggio e giugno. Quindi Forza Italia (6,8%), Italia viva (3,1%) e Azione (3%).

Ma quale Parlamento si potrebbe delineare sulla base della riduzione degli eletti e degli orientamenti di voto attuali? L’analisi tiene conto delle rilevazioni condotte da Ipsos da fine maggio a fine settembre per un totale di 29.000 interviste ponderati allineando i dati alle tendenze di voto attuali. La simulazione realizzata sulla base della legge elettorale attuale (Rosatellum) poneva il problema della definizione dei collegi maggioritari, di cui si conosce il numero (tre ottavi dei collegi attuali) ma non la conformazione; abbiamo pertanto proceduto accorpando collegi limitrofi per ricostruire in ciascuna circoscrizione il numero di collegi previsti con l’approvazione della riforma di riduzione dei parlamentari. Inoltre, abbiamo simulato due ipotesi di offerta politica, la prima basata sulla tripartizione tra centrodestra, centrosinistra e M5S, la seconda su due sole coalizioni, il centrodestra e una alleanza tra le attuali forze della maggioranza. La ripartizione dei collegi vinti da ciascuna coalizione tra i differenti partiti coalizzati è stata fatta ipotizzando una suddivisione delle candidature che tenga conto sia del peso elettorale nazionale di ciascun coalizzato, sia del peso elettorale relativo a ciascuna area geografica cui appartiene il collegio. Infine, la simulazione sui seggi ottenibili nella parte proporzionale è stata effettuata sulla base delle norme previste dalla legge vigente e delle intenzioni di voto rilevate oggi, mentre l’attribuzione dei seggi “estero” rispecchia quanto avvenuto in occasione delle elezioni precedenti, tenendo anche conto delle tendenze di voto rilevate in Italia.

Pur con le approssimazioni del caso, il primo scenario attribuisce la maggioranza della Camera al centrodestra con 227 seggi (oltre la metà dei quali andrebbe alla Lega), contro i 114 stimati per il centrosinistra e i 55 per il M5S. Al Senato il centrodestra otterrebbe 112 eletti contro i 57 del centrosinistra e i 27 del M5s. Nell’ipotesi di coalizione giallorossa, si conferma il vantaggio del centrodestra: 218 a 161 alla Camera e 112 a 80 al Senato. Qualora venisse cambiata la legge elettorale adottando il cosiddetto Germanicum, verrebbe meno la parte maggioritaria e i seggi sarebbero assegnati con metodo proporzionale e una soglia di sbarramento al 3% o, in alternativa, al 5% su base nazionale (o del 15% in una regione), riconoscendo il cosiddetto diritto di tribuna a chi non supera la soglia, ma ottiene il quoziente pieno in almeno tre circoscrizioni di due regioni differenti.

Nel caso di sbarramento al 5% potrebbero entrare alla Camera sette forze politiche (le cinque principali più Italia viva e Svp) e sei al Senato (Italia viva infatti non conquisterebbe il diritto di tribuna), mentre se la soglia fosse fissata al 3% sulla base delle intenzioni di voto attuali si aggiungerebbe Azione di Carlo Calenda che potrebbe entrare alla Camera ma non al Senato. Indipendentemente dalla soglia di sbarramento, il Germanicum, così come il Rosatellum, assegnerebbe la maggioranza al centrodestra: infatti con la soglia al 5% Lega, FdI e FI otterrebbero 219 seggi alla Camera e 112 al Senato laddove un’eventuale alleanza giallorossa (Pd, M5S e Iv) si attesterebbe a 179 e 86 seggi. Maggioranza più risicata per il centrodestra con la soglia del 3%: 206 seggi alla Camera e 108 al Senato. In questo caso una ipotetica coalizione giallorossa otterrebbe 179 e 90 parlamentari.

Di fronte a questi scenari appaiono decisive due questioni: la prima riguarda la coesione della coalizione di centrodestra nella quale Forza Italia, come già osservato nella precedente simulazione di fine luglio, potrebbe davvero rappresentare l’ago della bilancia. La seconda riguarda un’attitudine assai frequente nel parlamento italiano rappresentata dal cambio di casacca (116 solo nell’attuale legislatura). Infatti, in un Parlamento con un numero ridotto di seggi, la “transumanza” degli eletti da un gruppo parlamentare a un altro ha conseguenze ancor più rilevanti per il mantenimento degli assetti determinati dal voto degli elettori. Insomma, ci aspettano settimane nelle quali si parlerà di legge elettorale.

È facile prevedere che le proposte saranno guidate dalla convenienza per la propria parte politica ammantate, beninteso, da solenni quanto ipocrite dichiarazioni riguardanti l’interesse per il Paese, la governabilità e la rappresentanza. A tale proposito varrebbe la pena descrivere nei manuali di educazione civica la genesi del termine “Porcellum” con cui la legge elettorale del 2005 fu definita a posteriori dal suo stesso promotore.

E’ tutto un gioco ad incastro. Un puzzle i cui pezzi, uno ad uno, vengono posizionati lentamente, perchè la forma del disegno non può e non deve essere immediatamente codificabile. Insomma bisogna prendere tempo. Da una parte Renzi che bleffando alza il prezzo paventando una crisi di governo, depotenziata poi dalle parole del segretario del partito democratico Zingaretti: “oltre questo governo solo le elezioni” e dall’altro Conte che si dice “aperto al dialogo con tutti”.

Un messaggio fin troppo esplicito per dire: l’obiettivo è arrivare, comunque, al 2023, cioè alla fine della legislatura. Ma la partita si gioca, soprattutto, sulle regolarizzazioni dei lavoratori irregolari. Tema in alto mare e non ancora chiuso. Si va verso l’emersione di braccianti, colf e badanti ma sulla durata dei permessi di soggiorno temporanei c’è la frenata del ministro Catalfo.

E poi c’è quella parte del M5S contraria “ad un colpo di spugna al lavoro nero”, e che chiede di limitare la misura solo al “comparto agricolo” con un netto no alla sanatoria.

Inoltre, il premier Conte avrebbe più volte affermato la necessità di uscire da questo limbo. Da qui lo sblocco della trattativa, ma con il Pd che ha alzato le barricate su questo tema. Altro dossier aperto è quello degli aiuti alle imprese. Sembra tramontare l’ipotesi di qualsiasi tipo di ingresso dello Stato e anche qui il presidente del Consiglio avrebbe fatto intuire di poter convergere sull’aiuto di Italia viva e di Confindustria, anche se quest’ultima, ultimamente, non ha avuto parole benevole nei confronti del Governo. Tuttavia il provvedimento resta fermo e l’approvazione del decreto maggio dovrebbe essere rimandato a domenica o lunedì.

Fondamentale sarà capire, invece, come evolverà il confronto con Italia viva. Perché Renzi ha ribadito che vuole risposte dal governo e attende il presidente del Consiglio alla prova dei fatti. Affinché le proposte di Italia viva vengano ascoltate, tradotte nero su bianco, magari in un documento politico, e non respinte.

In ballo c’è tra l’altro il piano choc sulle infrastrutture e il tema delle misure alle famiglie. Perché ad agitare le acque è la mozione di sfiducia presentata dal centrodestra nei confronti di Bonafede, per tanto tempo nel mirino di Italia viva per la riforma della prescrizione. E il nodo resta.

Il no ‘senza se e senza ma’ alla mozione da parte di Italia viva non sarebbe arrivato. E non dovrebbe arrivare se non dopo il prossimo incontro o addirittura fino a quando non verrà calendarizzata la mozione. Però il premier ancora giovedì ha ribadito la volontà di trovare un accordo. Ha confermato la sua totale disponibilità al dialogo, a patto che non ci sia la volontà di qualcuno di logorare e di alzare l’asticella.

L’invito insomma è alla collaborazione. “Occorre – ciò che ripete in questi giorni il presidente del Consiglio – lavorare tutti insieme, con coraggio e determinazione, per affrontare e superare questa drammatica emergenza economica e sociale e offrire urgenti risposte ai cittadini”. Da qui la richiesta di responsabilità, l’importanza di arrivare alla “sintesi più efficace e lungimirante per far ripartire il Paese e rilanciare l’economia”.

Ma Pd e M5s non nascondono la propria irritazione perché, per dirla con le parole di un esponente pentastellato: “sembra che Italia viva voglia giocare al rialzo”. Per i dem quello dei renziani è “un bluff”. Anche per questo motivo Zingaretti, invitando tutta la maggioranza a lavorare sui temi concreti, ha evocato di nuovo la prospettiva del voto. “Noi vogliamo lavorare sulle priorità per il Paese”, il ragionamento dei renziani.

Il premier è impegnato in un lavoro di ricucitura con i partiti della maggioranza in vista del dl maggio. “Conte, osserva un ‘big’ di Iv, per la prima volta non ha difeso lo ‘status quo’, ci ha fatto capire che qualcosa va cambiato”. La linea del presidente del Consiglio è quella del dialogo con tutti ma già mercoledì Conte aveva fatto capire che non era il momento di tergiversare né di piantare bandierine”.

Il premier tratterà fino all’ultimo con la convinzione che in ogni caso se qualcuno intende strappare lo dovrà farlo apertamente in Parlamento. È la stessa posizione del Pd: “Assurdo che in questo momento cosi’ delicato del Paese si possa minacciare una crisi con una mozione di sfiducia”, osserva un ‘big’ dem.

Ma a testimoniare che la partita è complicata è l’agitazione all’interno dei pentastellati sul tema delle regolarizzazioni dei lavoratori irregolari. “Il governo – si legge sul blog delle stelle – sta approntando una apposita misura per i lavoratori stagionali. Lo ripetiamo, l’obbiettivo dell’intervento riguarda i lavoratori stagionali e non l’insieme dei cittadini irregolari”.

Intanto sul fronte delle riaperture potrebbe essere convocata nei prossimi giorni un nuova cabina di regia alla presenza del governo, degli enti locali e delle regioni. Per ora l’esecutivo non intende modificare il suo ‘calendario’. Un ulteriore allentamento arriverà dal 18 maggio, fino a quella data si monitorerà la situazione, nonostante l’insistenza dei governatori ad alzare prima le saracinesche degli esercizi commerciali rimasti ancora chiusi.

E entro la fine di maggio dovrebbe arrivare anche l’App immuni sulla tracciabilità del contagio, anche se il Copasir, nella relazione che verrà inviata al governo, sottolineerà i dubbi emersi sulla sicurezza nazionale, anche alla luce delle audizioni di oggi del commissario straordinario per l’emergenza Arcuri e del direttore generale del Dis Vecchione.

Una situazione tutta in divenire dalla quale però emerge un elemento assoluto da molti ribadito: fino al 2023 non si muove foglia anche perchè nel 2022 si dovrà rieleggere il Capo dello Stato. Quindi tutti avvisati.

(foto copertina fonte Ansa)

Non è certamente “primavera” per Matteo Salvini che, da diversi di mesi, è messo all’angolo sia dai numeri che emergono dai sondaggi, che dai malumori tutti interni alla Lega, tanto per citare i due “cavalli di razza del Carroccio”: Zaia e Giorgetti, di cui quest’ultimo molto critico ultimamente con il Capitano.

E adesso l’ultimo sondaggio di Ixè, commissionato dal programma Cartabianca della Berlinguer, che dà il Pd ad un passo dalla Lega. Infatti, il partito guidato da Nicola Zingaretti viene dato al 22,9 per cento a soli due punti dalla Lega che è al 24,9 per cento, in calo dello 0,7%.

Il boom di consensi lo fa FdI, il partito di Giorgia Meloni che, in una settimana, aumenta il gradimento dell’elettorato di ben 1,8 punti percentuali. In leggero aumento rispetto a una settimana fa, il M5S al 16,8. Forza Italia perde lo 0,7% e va al 7,2%, La Sinistra perde lo 0,4% e scende a 2,8%, in calo di poco, -0,3%, Italia Viva al 2,6%. Piu’ Europa al 2,1%, Europa Verde al 2%, Azione all’1,1%. 

Gradimento leader: in testa sempre il premier Giuseppe Conte al 59 per cento, in leggero calo di un punto. A seguire in netto distacco: Meloni stabile al 35%, Salvini al 31%, Zingaretti al 28%.

Nel grafico in basso è possibile vedere lo storico delle rilevazioni a partire dal voto delle elezioni europee. Dal 32,6%, raggiunto nel novembre scorso, la Lega ha subito un calo negli ultimi sei mesi mentre il Partito Democratico ha cominciato la sua crescita da febbraio. La ripresa delle percentuali del M5S, dopo la clamorosa sconfitta del maggio scorso, è datata marzo. Fratelli d’Italia, invece, come abbiamo detto in precedenza, cresce ininterrottamente sin dall’ottobre dello scorso anno.

(fonte foto ilmessaggero.it)

“I limiti di Conte, se ci sono, sono limiti della maggioranza stessa”, dice il vice segretario del Pd, Andrea Orlando, in una conversazione con il Foglio. L’ex ministro della Giustizia difende l’attuale presidente del consiglio e anche la compagine di governo affermando che “l’unica alternativa a questa maggioranza sono le elezioni”.

Un modo per ricompattare i partiti che sostengono il governo in considerazione che le elezioni, oltre che impraticabili nell’immediato, visto che quelle regionali sono state appena rinviate a causa dell’emergenza sanitaria, sarebbe per molti un salto politico nel buio.

E dal versante del Movimento 5 Stelle, il capo politico Rocco Crimi, attacca, invece, l’alleato di governo Matteo Renzi che negli ultimi giorni ha fatto salire di tono le sue critiche a Conte: “Il suo discorso è stato populista e qualunquista come pochi finora, l’ho trovato fuori luogo”. E poi lo paragona all’ex alleato di governo, Matteo Salvini: “Se avessimo dovuto seguire l’apri tutto e il chiudi tutto fatto a giorni alterni dal leader della Lega, dall’alto del suo gradimento, e da Renzi, dal basso dal suo gradimento, avremmo avuto un’azione schizofrenica”.

E intanto Salvini torna ad attaccare la maggioranza: “Governano insieme e dicono tutti cose diverse. Penso non potranno andare avanti a litigare all’infinito e non dureranno tantissimo”. Ma in questo scenario entra nuovamente in gioco Berlusconi appoggiando, anzi rivendicando ad esempio il sì ai 36 miliardi messi a disposizione dal Meccanismo europeo di stabilità (Mes), purché senza condizioni e manifestando il voto contrario di Forza Italia alla sfiducia al ministro dell’Economia Roberto Gualtieri presentata dalla Lega. In tutto questo c’è chi mette in relazione il cambio di rotta del Cavaliere, con il ritorno nella stanza dei bottoni di Gianni Letta, da sempre suo fidatissimo consigliere.

L’obiettivo è chiaro, mettere sul tavolo da gioco i 61 senatori e i 97 deputati di Forza Italia che, in caso di spaccatura dei grillini, andrebbero a sostituirli per formare un governissimo. E il dado vincente potrebbe essere quello di Mario Draghi, ex presidente della Bce, uomo molto vicino al leghista Giorgetti e sponsorizzato da Salvini. Non dimenticando però che nel 2022 si svolgerà l’elezione del nuovo Presidente della Repubblica e, quindi, tutto potrebbe essere rimescolato. Ma come si racconta sempre nelle leggende “metropolitane”: in politica mai dire mai.

(fonte Repubblica.it)

E’ un Giuseppe Conte che tenta la carta delle scuse, rivolte agli italiani, che non hanno ancora ricevuto gli aiuti promessi. E lo fa sempre su facebook, proprio in occasione della celebrazione del primo maggio, festa dei lavoratori.

“Non farò finta di non sentire i vostri consigli, le vostre sollecitazioni, la vostra rabbia, la vostra angoscia. Non cadono nel vuoto, non sono parole al vento. Sono piuttosto il vento che spinge più forte l’azione del governo. Credo sia l’unico modo per onorare questo giorno, questo 1 maggio”.

“Abbiamo lavorato al massimo – si legge nel post del suo profilo social – per far ripartire a pieno regime il motore dello Stato, perché questo poderoso sostegno pubblico si concretizzasse in pochi giorni: ci sono stati e ancora continuano alcuni ritardi nelle somme da erogare, come pure complicata si sta rivelando la partita dei finanziamenti. Chiedo scusa a nome del governo, e vi assicuro che continueremo a pressare perché i pagamenti e i finanziamenti si completino al più presto”, ha continuato Conte. 

“Lo Stato, così come tutti i lavoratori, non ha mai trovato di fronte a sé una minaccia sanitaria ed economica come questa. Negli ultimi 50 giorni abbiamo dovuto mettere in campo uno sforzo economico pari a quello di intere manovre di bilancio realizzate nell’arco di 2 o 3 anni. Tanti hanno ricevuto un sostegno – ha concluso il Premier – altri lo riceveranno nei prossimi giorni. E’ ai dettagli un nuovo provvedimento con aiuti e misure per la ripartenza economica che saranno più pesanti, più rapidi, più diretti”.

(fonte Agi)

Il sondaggio pubblicato questa mattina dal Corriere.it e realizzato dall’Istituto Ipsos di Nando Pagnoncelli, delinea un quadro politico, riferito agli orientamenti di voto, che fa segnare dei cambiamenti rilevanti proprio in un momento drammatico per il nostro Paese che sta affrontando l’emergenza del coronavirus.

La Lega, pur mantenendosi al primo posto con il 25,4%, arretra del 5,7%, scende al di sotto del 30% e ritorna sui valori del maggio 2018. Invece, quasi in controtendenza il M5S cresce del 3,3% attestandosi al 18,6%. Il Pd si mantiene al secondo posto con il 21,3% (+0,7%) riportandosi sui valori dell’estate scorsa, prima della scissione di Renzi. A seguire Fratelli d’Italia con il 14,1% (+1,1%), e Forza Italia con il 7,5% (+0,7%).

Il M5S sembra beneficiare dell’immagine positiva del governo e del suo presidente più del Pd che è stato a lungo in silenzio a causa della malattia del suo segretario Zingaretti colpito dal coronavirus. Nel complesso i tre principali partiti del centrodestra perdono il 4,2%, scendono per la prima volta nell’anno al di sotto del 50% (47%), e riducono a soli 2 punti il vantaggio sulle quattro forze della maggioranza (che salgono al 45%).

Dal sondaggio emerge che la preoccupazione per la pandemia si mantiene elevata, ma in aprile si rileva una graduale percezione di miglioramento della situazione. Oggi, infatti, il 39% ritiene che siamo all’apice dell’emergenza (in calo del 17% rispetto ad inizio aprile), mentre gli ottimisti, cioè coloro che ritengono che il peggio sia passato, salgono al 21% (contro il 6% di inizio mese), e chi si aspetta che il peggio debba ancora arrivare scende al 22%. Dunque, per la prima volta prevale l’opinione di coloro che ritengono opportuno riaprire la maggior parte delle attività lavorative (49%), rispetto a chi è favorevole al mantenimento della chiusura per evitare i contagi (37%).

In questo quadro gli indici di gradimento del governo (58) e del presidente Conte (66) fanno segnare un aumento rispettivamente di 2 e 5 punti rispetto a marzo, attestandosi sul livello massimo dall’esordio dell’esecutivo giallo-rosso in poi.

Gradimento dei leader. Il sondaggio fa registrare cambiamenti di rilievo rispetto al mese di marzo che, lo ricordiamo, fu caratterizzato da un prevalente clima di concordia generato dall’emergenza sanitaria. Oggi si registra un aumento di gradimento per la maggior parte degli esponenti della maggioranza e una flessione per quelli dell’opposizione: il ministro della Salute Speranza aumenta di 4 punti e si colloca al primo posto con un indice pari a 37, di fatto raddoppiando il valore registrato a inizio mandato. Al secondo posto si colloca Giorgia Meloni (35), in flessione di 4 punti, seguita da Franceschini (34), in aumento di due. Salvini fa segnare il calo più vistoso (perde 8 punti), cedendo due posizioni in graduatoria, attestandosi a 31, tallonato da Zingaretti a 30. Poi Di Maio (29) e Bellanova (25), entrambi in crescita di 2 punti, quindi Bonafede a 24, Crimi (22), Berlusconi (21) e Renzi (13).

(fonte Corriere.it)

E’ necessario mantenere i livelli di sicurezza facendo rispettare il distanziamento sociale e promuovendo un utilizzo diffuso dei dispositivi di protezione individuale, fino a quando non sarà disponibile una terapia adeguata e un vaccino che possa sconfiggere questo virus. Ci avviamo verso una fase molto complessa ma è importante procedere a un allentamento del regime attuale delle restrizioni, facendo il possibile per preservare l’integrità del nostro tessuto produttivo. Il motore del Paese deve avviarsi ma sulla base di un programma ben strutturato“.

E’ quanto ha affermato il premier Giuseppe Conte che, durante l’intervento di oggi al Senato, ha annunciato alcuni punti che il governo sta limando in previsione dell’avvio della fase2 prevista per il 4 maggio.

“Questa emergenza, che incide sulle fasce più fragili, rischia di creare nuove povertà e lacerare un tessuto sociale già provato. Abbiamo già compiuto alcuni passi. Il governo però è consapevole che questi interventi non sono sufficienti: occorre un sostegno alle famiglie e alle imprese prolungato nel tempo ancora più incisivo”. 

Per quanto riguarda l’App per il tracciamento, sarà offerta su base volontaria, non obbligatoria. Anche per le misure di distanziamento sociale ci saranno alcune modifiche, non ci sfugge – ha aggiunto Conte – la difficoltà dei cittadini nel continuare a rispettare le regole anticontagio e l’aspirazione al ritorno alla normalità”. 

Domani dovrebbe svolgersi il consiglio dei ministri per il varo del Documento di economia e finanza. A quanto si apprende da più fonti di governo, la riunione non è ancora convocata, ma si lavora in queste ore perché si possa approvare il Def nella giornata di mercoledì. Il governo dovrebbe dare il via libera anche alla relazione al Parlamento sullo scostamento di bilancio, per autorizzare nuove spese in deficit e finanziare le misure del decreto atteso a fine mese. Si parla, infatti, di un investimento di almeno 50 miliardi di euro.

“Sull’ormai strafamoso Mes – ha continuato il Premier – si è alimentato nelle ultime settimane un dibattito che rischia di dividere l’Italia in opposte tifoserie, ma l’intento è procedere con la massima cautela. Chi esprime dubbi su questa linea di credito contribuisce a un dibattito democratico e costruttivo. Ritengo che questa discussione debba avvenire in modo pubblico, trasparente, in Parlamento, al quale spetterà l’ultima parola. Ci sono Paesi in Ue – ha proseguito Conte – che hanno dimostrato interesse al Mes senza condizioni. La Spagna ha dimostrato di essere interessata purché non abbia le condizionalità previste prima dell’emergenza. Rifiutare questa nuova linea di credito significherebbe fare un torto a questi Paesi che ci affiancano nella battaglia in Ue”.

“Prima della fine di questa settimana – ha concluso Conte – confido di comunicarvi questo piano e di illustrarvi i dettagli di questo articolato programma per la fase 2 del Coronavirus. Una previsione ragionevole è che lo applicheremo a partire dal prossimo 4 maggio“.

Il sondaggio realizzato da SWG per il tg La7 di Enrico Mentana continua a premiare la Lega, che cresce ancora di 0,4 punti rispetto alla scorsa settimana e tocca il 34,5%, come cita il sito Youtrend. Variazione positiva anche il Partito Democratico, che dopo la flessione registrata nell’ultimo periodo recupera l’1,1% e si porta al 18,6%. Continua invece la discesa del Movimento 5 Stelle (15,8%), giù di un punto percentuale rispetto alla settimana precedente e ormai a quasi 3 punti di distanza dal partito di Zingaretti.

Nel centrodestra, intanto, continua l’ascesa di Fratelli d’Italia (+0,6%), a cui manca mezzo punto percentuale per andare in doppia cifra. Resta invece stabile al 6,2% Forza Italia. La coalizione di centrodestra, comprendente i partiti di SalviniMeloniBerlusconi e Toti, toccherebbe pertanto il 51,3% e raggiungerebbe quindi la maggioranza assoluta dei voti (era al 50,3% la settimana scorsa).

Tra gli altri partiti perde lo 0,4% Italia Viva di Matteo Renzi (5,6%), ma calano anche Sinistra Italiana-MDP-Art. 1 (3,3%), i Verdi (1,9%) e +Europa (1,5%), tutti giù dello 0,3%.

Infine, resta sempre molto alta la percentuale di coloro che scelgono di non esprimersi: al momento sarebbero il 37% del campione.

Un Matteo Renzi che mostra inequivocabilmente paura e debolezza politica quando, durante un’intervista al festival de Linkiesta a Milano, dice “che andare a votare ora significa consegnare totalmente il Paese a Salvini. Si chiama masochismo. Se il Partito democratico e il M5S scelgono di farlo, disintegreranno la propria rappresentanza in Parlamento”.

Un messaggio che non si presta a interpretazioni pindariche, ma piuttosto fotografa l’attuale situazione politica che, rispetto a un mese fa, vede all’orizzonte il serio rischio che in primavera si possa ritornare al voto.

“Se ci sarà una crisi di governo – aggiunge Renzi – seguiremo la Costituzione ma ora dobbiamo pensare a risolvere i problemi. E sull’operazione Conte2 mette di fatto il proprio sigillo, rivendicando la sua “longa manus” alla costruzione del governo giallorosso. “Siamo riusciti a mettere la museruola a un tentativo di distruggere la credibilità dell’Italia. Noi abbiamo fatto un’operazione di igiene che ha salvato un Paese da un rischio pericoloso”.

Ma dietro il paventato pericolo chiamato “Salvini” in effetti si cela quella che è la madre di tutte le battaglie: non perdere l’Emilia Romagna. Il 26 gennaio 2019 in quella Regione, roccaforte rossa da sempre, si traccerà una sorta di linea Maginot. Sarà davvero così? Oppure l’ex premier sta operando una fine strategia preventiva per poi addossare le colpe a Zingaretti, tentando così la carta dell’alibi perfetto e la conseguente dissoluzione del partito democratico? Questa mossa gli consentirebbe di drenare consenso e portare dentro uomini del Pd, in considerazione che la sua nuova creatura, per adesso, è ferma ad una forbice che oscilla tra il 5 e il 6%. Percentuali basse che potrebbero crescere evocando quel canto delle sirene proveniente dalle parti di Forza Italia.

E’ noto infatti che da tempo Renzi “corteggi”, politicamente parlando, la vice presidente della Camera e deputata di Forza Italia, Mara Carfagna. “Porte aperte a chi vorrà venire non da ospite ma da dirigente. Vale per la Carfagna e per gli altri dirigenti del suo partito, ma noi non tiriamo la giacchetta”. E l’ex pupilla di Berlusconi ha subito replicato: “Se Renzi dichiarasse di non voler sostenere più il governo di sinistra ma di avere altre ambizioni, Forza Italia Viva potrebbe essere una suggestione”.

“Oggi io e Renzi siamo in due metà campo diverse – ha aggiunto – e non so cosa accadrà nei prossimi giorni, ma molti dopo 25 anni non si sentono a proprio agio in Forza Italia, oggi si sentono a casa d’altri”.

“Mi fa rabbia la sudditanza psicologica nei confronti del sovranismo che è dannosa per il nostro partito, per le alleanze internazionali. In nessun Paese i partiti liberali sono affetti da sudditanza verso le destre estreme. Non mi piace e non lo accetto. Non è un destino ineluttabile che un partito di centro come Forza Italia sia destinato a essere bloccato al 5 per cento. Vedo un atteggiamento rinunciatario e il centrodestra deve essere equilibrato. Oggi non vedo un centrodestra ma una destra-destra, è quello che è accaduto in Umbria rischia di accadere in Emilia Romagna”.

Carfagna ha poi parlato dell’ipotesi di candidarsi alle regionali in Campania: “É un discorso prematuro, si vota a maggio, bisogna essere pronti a ogni sfida. Governare quella terra è una sfida enorme, chi fa politica non può tirarsi indietro di fronte a eventuali sfide”. E dichiarando di aver parlato Silvio Berlusconi ha aggiunto: “Candidata per gentile concessione di Salvini? Sono commossa ed emozionata”.

E infine su twitter ha precisato che il suo campo politico rimane il centrodestra, lasciando intendere che la sua possibile candidatura come governatrice della Campania spazzerebbe qualsiasi “abiura” nei confronti del sovranismo a traino salviniano. E la contesa di Mara Carfagna, tra i due Matteo, rimane apertissima.

fonte foto huffingtonpost.it