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E’ bastata un’indicazione del dipartimento di Prevenzione dell’Asp di Messina a “convincere” il sindaco Cateno De Luca, ha chiudere tutte le scuole di ogni genere e grado della città fino all’8 novembre. Il primo cittadino ha emanato un’ordinanza che di fatto dispone che i dirigenti scolastici debbano provvedere, prima della ripresa dell’attività didattica, alla sanificazione dei locali, anche avvalendosi delle apposite risorse messe a disposizione dal Comune di Messina e dalla Città metropolitana. Interventi, questi, che dovranno essere disposti subito.

Il Comune, infatti, ha varato anche un pacchetto di aiuti alle famiglie e alle imprese per un importo complessivo di 25 milioni 343 mila euro, di cui circa 14 quale misura si sostegno e 11 quale misura di esenzione.

Infine De Luca, riferendosi all’indicazione dell’Asp ha affermato che “se qualche cretino pensa che io a fronte di una nota del genere potevo continuare a tenere le scuole aperte pagando personalmente poi le conseguenze dei contagi mi dispiace perché non ha idea di come funziona la macchina dello scarica barile”.

   

Dunque, si è scelto da parte del governatore Musumeci la linea morbida nei confronti del governo nazionale in tema di Dpcm-Covid, dopo che il ministro Boccia aveva fatto intendere che avrebbe impugnato gli eventuali atti difformi dallo stesso Dpcm.

Ieri sera il governo Musumeci ha approvato una norma che dà la possibilità allo stesso governo regionale di adeguare la ripresa delle attività economiche all’andamento effettivo del contagio nell’Isola.

“Stiamo applicando in Sicilia – spiega il presidente della Regione – lo stesso principio adottato dalla Provincia autonoma di Bolzano nello scorso maggio che assicura il rispetto dei valori costituzionali della sussidiarietà e della leale collaborazione. Quindi, chi parla di ‘scontro’ con lo Stato è solo in malafede. Siamo tutti consapevoli dei tempi difficili che ci attendono e della necessità di contenere la diffusione del virus, ma rivendichiamo anche responsabilità di anticipare e accompagnare la ripartenza per meglio rispondere alle specifiche esigenze del territorio siciliano”.

Alla fine ristoranti e bar rimarranno chiusi alle 18 e nei quattro articoli del disegno di legge approvato dal governo regionale però non è prevista la possibilità di chiudere i locali alle 23, ma “una norma che dà la possibilità al governo regionale di adeguare la ripresa delle attività economiche all’andamento effettivo del contagio nell’Isola”.

Per Marianna Caronia è un ritorno alla “casa madre” come lei stessa ha dichiarato nel corso della presentazione al gruppo all’Ars di Forza Italia, al quale ha preso parte il presidente dell’Assemblea regionale, Gianfranco Miccichè e coordinatore regionale del partito di Berlusconi in Sicilia. Nei mesi scorsi la Caronia era transitata per un breve periodo nella Lega di Salvini. Al gruppo forzista è anche passata la deputata dell’Udc Margherita La Rocca Ruvolo.

“Siamo un partito aperto, questa è una prima evidenza” – ha detto Miccichè -. “I risultati delle elezioni comunali ne sono la testimonianza. Abbiamo avuto risultati ottimi ovunque. Forza Italia oggi è un partito strutturato”.

“Il ritorno di Marianna Caronia e Margherita La Rocca Ruvolo mi fa molto piacere. Con loro facciamo un salto di qualità, si è creato un rapporto forte che si è consolidato senza trattative, questa è una cosa che dico con orgoglio. Nessuna delle due mi ha detto ‘voglio questo o voglio quello’. Sono due grandissime deputate, c’è stato solo un confronto di soli ideali e progetti. Questa è la migliore delle partenze. Forza Italia c’è. Ho sentito Berlusconi ieri ed è molto contento e vi ringrazio per il vostro ingresso e lo farà anche personalmente. Mi ha anche detto di fare un plauso a tutti gli azzurri per i risultati ottenuti in Sicilia. E’ molto felice”.

“Per me è un ritorno a casa – ha detto Marianna Caronia – conosco il percorso di Forza Italia fin dai suoi albori. Adesso ci ritroviamo nel comune intento di far un determinato tipo di politica. Ci siamo compresi su diversi temi. Oggi Forza Italia può continuare a diventare per i siciliani un punto di riferimento importante. Torno con entusiasmo e voglia di fare”.

“I motivi del mio addio all’Udc sono molteplici. Questa seconda legislatura per me può essere utile per rafforzarmi- ha spiegato Margherita La Rocca Ruvolo – visto che sono entrata in politica a 50 anni. Ringrazierò sempre l’Udc, per me è stata un’esperienza importante. Mi dispiace, ma ho fatto le mie valutazioni ponderate. In Forza Italia ho trovato le porte aperte e continuerò a cercare di rappresentare la Sicilia con orgoglio. Sono convinta che questa scelta mi possa far continuare a progredire. Lavoreremo per migliorare sicuramente la sanità, cosa che mi viene imposta del ruolo di presidente della commissione Sanità”.

(fonte Italpress.it)

“Anche in Sicilia dobbiamo prepararci al peggio. Servono sempre più posti letto per i positivi bisognosi di cure e sempre più posti di terapia intensiva per chi è in grave difficoltà”.

E’ il presidente della Regione siciliana, Nello Musumeci, a lanciare l’allarme in un momento in cui è alto il rischio di un sovraffollamento negli ospedali per i potenziali ricoveri dei positivi al coronavirus.

“Mai si è avvertita la necessità di essere solidali e uniti – dice ancora il governatore siciliano – come in questo momento. A cominciare da chi, a qualsiasi livello, rappresenta le Istituzioni pubbliche e, perciò, ha il dovere di non cedere a impulsi emotivi e di scegliere quel che è giusto e non quel che appare utile”.

“Ma, assieme ai posti letto – continua Musumeci – servono i sanitari specialisti: dobbiamo far bastare quelli di cui già disponiamo (che ringrazio di cuore, assieme agli operatori), perché ovunque, in Italia, c’è una paurosa carenza di queste figure professionali. Ogni ospedale deve, dunque, cedere qualcosa per dare precedenza assoluta ai malati di Covid. Egoismi e guerre di campanile non sarebbero accettabili, specie in tempi di ‘guerra’ come quelli che viviamo. E l’ospedale di Acireale è fra questi: perché ha la capienza, ha la terapia intensiva, ha il personale sanitario necessario ed è a sette minuti dal più vicino ospedale di Catania”.

“Ritengo però necessario che, assieme alla sua temporanea conversione – aggiunge Musumeci – l’ospedale acese mantenga attivo il suo Pronto soccorso: l’emergenza deve essere assicurata giorno e notte, in assoluta sicurezza anti Covid. Lo stesso vale per tutti i servizi ambulatoriali, che dovranno continuare a essere forniti ai cittadini di Acireale, seppure in un altro sito della città. E’ una misura sofferta ma necessaria, condivisa con l’assessore regionale per la Salute. E sono certo che la generosa Comunità acese saprà, anche stavolta, esprimere solidarietà concreta verso i più sfortunati che verranno colpiti dal Covid”.

“Solo se restiamo uniti e prudenti – conclude la nota di Musumeci – riusciremo a vincere questa dura battaglia, a conclusione della quale l’ospedale di Acireale potrà riprendere la sua normale attività, peraltro più dotato e attrezzato di prima”.

Fonte foto (nebrodinews.it e cataniamedica.it)

E’ una decisione sofferta quella del governatore siciliano Nello Musumeci, che si appresta a varare le nuove restrizioni in tema di Covid19, tanto da manifestare la volontà di prendersi ancora ventiquattro ore di tempo per rendere pubblica la sua decisione con una specifica ordinanza.

“Dovendo incidere su settori rilevanti nella vita quotidiana delle persone – dice Musumeci – ritengo importante valutare con estrema attenzione i provvedimenti da inserire nella nuova ordinanza per limitare il diffondersi del contagio in Sicilia. Ecco perché, dopo una giornata intensa di confronto con gli esperti del Comitato tecnico scientifico e con l’assessore alla Salute, mi sono preso 24 ore di tempo prima di adottare il nuovo provvedimento che conterrà limitazioni in alcuni settori,  come gli istituti scolastici e il sistema dei trasporti, ma senza colpire le attività economiche”.

“Domani sentirò nuovamente il ministro della Salute – si legge ancora nella nota – per un ulteriore momento di condivisione delle proposte, in uno spirito di leale collaborazione tra Stato e Regione”.

Con molta probabilità le limitazioni riguarderanno le scuole superiori, i trasporti e parzialmente le attività commerciali. Indiscrezioni che troveranno conferma domani alla luce dei numeri della pandemia che, in Sicilia, hanno subito un innalzamento dei contagi e l’istituzione della quinta “zona rossa” a Torretta di cui abbiamo parlato all’interno del nostro giornale (clicca qui per leggere l’articolo).

“Da oltre 20 anni i cittadini dei quartieri Zen, Sperone e Borgo Nuovo aspettano i 57 milioni di euro di fondi ex Gescal per riqualificare e rilanciare i propri territori. Nell’aprile 2019 siamo riusciti a riattivare il percorso amministrativo tra Regione e Comune di Palermo e a giungere ad un accordo, avallato dal consiglio comunale lo scorso maggio. Ora manca l’ultimo passaggio: un decreto del Presidente della Regione che sblocchi le risorse”.

Ad affermarlo è deputato nazionale del Movimento 5 Stelle, Adriano Varrica, parlando dei fondi ex Gescal per Palermo bloccati da oltre vent’anni.

“Non si può più perdere tempo – continua l’esponente grillino -. Ho scritto a Musumeci chiedendo di emanare il provvedimento di sua competenza a seguito del quale si potrà definire la convenzione tra Comune e Provveditorato alle opere pubbliche che ho proposto e promosso nei mesi scorsi per la progettazione e la realizzazione dei lavori”.

AGGIORNAMENTO. Pubblichiamo l’Errata corrige che segue, inviata dal deputato Adriano Varrica:

“Il Comune di Palermo non ha tempestivamente adempiuto agli obblighi di pubblicazione della delibera consiliare lo scorso maggio per le osservazioni dei cittadini relativi alle varianti urbanistiche previste dall’accordo. Questo particolare è emerso a seguito della pubblicazione del post. Mi scuso per l’imprecisione. Attenderemo la decorrenza dei termini (tra qualche giorno) e continueremo ad incalzare la Regione per i successivi provvedimenti di sua competenza.

Quella della realizzazione del Ponte sullo Stretto di Messina è da sempre argomento di scontro politico. Un’opera che vede su due sponde sedersi i fautori del Sì e del No. Ma al di là della stucchevole diatriba tutta in salsa siciliana (credo che ai nordici freghi poco anzi nulla di questa infrastruttura), rimane l’amaro in bocca per l’occasione sempre mancata. E’ l’uovo di Colombo. Tutti la vogliono e nessuno la vuole. Adesso esce fuori dal cilindro con la solita polemica che vede questa volta protagonisti l’assessore regionale siciliano Marco Falcone e il ministro per il Sud, anch’esso siciliano, Giuseppe Provenzano.

“Apprendiamo dell’ultimo diniego del Governo Conte – scrive l’assessore Falcone – stavolta giunto per bocca del ministro Provenzano, al progetto del Ponte sullo Stretto e all’eventuale utilizzo del Recovery fund per realizzare l’opera. Con amarezza dobbiamo rispondere che, purtroppo, l’unica ‘incompatibilità’ che vediamo è quella fra la visione di Roma, sostenuta paradossalmente da ministri ed esponenti siciliani che ci governano, e l’orizzonte, l’obiettivo, dello sviluppo della Sicilia”.

Parole dure, quelle di Falcone, rivolte al ministro Giuseppe Provenzano che aveva preso una posizione netta sulla realizzazione dell’opera: “i tempi del Ponte sono incompatibili con quelli del Recovery Fund”.

“E’ da mesi che si assiste ad un balletto mediatico – continua l’esponente del Governo Musumeci – condito di retromarce, annunci roboanti e fantasie come il tunnel dello Stretto, quando invece la doverosa responsabilità di governo imporrebbe soltanto chiarezza nei confronti dei siciliani: il Governo Conte non vuole il Ponte, non vuole recepire le aspettative di crescita dell’intero Mezzogiorno. Basterebbe ammetterlo per chiudere questo teatrino e rinviare tutto al 2023. Quando, cioè, il centrodestra finalmente al governo del Paese potrà dedicarsi, senza il freno delle tare ideologiche, alla svolta epocale del Ponte”.

Quindi non resta che aspettare il 2023 e se il centrodestra vincerà le elezioni, verificare se l’impegno dell’assessore Falcone, magari nominato ministro per il Sud, verrà mantenuto. E chissà, forse, sarà la volta buona. Ma voi siete favorevoli al ponte?

Fonte foto copertina normanno.com; fonte foto Ponte mediterraneocronaca.it

Durissima la presa di posizione del governatore siciliano Nello Musumeci che, con un post su facebook, ha attaccato il governale nazionale reo di essere latitante sulla situazione che riguarda l’Hotspot di Lampedusa. Lo stesso governo si era impegnato ad intervenire in tempi brevi e Musumeci, nel recente incontro con il premier Conte, aveva avuto assicurazioni per una rapida soluzione. Ma a quanto pare tutto sembra essere in una fase di stallo.

Questo è quanto scrive Musumeci sul suo profilo social: “Oltre milleduecento (1256) presenze all’Hotspot di Lampedusa. Ancora ammassati, di nuovo. Lo Stato ha rivendicato in ogni sede la sua competenza, ma continua a non esercitarla fino in fondo. Segnalo che non mi risulta che nessuno degli interventi segnalati dalla task force regionale sia stato eseguito per adeguare la struttura alla fase di emergenza sanitaria in corso. E anche l’iniziativa diplomatica, di cui ci ha parlato a Roma il ministro Lamorgese, non ha prodotto alcun effetto. Il fenomeno degli sbarchi in Sicilia è affidato al clima, non alla politica. Se c’è brutto tempo si rallenta, con il bel tempo si arriva a flusso continuo. Se non bastassero i barchini, le navi quarantena sono piene di persone portate dalle Ong. Anche in questo il governo non ha voluto raccogliere la nostra proposta. Avevamo detto una cosa di buon senso: se la Sicilia deve gestire gli sbarchi autonomi, non può sopportare anche quelli programmati dalle Ong, che andrebbero quindi destinati in altri porti europei. Risultato: navi piene e hotspot stracolmi. Con rischio di contagio per chi arriva, per gli operatori e per la collettività. Sono trascorsi molti giorni dalla mia ordinanza ed oggi posso serenamente dire che: alle parole non sono seguiti i fatti; che l’Europa non guarda alla Sicilia e al Mediterraneo; e che il governo nazionale preferisce polemizzare con il presidente eletto dai siciliani, piuttosto che avere l’umiltà di riconoscere ritardi e omissioni. Una cosa è certa: ho il dovere di intervenire. E niente e nessuno potrà intimidirmi o farmi desistere dal dovere di tutelare la salute di tutti”.

Oltre milleduecento (1256) presenze all’Hotspot di Lampedusa. Ancora ammassati, di nuovo. Lo Stato ha rivendicato in…

Gepostet von Nello Musumeci am Montag, 21. September 2020

“Sarà una graduale riapertura in una battaglia che ancora non è stata vinta”. Sono queste le parole, in un video, del presidente della Regione Siciliana, Nello Musumeci, che, nei giorni scorsi, aveva preannunciato la firma dell’ordinanza che entrerà in vigore dal 4 al 17 maggio. Il provvedimento si muove all’interno delle linee guida fissate da Roma, seppure con qualche “forzatura”.

A cominciare dal permesso alle famiglie di potersi trasferire nelle seconde case, a patto che non facciano la spola con la principale abitazione, ma vi rimangano per la stagione. Disco verde anche per l’asporto ai ristoranti, pasticcerie, gelaterie, bar e pub, con il divieto di consumare nei locali e nelle adiacenze. Si potrà accedere al cimitero e acquistare fiori e piante.

Un’attenzione anche verso gli animali da affezione per i quali sarà consentita la tolettatura. Novità pure per le società sportive che sono autorizzate a iniziare attività amatoriali di corsa, tennis, pesca, ciclismo, vela, golf ed equitazione.

Rimangono congelate, invece, le limitazioni all’accesso nell’Isola almeno fino al 17 maggio. In quella stessa data il governatore Musumeci spera anche di strappare al premier Conte il permesso di riaprire le loro botteghe ai parrucchieri per uomo e per donna. Restano invariate le disposizioni relative all’obbligo di quarantena.

Il Presidente della Regione siciliana, Nello Musumeci

“Ma a cosa servirebbero i ‘poteri speciali’ richiesti da Musumeci? Non riusciamo a comprendere, con tutta la buona volontà, il senso di una richiesta stravagante che serve solo ad avviare un lungo e complesso iter per poi mettere nelle mani del Presidente della Regione il controllo delle forze militari e di polizia stanziate nell’Isola”.

E’ il duro attacco del presidente della commissione antimafia, Claudio Fava, al Presidente della Regione siciliana, Nello Musumeci, che aveva chiesto l’applicazione delle norme previste dallo Statuto per ottenere i poteri di controllo delle forze militari e di polizia nell’isola nella lotta contro il coronavirus.

“Musumeci – si legge nella nota – lasci ai prefetti e agli altri organi dello stato ruoli e funzioni, e si preoccupi piuttosto di svolgere al meglio i compiti che spettano a lui. Cominciando dallo sblocco dei pagamenti alle imprese che, proprio oggi, lamentano di non avere liquidità per riprendere le proprie attività e pagare tasse e tributi”.

La giunta regionale di Palazzo d’Orleans aveva, infatti, approvato una delibera che prevede “l’attuazione dell’art.31 dello Statuto siciliano, in relazione agli strumenti necessari per affrontare con efficacia e tempestività eventuali situazioni di emergenza statali o limitate al territorio regionale, che determinino refluenze sull’ordine pubblico, la sanità e la sicurezza nel territorio della Regione siciliana o in parte di esso”.

La replica del vicepresidente della regione Armao:

“Il governo della Regione non ha mai invocato poteri speciali, ma propone le norme di attuazione sull’art. 31 dello Statuto. Il resto sono solo sterili polemiche che, peraltro, curiosamente provengono dallo stesso gruppo, il Pd, che non meno di una settimana fa ha sfidato il presidente a emettere ordinanze proprio ai sensi dell’art. 31 dello Statuto siciliano, invocando ‘il controllo dell’ordine pubblico’. Non è il momento di polemiche inutili”.