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Da tre anni aspettano il pagamento da parte della Regione, ma fino adesso non hanno ricevuto alcuna somma. Si tratta dei tirocinanti dell’ex avviso 22. Una vicenda per la quale il gruppo parlamentare del Movimento 5 Stelle, con a capo il capogruppo Nunzio Di Paola e la deputata Roberta Schillaci, hanno chiesto la convocazione urgente in Commissione dell’assessore regionale al Lavoro e dei vertici del Dipartimento alle Attività Formative, dei sindacati e del portavoce dei tirocinanti.

L’Avviso 22, varato nel 2018 per un valore di 25 milioni di euro, doveva finanziare i percorsi di tirocinio della durata sei mesi, o dodici nel caso di soggetti disabili e svantaggiati: ai tirocinanti doveva essere corrisposta una indennità pari a 500 euro mensili mentre a carico delle aziende era prevista la copertura assicurativa dell’Inail e la polizza per responsabilità civile verso terzi. Nonostante la Regione abbia promesso di sbloccare i pagamenti, ancora molti tirocinanti non hanno ricevuto il proprio compenso.

“Abbiamo sollecitato l’incontro – ha detto l’onorevole Roberta Schillaci, componente della Commissione all’Ars – per chiarire come risolvere i ritardi dall’assessorato dovuti anche alla mancata produzione, da parte di enti promotori e aziende, della corretta documentazione”.

“Contro dispersione e devianza, nelle scuole si fa un lavoro pregevole e con tante forze in campo. Manca però il raccordo tra gli enti e gli investimenti in infrastrutture e risorse umane. Nelle scuole, contro la dispersione e la devianza minorile, c’è un impegno lodevole. Tutti gli operatori del settore sono attivi e attenti, ognuno fa molto bene il suo lavoro, ma tutto questo non è sostenuto adeguatamente dalle istituzioni pubbliche”.

E’ quanto afferma la deputata regionale del Movimento 5 Stelle, Roberta Schillaci, che oggi ha visitato, insieme alla commissione Antimafia all’Ars, cui appartiene, l’istituto comprensivo Sperone-Pertini di Palermo. Si tratta di una ricognizione che la Commissione sta svolgendo nelle scuole siciliane più a rischio, per valutare il fenomeno della dispersione scolastica e della devianza minorile.

“Nel quartiere in cui ci siamo trovati oggi – riferisce Schillaci – solo il 20 per cento delle famiglie risultano coinvolte in attività illecite e questo indica che c’è un reale cambiamento, dovuto all’intenso lavoro di dirigenti, insegnanti, operatori scolastici, forze dell’ordine e associazioni. Più in generale, però, abbiamo trovato delle situazioni intollerabili. Qualche esempio: c’è un solo assistente sociale al servizio di 17 plessi che rientrano in un comprensorio di quartieri della parte Sud di Palermo. Ci sono scuole fatiscenti, con classi collocate al nono piano di un condominio, senza palestre o con palestre inagibili. I dirigenti ci riferiscono che Comune e Città metropolitana spesso non rispondono neanche alle richieste di manutenzioni. In un’altra visita, allo Zen, abbiamo appreso di famiglie che non si rendono conto dei disagi psichici lievi dei propri figli, che non vengono trattati in tempo e si trasformano così in disabilità importanti. Al di là delle scuole, poi, nei territori a rischio mancano gli impianti sportivi, dove tutti sappiamo che lo sport è un potente strumento di inclusione”.

“Quel che occorre realmente – conclude la Schillaci – è una sinergia, una cabina di regia a vari livelli. A cominciare dalla Regione, passando per la programmazione degli interventi nelle città e nei quartieri, tutto in armonia con le esigenze specifiche dei singoli istituti. Dopo ogni visita, ci rendiamo conto dell’urgenza di assicurare coordinamento, integrazione e soprattutto investimenti in infrastrutture e in risorse umane. Su questi punti terremo molto alta l’attenzione”.

E’ un Musumeci che attacca a muso duro l’Europa, colpevole di avere un atteggiamento da scaricabarile nei confronti di un opera, come quella sullo Stretto di Messina, che reputa fondamentale per la Sicilia e per l’Italia.

“Verrebbe da dire: ma di cosa stiamo discutendo? Cosa aspetta, ancora, il governo centrale a chiedere all’Ue il finanziamento per la costruzione del Ponte sullo Stretto?”. A chiederlo è il presidente della Regione siciliana, Nello Musumeci, commentando la risposta ufficiale della commissaria europea ai Trasporti, Adina-Ioana Vălean, a una interrogazione posta da un’eurodeputata siciliana della Lega, sull’ipotesi di collegamento tra la Sicilia e Calabria.

Per l’esponente dell’esecutivo, guidato da Ursula von der Leyen, infatti, “la valutazione di un progetto sulla rete Ten-T può essere effettuata solo sulla base di una proposta concreta e matura dello Stato membro. Le autorità italiane – continua il commissario europeo – non hanno presentato alla Commissione piani concreti in merito a tale collegamento. La scelta dello strumento di finanziamento per un determinato progetto dovrebbe essere decisa dall’Italia, in funzione della natura del progetto e della sua sostenibilità finanziaria”. 

“Sicilia e Calabria – afferma duramente Musumeci – sono stanche di essere considerate periferia d’Europa e per diventare centrali nell’area del Mediterraneo uno dei requisiti essenziali è il collegamento stabile tra le due sponde. Diciamo basta a un dibattito ultrasecolare, fatto di relazioni e contro relazioni, con il solito obiettivo di rinviare la decisione alle calende greche. Questa telenovela ha stancato tutti”.

Insomma lo scontro è servito in un piatto d’argento. Già ad aprile, come avevamo scritto in questo articolo (clicca qui per leggerlo), il presidente della Regione si era “scagliato” contro il governo nazionale chiedendo quali fossero le intenzioni di Palazzo Chigi: “Draghi ci dica cosa vuole fare del Ponte sullo Stretto, abbiamo diritto a una risposta definitiva. Basta con gli eterni rinvii e i balletti, altrimenti siamo pronti a farlo da soli”.

E’ un Musumeci che tira dritta sul versante delle vaccinazioni che, in Sicilia, ha un primato tutto in negativo. “Abbiamo deciso di aprire da domani la prenotazione ai cittadini dai 50 anni in su: per l’esattezza dai nati dal 1971 (dal primo gennaio) in poi e lo abbiamo chiesto al commissario Figliuolo, con due lettere, la possibilità di ammettere al vaccino anche le persone al di sotto dai 50 ai 60 anni. Ci è stato sempre risposto che non è possibile, e che può essere consentito solo quando avremo messo al sicuro gli ultra 80enni ma è chiaro che non abbiamo poteri sanzionatori o coercitivi, per convincere i riottosi”. Ad annuncialo, dunque, il governatore della Sicilia, Nello Musumeci, nel corso di una conferenza stampa a Palazzo d’Orleans.

E in Sicilia si avvia, anche nelle isole minori, la campagna vaccinale. Infatti, saranno somministrate le dosi a tutti i cittadini dai 18 anni in su. Si inizia nel weekend a Lampedusa e Linosa, da lunedì nel resto delle isole.

“Spero che il generale Figliuolo voglia comprendere che da parte nostra non c’è alcuna volontà di essere disobbedienti – dice il governatore Nello Musumeci – ma avvertiamo tutti il peso della responsabilità della specifica condizione epidemiologica dell’isola ma anche di carattere sociale. Dobbiamo correre, altrimenti non ce ne usciremo più da questo tunnel”.

“Dobbiamo andare avanti – ha proseguito il governatore – vaccinando quanta più gente possibile. Abbiamo aspettato abbastanza e nessuno può accusarci di non aver rivolto la prioritaria attenzione alle fasce più deboli e fragili. Niente più scorte nei frigoriferi, in attesa che avvenga una ‘conversione’ da parte dei cittadini diffidenti. Aver registrato in Sicilia cinque decessi, che secondo i mass media potevano essere collegati alla somministrazione di AstraZeneca, ha determinato una psicosi comprensibile ma ingiustificata. Tutto questo ha rallentato non solo l’immunizzazione della fascia anagrafica interessata, ma ha anche avuto una ricaduta negativa sugli ultra ottantenni. E non ce lo possiamo permettere. Gli operatori sono pronti e le Asp già mobilitate: andiamo avanti”.

Dall’inizio della campagna vaccinale, in Sicilia sono stati già somministrati oltre un milione e mezzo di vaccini (poco più di un milione come prima dose e il resto come seconda). Al momento, nell’Isola, risulta già immunizzato (con doppia dose o monodose del vaccino Janssen) il 10 per cento di tutta la popolazione. Mentre la prima somministrazione copre il 21 per cento dei cittadini siciliani. Inoltre, il presidente Musumeci ha annunciato, che sabato a Catania si sottoporrà anche lui alla vaccinazione.

Quindi uno scontro diretto con il commissario Figliuolo in una situazione che vede ancora indietro la Sicilia sulle vaccinazioni e proprio ieri l’ennesima decisione di mettere Corleone in zona rossa. E adesso non resta che attendere di vedere in quanti over 50 saranno “disponibili” a vaccinarsi. Se si considera che in frigo, in Sicilia, ci sono quasi 250 mila dosi del vaccino Astrazeneca ancora da utilizzare, come dichiarato dallo stesso dirigente generale delle Regione e commissario per l’emergenza Covid, Mario La Rocca.

IL VIDEO DELL’INTERVISTA AL PRESIDENTE MUSUMECI (fonte sito BlogSicilia.it)

I dati della campagna vaccinale in Sicilia

“Il governo Draghi ci dica cosa vuole fare del Ponte sullo Stretto, abbiamo diritto a una risposta definitiva. Basta con gli eterni rinvii e i balletti, altrimenti siamo pronti a farlo da soli”.
E’ quanto il presidente della Regione Siciliana, Nello Musumeci, ha esternato oggi nel corso di una conferenza stampa a Catania col governatore della Calabria, Nino Spirlì, e l’amministratore delegato di Webuild, Pietro Salini, sul tema ‘Grazie Ponte sullo Stretto: l’opera possibile e necessaria, per l’Italia e per l’Europa’.

All’iniziativa, promossa dal network “Lettera150” con il professore Felice Giuffrè, hanno preso parte anche l’ex ministro Pietro Lunardi, l’assessore regionale alle Infrastrutture Marco Falcone e l’omologo della Calabria Domenica Catalfamo.
Con una battuta, il presidente della Regione Siciliana si è riferito al ponte: “Chiamiamolo “Ulisse” – ha detto – perché pare che a Roma se diciamo Ponte sullo Stretto sia considerata una parolaccia”.

E proprio questa dichiarazione ha innescato una polemica a distanza con il presidente della commissione antimafia in Sicilia, il deputato regionale Claudio Fava, che ha stigmatizzato così le parole del presidente della Regione: “Musumeci ha ribattezzato il ponte sullo stretto “Ulisse”. Contento lui. Ai siciliani invece resta  l’Odissea quotidiana di treni lenti come cent’anni fa e di autostrade che assomigliano alla Parigi-Dakar”. 

“Siamo stanchi di essere considerati colonia – ha continuato Musumeci – vogliamo diventare il cuore, la piattaforma logistica del Mediterraneo. Ma non sarà possibile se non c’è l’alta velocità e se non si passa in tre minuti tra le due sponde. C’è chi vuol mantenere il sistema Italia diviso in due: un Nord ricco e opulento che produce e un Sud povero e straccione che consumai i prodotti del Nord”. 

Problematiche più politiche che tecniche, anche secondo Pietro Salini, amministratore delegato di Webuild, la società che dovrebbe occuparsi della costruzione dell’opera. “Si può fare – spiega Salini –  anzi, lo stavamo facendo, ma ci hanno fermati. La differenza tra i Paesi che crescono e quelli che annaspano è anche nella capacità di creare le grandi opere, di creare prospettive e di essere attrattivi. Il Ponte creerebbe 20 mila posti di lavoro. Noi siamo pronti a partire, anche domani”.
Sulla stessa linea anche il presidente della Regione Calabria, Nino Spirlì: “Calabria e Sicilia sono le porte per chi arriva dal Canale di Suez e dai Paesi che oggi detengono un grande potere economico, come Cina e India, ormai ago della bilancia dell’economia mondiale, e il continente africano che, nei prossimi decenni, sarà l’interfaccia naturale con l’Europa. Non è dunque ammissibile che i primi territori europei non siano tra loro collegati. L’Europa ha l’obbligo di crearlo”.

Insomma, una vera e pura querelle che ha tanto il sapore di campagna elettorale (il prossimo anno si vota in Sicilia per l’elezione del nuovo presidente della Regione). Di “Ponte sullo Stretto” sì è sempre parlato e forse, chissà, anche in era antidiluviana. Oggi, se vogliamo essere davvero schietti, le priorità per la Sicilia sono davvero altre. E quella in cima tra tutte è la battaglia al covid. Il resto è solo esercizio retorico e operazione di “distrazione di massa”.

“Esiste un reale rischio di chiusura per migliaia di aziende agricole a causa dei danni provocati dagli effetti del Covid. E’ necessario che la Regione siciliana dichiari lo stato di crisi. In seguito agli eventi pandemici l’agricoltura e la zootecnia siciliana versano in uno stato di grandissima difficoltà. L’ aumento dei costi di produzione e le continue speculazioni nei confronti dei nostri prodotti ha messo in ginocchio l’agricoltura e la zootecnia”.

E’ il grido di allarme lanciato dal movimento “Terra è Vita”, nel corso di un incontro avvenuto con l’assessore all’Agricoltura della Regione siciliana, Toni Scilla.

“Prodotti, come il grano duro, la frutta e l’uva – scrivono gli esponenti del movimento Santo Bono e Pino D’Angelo – hanno subito una flessione negativa di circa il 40%, mentre per altri prodotti come gli ortaggi, il latte bovino, la carne e l’olio d’oliva la diminuzione dei prezzi si attesta intorno al 35-40%. Inoltre, a tutto questo si aggiunge una serie di eventi atmosferici che, negli ultimi mesi, hanno arrecato danni gravissimi alle produzioni e alle strutture agricole. Questo, di fatto, costringerà migliaia di agricoltori e allevatori ad abbandonare l’attività produttiva, causando così un durissimo colpo all’economia dell’intera Sicilia”.

“Dunque, un nuovo bacino di disoccupazione settoriale vedrà decine di migliaia di lavoratori ritrovarsi senza alcuna forma di sostentamento. La chiusura dei ristoranti e degli hotel ha prodotto, tra l’altro, anche un calo vertiginoso del consumo dei prodotti agricoli mettendo in crisi le aziende siciliane”.     

“Si è parlato anche – si legge ancora nella nota – degli agrumi siciliani venduti a prezzi che non incoraggiano la produzione e che, inoltre, debbono subire la concorrenza sleale delle arance di provenienza estera che per di più vengono trattate chimicamente, ma oltre il danno economico per i produttori anche la beffa per il consumatore ignaro. Migliaia di aziende zootecniche rischiano la chiusura perché, se si considerano tutti i costi dei sementi, fieno, mangimi, affitti, tasse, contributi e via continuando, il latte prodotto viene venduto sotto-costo e la maggioranza dei pastori siciliani, non trasformandolo, si ritrovano a vendere il proprio prodotto in un mercato taroccato, dove chi acquista il latte a litro va a rivenderlo fuori dalla Sicilia a prezzi che arrivano anche a 97 euro al quintale più IVA”.

“Tutto ciò a causa del disinteresse generale ad affrontare la questione. Il settore olivicolo è stato danneggiato non solo dall’effetto Covid, ma anche dalle speculazioni che vengono effettuate dalla Grande distribuzione organizzata (GDO), un litro di olio extra vergine viene venduto in promozione a  euro 2,60”.

Inoltre, i rappresentanti di “Terra è Vita” Santo Bono, Pino D’Angelo affermano di aver concordato alcuni impegni con l’assessore Scilla su tutti gli argomenti trattati, “nella speranza che a breve i nuovi e gli annosi problemi che investono il settore agroalimentare e zootecnico siciliano, speriamo, giungano a soluzione”.

Noi di Terra è Vita – concludono Bono e D’Angelo – prendiamo atto della grande disponibilità da parte dell’assessore Scilla e speriamo che dalla disponibilità si passi ai fatti concreti. Ma siamo, altresì, consapevoli che i problemi sono tanti e gravi e che solo dal confronto e dalla comprensione di essi e dal rispetto e dalla collaborazione tra le parti in causa si potrà  raggiungere i risultati sperati”.

E’ bastata un’indicazione del dipartimento di Prevenzione dell’Asp di Messina a “convincere” il sindaco Cateno De Luca, ha chiudere tutte le scuole di ogni genere e grado della città fino all’8 novembre. Il primo cittadino ha emanato un’ordinanza che di fatto dispone che i dirigenti scolastici debbano provvedere, prima della ripresa dell’attività didattica, alla sanificazione dei locali, anche avvalendosi delle apposite risorse messe a disposizione dal Comune di Messina e dalla Città metropolitana. Interventi, questi, che dovranno essere disposti subito.

Il Comune, infatti, ha varato anche un pacchetto di aiuti alle famiglie e alle imprese per un importo complessivo di 25 milioni 343 mila euro, di cui circa 14 quale misura si sostegno e 11 quale misura di esenzione.

Infine De Luca, riferendosi all’indicazione dell’Asp ha affermato che “se qualche cretino pensa che io a fronte di una nota del genere potevo continuare a tenere le scuole aperte pagando personalmente poi le conseguenze dei contagi mi dispiace perché non ha idea di come funziona la macchina dello scarica barile”.

   

Dunque, si è scelto da parte del governatore Musumeci la linea morbida nei confronti del governo nazionale in tema di Dpcm-Covid, dopo che il ministro Boccia aveva fatto intendere che avrebbe impugnato gli eventuali atti difformi dallo stesso Dpcm.

Ieri sera il governo Musumeci ha approvato una norma che dà la possibilità allo stesso governo regionale di adeguare la ripresa delle attività economiche all’andamento effettivo del contagio nell’Isola.

“Stiamo applicando in Sicilia – spiega il presidente della Regione – lo stesso principio adottato dalla Provincia autonoma di Bolzano nello scorso maggio che assicura il rispetto dei valori costituzionali della sussidiarietà e della leale collaborazione. Quindi, chi parla di ‘scontro’ con lo Stato è solo in malafede. Siamo tutti consapevoli dei tempi difficili che ci attendono e della necessità di contenere la diffusione del virus, ma rivendichiamo anche responsabilità di anticipare e accompagnare la ripartenza per meglio rispondere alle specifiche esigenze del territorio siciliano”.

Alla fine ristoranti e bar rimarranno chiusi alle 18 e nei quattro articoli del disegno di legge approvato dal governo regionale però non è prevista la possibilità di chiudere i locali alle 23, ma “una norma che dà la possibilità al governo regionale di adeguare la ripresa delle attività economiche all’andamento effettivo del contagio nell’Isola”.

Per Marianna Caronia è un ritorno alla “casa madre” come lei stessa ha dichiarato nel corso della presentazione al gruppo all’Ars di Forza Italia, al quale ha preso parte il presidente dell’Assemblea regionale, Gianfranco Miccichè e coordinatore regionale del partito di Berlusconi in Sicilia. Nei mesi scorsi la Caronia era transitata per un breve periodo nella Lega di Salvini. Al gruppo forzista è anche passata la deputata dell’Udc Margherita La Rocca Ruvolo.

“Siamo un partito aperto, questa è una prima evidenza” – ha detto Miccichè -. “I risultati delle elezioni comunali ne sono la testimonianza. Abbiamo avuto risultati ottimi ovunque. Forza Italia oggi è un partito strutturato”.

“Il ritorno di Marianna Caronia e Margherita La Rocca Ruvolo mi fa molto piacere. Con loro facciamo un salto di qualità, si è creato un rapporto forte che si è consolidato senza trattative, questa è una cosa che dico con orgoglio. Nessuna delle due mi ha detto ‘voglio questo o voglio quello’. Sono due grandissime deputate, c’è stato solo un confronto di soli ideali e progetti. Questa è la migliore delle partenze. Forza Italia c’è. Ho sentito Berlusconi ieri ed è molto contento e vi ringrazio per il vostro ingresso e lo farà anche personalmente. Mi ha anche detto di fare un plauso a tutti gli azzurri per i risultati ottenuti in Sicilia. E’ molto felice”.

“Per me è un ritorno a casa – ha detto Marianna Caronia – conosco il percorso di Forza Italia fin dai suoi albori. Adesso ci ritroviamo nel comune intento di far un determinato tipo di politica. Ci siamo compresi su diversi temi. Oggi Forza Italia può continuare a diventare per i siciliani un punto di riferimento importante. Torno con entusiasmo e voglia di fare”.

“I motivi del mio addio all’Udc sono molteplici. Questa seconda legislatura per me può essere utile per rafforzarmi- ha spiegato Margherita La Rocca Ruvolo – visto che sono entrata in politica a 50 anni. Ringrazierò sempre l’Udc, per me è stata un’esperienza importante. Mi dispiace, ma ho fatto le mie valutazioni ponderate. In Forza Italia ho trovato le porte aperte e continuerò a cercare di rappresentare la Sicilia con orgoglio. Sono convinta che questa scelta mi possa far continuare a progredire. Lavoreremo per migliorare sicuramente la sanità, cosa che mi viene imposta del ruolo di presidente della commissione Sanità”.

(fonte Italpress.it)

“Anche in Sicilia dobbiamo prepararci al peggio. Servono sempre più posti letto per i positivi bisognosi di cure e sempre più posti di terapia intensiva per chi è in grave difficoltà”.

E’ il presidente della Regione siciliana, Nello Musumeci, a lanciare l’allarme in un momento in cui è alto il rischio di un sovraffollamento negli ospedali per i potenziali ricoveri dei positivi al coronavirus.

“Mai si è avvertita la necessità di essere solidali e uniti – dice ancora il governatore siciliano – come in questo momento. A cominciare da chi, a qualsiasi livello, rappresenta le Istituzioni pubbliche e, perciò, ha il dovere di non cedere a impulsi emotivi e di scegliere quel che è giusto e non quel che appare utile”.

“Ma, assieme ai posti letto – continua Musumeci – servono i sanitari specialisti: dobbiamo far bastare quelli di cui già disponiamo (che ringrazio di cuore, assieme agli operatori), perché ovunque, in Italia, c’è una paurosa carenza di queste figure professionali. Ogni ospedale deve, dunque, cedere qualcosa per dare precedenza assoluta ai malati di Covid. Egoismi e guerre di campanile non sarebbero accettabili, specie in tempi di ‘guerra’ come quelli che viviamo. E l’ospedale di Acireale è fra questi: perché ha la capienza, ha la terapia intensiva, ha il personale sanitario necessario ed è a sette minuti dal più vicino ospedale di Catania”.

“Ritengo però necessario che, assieme alla sua temporanea conversione – aggiunge Musumeci – l’ospedale acese mantenga attivo il suo Pronto soccorso: l’emergenza deve essere assicurata giorno e notte, in assoluta sicurezza anti Covid. Lo stesso vale per tutti i servizi ambulatoriali, che dovranno continuare a essere forniti ai cittadini di Acireale, seppure in un altro sito della città. E’ una misura sofferta ma necessaria, condivisa con l’assessore regionale per la Salute. E sono certo che la generosa Comunità acese saprà, anche stavolta, esprimere solidarietà concreta verso i più sfortunati che verranno colpiti dal Covid”.

“Solo se restiamo uniti e prudenti – conclude la nota di Musumeci – riusciremo a vincere questa dura battaglia, a conclusione della quale l’ospedale di Acireale potrà riprendere la sua normale attività, peraltro più dotato e attrezzato di prima”.

Fonte foto (nebrodinews.it e cataniamedica.it)