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“Sarà una graduale riapertura in una battaglia che ancora non è stata vinta”. Sono queste le parole, in un video, del presidente della Regione Siciliana, Nello Musumeci, che, nei giorni scorsi, aveva preannunciato la firma dell’ordinanza che entrerà in vigore dal 4 al 17 maggio. Il provvedimento si muove all’interno delle linee guida fissate da Roma, seppure con qualche “forzatura”.

A cominciare dal permesso alle famiglie di potersi trasferire nelle seconde case, a patto che non facciano la spola con la principale abitazione, ma vi rimangano per la stagione. Disco verde anche per l’asporto ai ristoranti, pasticcerie, gelaterie, bar e pub, con il divieto di consumare nei locali e nelle adiacenze. Si potrà accedere al cimitero e acquistare fiori e piante.

Un’attenzione anche verso gli animali da affezione per i quali sarà consentita la tolettatura. Novità pure per le società sportive che sono autorizzate a iniziare attività amatoriali di corsa, tennis, pesca, ciclismo, vela, golf ed equitazione.

Rimangono congelate, invece, le limitazioni all’accesso nell’Isola almeno fino al 17 maggio. In quella stessa data il governatore Musumeci spera anche di strappare al premier Conte il permesso di riaprire le loro botteghe ai parrucchieri per uomo e per donna. Restano invariate le disposizioni relative all’obbligo di quarantena.

Il Presidente della Regione siciliana, Nello Musumeci

“Ma a cosa servirebbero i ‘poteri speciali’ richiesti da Musumeci? Non riusciamo a comprendere, con tutta la buona volontà, il senso di una richiesta stravagante che serve solo ad avviare un lungo e complesso iter per poi mettere nelle mani del Presidente della Regione il controllo delle forze militari e di polizia stanziate nell’Isola”.

E’ il duro attacco del presidente della commissione antimafia, Claudio Fava, al Presidente della Regione siciliana, Nello Musumeci, che aveva chiesto l’applicazione delle norme previste dallo Statuto per ottenere i poteri di controllo delle forze militari e di polizia nell’isola nella lotta contro il coronavirus.

“Musumeci – si legge nella nota – lasci ai prefetti e agli altri organi dello stato ruoli e funzioni, e si preoccupi piuttosto di svolgere al meglio i compiti che spettano a lui. Cominciando dallo sblocco dei pagamenti alle imprese che, proprio oggi, lamentano di non avere liquidità per riprendere le proprie attività e pagare tasse e tributi”.

La giunta regionale di Palazzo d’Orleans aveva, infatti, approvato una delibera che prevede “l’attuazione dell’art.31 dello Statuto siciliano, in relazione agli strumenti necessari per affrontare con efficacia e tempestività eventuali situazioni di emergenza statali o limitate al territorio regionale, che determinino refluenze sull’ordine pubblico, la sanità e la sicurezza nel territorio della Regione siciliana o in parte di esso”.

La replica del vicepresidente della regione Armao:

“Il governo della Regione non ha mai invocato poteri speciali, ma propone le norme di attuazione sull’art. 31 dello Statuto. Il resto sono solo sterili polemiche che, peraltro, curiosamente provengono dallo stesso gruppo, il Pd, che non meno di una settimana fa ha sfidato il presidente a emettere ordinanze proprio ai sensi dell’art. 31 dello Statuto siciliano, invocando ‘il controllo dell’ordine pubblico’. Non è il momento di polemiche inutili”.

“Situazioni drammatiche come quella che stiamo vivendo richiedono risposte straordinarie”.

E’ l’appello-denuncia lanciato da oltre settanta sindaci siciliani al presidente del Consiglio, Giuseppe Conte, attraverso un documento che contesta le misure prese dal governo nazionale per fronteggiare l’emergenza Coronavirus.
La lettera, che ha raccolto consensi trasversali tra i primi cittadini dell’Isola, definisce i provvedimenti governativi “illusori e palesemente insufficienti”. Critiche ai 4,3 miliardi stanziati, bollati come un anticipo dovuto ai comuni, ma anche alla cifra di 400 milioni che per gli amministratori locali dell’Isola non consentirà di “rispondere adeguatamente alle necessità di quasi ottomila comuni su tutto il territorio nazionale”.
L’epicentro della protesta delle fasce tricolori è la provincia di Messina dove il primo firmatario Matteo Francilia, sindaco di Furci Siculo, ha raccolto numerosissime adesioni.

“Il vasto consenso al documento – spiega Francilia – dimostra che questa non è una battaglia di una parte politica ma di tutti gli amministratori locali che in questo momento drammatico sentono il dovere di dare risposte concrete ai loro cittadini sia nel campo della tutela della salute pubblica sia nel fronteggiare l’emergenza socio economica”.

Non soltanto sindaci del Messinese, perché fra i primi firmatari vi sono anche diversi sindaci di comuni del Catanese, con il testa il primo cittadino di Catania Salvo Pogliese, ma anche di altre province. Quella dei sindaci – sottolinea Pogliese – è una iniziativa importante che propone una piattaforma organica di proposte finalizzate a sostenere gli enti locali che rischiano di essere i terminali di questa drammatica situazione e di subire gravi problematiche aggiuntive in termini di introiti di bilancio: infatti, dobbiamo dare le prime immediate risposte ai cittadini, ma avremo i bilanci massacrati in termini di tributi locali e addizionali. Lo Stato – prosegue – deve pensare misure compensative che certamente non possono essere rappresentate dai 400 milioni di aiuti che serviranno per non più di due settimane”.
Oltre alla protesta c’è però anche la proposta. Sul tavolo del Premier i sindaci siciliani mettono, infatti, una serie di proposte concrete a cominciare dalle misure di natura economico finanziaria come il rimborso Imu 2020, la possibilità di utilizzo avanzi in spesa corrente o l’estensione della moratoria sui mutui anche ai prestiti contratti dagli enti locali con la Cassa deposito e prestiti. Non mancano poi le richieste per il potenziamento dei servizi sociali, dei poteri ai primi cittadini per il controllo dell’ordine pubblico, e per una decisa azione di semplificazione amministrativa.

“La critica fine a se stessa non serve a nessuno – aggiunge Francilia – abbiamo inviato al Presidente del Consiglio le nostre proposte concrete per mettere le amministrazioni comunali nelle condizioni di essere realmente una prima linea efficace nel fronteggiare l’emergenza.
“Dalla capacità del Governo del Paese di rispondere prontamente e concretamente e con la massima trasparenza al grido di aiuto degli enti locali e dei cittadini ma anche delle imprese e dei lavoratori dipenderà la tenuta sociale ed economica del sistema Italia”, concludono i sindaci siciliani.

I firmatari

Matteo Francilia Sindaco di Furci Siculo

Salvo Pogliese Sindaco di Catania

Francesco Di Giorgio Sindaco di Chiusa Sclafani

Salvatore Gallo Sindaco di Palazzolo Acreide

Anastasio Carrà Sindaco di Motta Sant’Anastasia

Sebastiano Oliveri Sindaco di Aci Catena

Nino Naso Sindaco di Paternò

Daniele Motta Sindaco di Belpasso

Giuseppe De Luca Sindaco di Maletto

Santi Rando Sindaco di Tremestieri Etneo

Alvaro Riolo sindaco di Acquedolci

Ettore Dottore Sindaco di Alcara li Fusi

Natale Rao Sindaco di Ali

Carlo Agatino Giaquinta Sindaco di Ali Terme

Davide Paratore Sindaco di Antillo

Roberto Carmelo Materia Sindaco di Barcellona Pozzo di Gotto

Filippo Borrello Sindaco di Capri Leone

Giuseppe Nobile Sindaco di Castel di Lucio

Vincenzo Biagio Lionetto Civa Sindaco di Castell’Umberto

Antonio Orlando Russo Sindaco di Castelmola

Salvatore Calì Sindaco di Cesaró

Alessandro Portaro Sindaco di Castroreale

Giovanni Sebastiano De Luca Sindaco dì Fiumedinisi

Antonino Cappadona Sindaco di Floresta

Bruno Millado Sindaco di Forza D’Agró

Vincenzo Pulizzi Sindaco di Francavilla di Sicilia

Gino di Pane Sindaco di Frazzanó

Maurizio Crimi Sindaco di Furnari

Giuseppe Cundari sindaco di Gaggi

Filippo Alfio Currenti Sindaco di Gallodoro

Paolino Lo Giudice Sindaco di Graniti

Antonino Crisafulli Sindaco di Itala

Renato di Blasi Sindaco di Librizzi

Marcello Bartolotta Sindaco di Limina

Giuseppe Briguglio Sindaco di Mandanici

Carmelo Pietrafitta Sindaco di Mazzarà Sant’Andrea

Salvatore Riotta Sindaco di Militello Rosmarino

Bruno Pennisi Sindaco di Moio Alcantara

Rosario Sidoti Sindaco di Montagnareale

Filippo Taranto Sindaco di Montalbano Elicona

Carmelo Blancato Sindaco di Motta Camastra

Antonio Pietro Briguglio Sindaco di Nizza di Sicilia

Girolamo Bertolami Sindaco di Novara di Sicilia

Francesco Irrera Sindaco di Olivieri

Sebastiano Antonio Gugliotta Sindaco di Pagliara

Giuseppe Mauro Aquino Sindaco di Patti

Salvatore Villardita Sindaco di Reitano

Carmelo Concetto Orlando Sindaco di Roccafiorita

Gaetano Argiroffi Sindaco di Roccalumera

Salvatore Visalli Sindaco di Roccavaldina

Giuseppe Spartà Sindaco di Roccella Valdemone

Eugenio Aliberti Sindaco di Rodì Milici

Giovanni Pino Sindaco di San Filippo Del Mela

Salvatore Sidoti Pinto Sindaco di San Fratello

Luigi Piero Calderone Sindaco di San Pier Niceto

Valentina Costantino Sindaco di San Teodoro

Bruno Mancuso Sindaco di Sant’Agata di Militello

Nunzio Giovanni Foti Sindaco di Sant’Alessio Siculo

Giuseppe Patorniti Sindaco di Santa Domenica Vittoria

Danilo Lo Giudice Sindaco di Santa Teresa di Riva

Fabio Vinci Sindaco di Saponara

Gianfranco Moschella Sindaco di Scaletta Zanclea

Tania Venuto Sindaco di Spadafora

Salvatore Castrovinci Sindaco di Torrenova

Michele Lemmo Sindaco di Tripi

Luigi Miceli Sindaco di Tusa

Vincenzo Crisà Sindaco di Ucria

Antonino Di Stefano Sindaco di Valdina

Matteo De Marco Sindaco di Villafranca Tirrena

Francesco Rizzo Sindaco di Venetico

Mario La Malfa Sindaco di Pace del Mela

Santina Bitto Sindaco di Gualtieri Sicaminò

Francesco Ingrillì Sindaco di Capo D’Orlando

Dino Castrovinci Sindaco di San Marco D’Alunzio

Leonardo Giuseppe Principato Sindaco di Capizzi

Francesco Paolo Cortolillo Sindaco di Sant’Angelo di Brolo

Antonio Fabio Sindaco di Longi

Giuseppe Pietro Catanese Sindaco di Condrò

Corrado Ximone Sindaco di Torregrotta

Francesco Re Sindaco di Santo Stefano di Camastra

Vincenzo Giambrone Sindaco di Cammarata

Nicolò Catania Sindaco di Partanna

Massimiliano Giammusso Sindaco di Gravina

“Musumeci annuncia l’aventino. Dopo quasi un secolo in cui i sui padri politici costrinsero l’opposizione ad abbandonare il parlamento. Adesso è lui ad annunciare l’abbandono del parlamento siciliano per reagire contro l’opposizione. Ridicolo! Fa prima a dimettersi è ormai evidente che non è adeguato a governare la Sicilia”.

E’ la dura posizione del deputato regionale del Pd all’Ars, Antonello Cracolici, che arriva ad evocare le dimissioni del presidente della regione siciliana Nello Musumeci, sulla vicenda che ha portato alla bocciatura in aula del disegno di legge sui rifiuti, grazie al ricorso del voto segreto di cui, lo stesso Musumeci adesso, chiede l’abolizione.

“Il governo regionale – afferma lo stesso presidente della Regione in una nota – non andrà più in Aula fino a quando non sarà abrogato il voto segreto. Ho già chiesto ai rappresentanti del centrodestra nella commissione regolamento all’Ars di richiedere la formale convocazione dell’organo per procedere di conseguenza. Ho già anticipato la volontà del governo al presidente del Parlamento Miccichè”.

E non si è fatta attendere la risposta del presidente dell’Ars: “Ho appena ricevuto dal presidente Musumeci la formalizzazione della proposta in Commissione Regolamento di abolizione del voto segreto. Considerato che il voto segreto è la vergogna della politica, io mi adeguerò alle altre regioni nei tempi del taglio dei vitalizi non appena l’Ars voterà l’abolizione del voto segreto in tempi brevi”.

E se la politica è “mediazione” in questo caso il messaggio subliminale di Miccichè è chiarissimo riferendosi ad un altro tema molto caldo: quello dei vitalizi. E proprio su questo terreno, che ha visto nei giorni scorsi il contendere tra lo stesso Musumeci e Miccichè, si consumerà il duello. Mentre ai siciliani, purtroppo, rimarrà come sempre il triste compito di essere spettatori di un film eternamente in replica.

Il ginepraio di dichiarazioni incrociate, da parte di eminenti esponenti dell’area governativa che sostiene Crocetta, di fatto sembrano essere una vera e propria chiamata alle armi: “o si fa la Sicilia o si muore”. Detto di antica memoria che rende bene, comunque, il senso di quell’esperienza politica, nata appena un anno e mezzo fa con la tanto sbandierata rivoluzione dell’ex sindaco di Gela e che sembrerebbe, oggi, volgere al termine.

Ma sarà davvero così? Oppure ci ritroviamo ad assistere, come sempre, al solito gioco delle tre carte: tentativo subdolo per mettere sul tavolo “validi argomenti” o presunti “impegni” da assolvere, agitando come strumento di ricatto politico, da parte di ambedue contendenti, lo spettro di possibili dimissioni e, dunque, di ritorno alle urne?

In una Sicilia dove vivono e albergano i paradossi come quello di Termini Imerese, chiusa mentre la Fiat annuncia di aver acquistato la Chrysler americana (storie degne di un romanzo giallo); dove l’economia è paralizzata, con la conseguente morte delle realtà produttive medio-piccole; dove il turismo, invece di essere posto come volano finanziario dell’isola, viene ignorato dall’agenda di governo e dove i giovani, oltre a rinunciare al diritto di un lavoro, devono per forza di cose rinunciare ad essere padri, tutto è possibile, così come il delitto perfetto!

Un quadro spettrale per un elenco infinito che potremmo collezionare, come quei diabolik pagati a nostre spese all’esimio onorevole di turno, per non parlare delle altre regalie e di ciò che ancora non conosciamo. E se, invece, fosse proprio questo l’alibi per uscire di scena? Insomma il delitto perfetto di cui sopra! 

Una sorta di exit strategy bipartisan per dire che la rivoluzione c’era, si stava attuando, ma che per colpa di una cravatta Hermes, qualche panettone di troppo ed un regalo di nozze, tutto è stato rovinato. Solo per salvare la faccia.

A questo punto sarebbe  meglio resettare l’Ars, usando un termine moderno, riavviando l’hard disk del governo, nella speranza che non sia definitivamente danneggiato. Forse tutto ciò non accadrà perché anche i deputati e gli assessori tengono famiglia. La rivoluzione immaginaria vedrete non morirà ma continuerà a sventolare “bandiera bianca”.

“La bocciatura a scrutinio segreto di tutto l’articolo di legge che riguardava la presenza di genere negli organi di governo è un fatto grave, confermato proprio dalla modalità di voto, un codardo escamotage di chi non ha il coraggio di assumersi pubblicamente la responsabilità delle proprie scelte”.

E’ la deputata regionale Marianna Caronia a lanciare strali contro l’Aula di Sala d’Ercole che ha bocciato stasera, a maggioranza, la norma che prevedeva una rappresentanza di genere minima negli organi di governo.

“C’è chi pensa, ma non ha il coraggio di dire pubblicamente, che le donne in politica devono avere una posizione residuale e soprattutto non devono sedere nei luoghi di governo”.
“Questa è una battaglia di civiltà che non può certamente fermarsi e per questo presenterò una proposta di legge di iniziativa popolare per inserire la doppia preferenza di genere anche per l’elezione dell’Ars e la quota minima del 40 per cento della presenza di genere nelle giunte comunali e in quella regionale”.

E’ un Musumeci che dire visibilmente “arrabbiato” è forse un eufemismo quello che oggi, in conferenza stampa, le ha mandate a dire senza tanti fronzoli al ministro per le Infrastrutture Danilo Toninelli, che ieri era in Sicilia per l’inaugurazione della nuova tratta ferroviaria Palermo-Catania. Ne avevamo scritto su BloggandoSicilia (cliccare qui).

Le dure parole del primo inquilino di Palazzo D’Orleans, si riferiscono anche alle dichiarazioni del ministro Toninelli che lo aveva attaccato per la vicenda del Cas (Consorzio autostrade siciliane) che a dire dell’esponente grillino avrebbe “agito malissimo e con una pessima gestione”. Una stilettata rivolta anche contro l’assessore regionale Marco Falcone (presente all’incontro con la stampa) con la minaccia di revoca della concessione del Cas.

“Il ministro Toninelli non può dire che è offensivo parlare di Ponte sullo Stretto, non glielo consentiamo a casa nostra. Prende sempre più consistenza l’ipotesi di indire un referendum sul Ponte tra i siciliani per capire se quest’opera, che non esclude la riqualificazione e il potenziamento della rete infrastrutturale dell’isola, sia realmente condivisa dal popolo siciliano oppure no”.

“Semmai è offensiva – ha aggiunto Musumeci – l’indifferenza, l’ostilità, la superficialità con cui un esponente del governo nazionale pensa di liquidare un tema così complesso che appassiona e divide le coscienze del popolo siciliano. Toninelli forse è convinto che noi siamo vocati alla politica dell’autarchia. I rapporti di crescita e sviluppo della Sicilia vanno ben aldilà della città dello Stretto: non è solo importante potersi muovere in Sicilia ma è importante capire come l’Isola si relazione col resto dell’Italia e d’Europa”.

“Il ministro ha detto infine il Presidente della Regione siciliana – non può continuare a compiere passeggiate tipicamente elettoralistiche andando ad inaugurare quei cantieri che il governo della Regione ha consentito di far tornare vivi dopo un anno di pressioni”.

Insomma una vero è proprio scontro al vetriolo che vede sempre al centro la battaglia politica e mai il sentire della gente che, di queste liti, modello “condominio”, credo ne abbiamo ormai le tasche piene.

“Non esiste più una maggioranza, nemmeno sulla finanziaria che per qualsiasi governo è la legge più importante. Il governo regionale naviga a vista e il presidente Musumeci non si vede più in aula”.

Ad affermarlo è il deputato regionale Claudio Fava dopo l’ennesima bocciatura del Governo durante la discussione della Finanziaria.

“Siamo ormai all’epilogo e a una resa senza nemmeno la consolazione di una battaglia politica. Musumeci ne prenda atto e firmi per l’esercizio provvisorio poi venga in aula, dimettendosi senza perdere tempo con ipotesi di finanza creativa che sono soltanto ulteriori conferme del suo Governo”.

Un Leoluca Orlando davvero “furioso” che risponde all’ultimatum del presidente della Regione siciliana, Nello Musumeci, che ha “invitato i comuni, entro il 31 luglio” e, quindi, gli amministratori “a firmare gli accordi con le quattro società che hanno partecipato al bando per l’invio fuori regione dei rifiuti: pena la loro decadenza”. In parole povere, Musumeci provvederà alla “rimozione” d’ufficio dei sindaci nel caso in cui non si attengano a queste disposizioni.

La notizia, che ha fatto arrabbiare parecchio Orlando, è stata riportata, questa mattina, dall’edizione online di Repubblica Palermo. Di fatto un vero e proprio siluramento politico di Orlando, che rischierebbe seriamente la poltrona di primo cittadino di Palermo.

“In materia di rifiuti, il governo regionale dice nella nota di replica Orlandorischia di essere governato, come sono stati governati i suoi predecessori negli ultimi vent’anni, da una struttura burocratica che ha da un lato favorito interessi speculativi più volte posti all’attenzione dell’Autorità giudiziaria e dall’altro causato gli enormi e gravi disservizi di cui sono stati e sono vittime i cittadini”.

E continua, aggiungendo a sua difesa: “non posso non ricordare che all’indomani dell’insediamento della struttura commissariale ho fornito per quanto riguarda la città di Palermo un dettagliato elenco di interventi e provvedimenti, di esclusiva competenza di quella struttura, che erano allora urgenti e possibili e sono oggi urgentissimi e necessari. La Regione non ha neanche risposto a tale nota, perché sia chiaro a tutti come la struttura commissariale sia fortemente indirizzata a tutelare e garantire gli interessi speculativi dei privati.  Lo conferma il disegno di legge regionale, in cui chiaramente emerge la volontà politica di sopprimere le poche realtà pubbliche esistenti privilegiando l’affidamenti ad un sistema privatistico contaminato e che, sulle spalle dei siciliani, potrà lucrare sempre di più, puntando alle città metropolitane e su Palermo dove l’esistenza di una partecipata interamente a capitale pubblico ha fino ad oggi escluso interessi speculativi dalla gestione dei rifiuti”.

E conclude affermando che “sia l’Anci, sia le diverse amministrazioni comunali stanno ricorrendo contro la folle ordinanza emanata dalla struttura commissariale. Un’ordinanza che oltre ad essere sbagliata nel merito contiene diversi profili di illegittimità nel merito: Basti pensare al fatto che viene chiesto ai Comuni di procedere in soli 15 giorni, in evidente violazione della normativa sugli appalti e quella anticorruzione, alla stipula di contratti per milioni di euro in un quadro del tutto incerto e poco trasparente per quanto riguarda modalità, tempi e costi di smaltimento dei rifiuti. Se proprio si vuole procedere su questa folle strada, che lo faccia la struttura del Commissario, assumendosene tutte le responsabilità.”

Una bella gatta da pelare, quindi, per Orlando che sembra avere, al di là degli aspetti meramente tecnici, un sapore esclusivamente politico. E la conseguenza potrebbe la paralisi, per molti comuni, dell’attività amministrativa. Anche se siamo sicuri che, a breve, potrebbe essere “operata” qualche correzione al provvedimento, magari con una deroga. Una sorta di messaggio subliminale, perchè in politica mai nulla viene fatto a caso. A questo punto non resta che aspettare e vedere cosa succederà nei prossimi giorni.

 

Lega nella bufera con lo scontro tra il deputato regionale Tony Rizzotto e il parlamentare nazionale Alessandro Pagano, coordinatore (o ex?) del partito in Sicilia occidentale. Almeno per un paio d’ore. Ma, dopo alcune telefonate concitate, tutto rientrato, a posto, non è successo niente.

Lo stesso militante della Lega, Vanni Di Natale, che aveva postato il post originale avvisa, con un altro messaggio su Facebook, che il senatore Candiani lo ha chiamato chiedendogli di non fare polemiche e lo stesso Rizzotto ha smentito tutto dicendo di non essere stato lui a mettere in rete le frasi incriminate. Resta un solo dubbio. Se non è stato lui, chi è stato? Una manina anomina che ce l’aveva con Pagano? Ah saperlo…

La verità è che si sa, al di là delle dichiarazioni uffciali, c’è fibrillazione nella Lega siciliana. La polemica era scoppiata platealmente per un post di Rizzotto che, forse inconsapevolmente, aveva pubblicato su Facebook contro il deputato di San Cataldo.

Riassunto della puntate precedenti. Tutto parte da questo post: “Quel povero Pagano te lo sei giocato alla grande!!! Peggio di così ad un parlamentare di lungo corso come lui non poteva finire!!! Schifiatu e cauciatu di tutti i latati…”, aveva scritto Rizzotto (ma forse no…?) in una “Facebook stories” aprendo ufficialmente la fronda nei confronti di Pagano e di chi aveva retto le sorti del movimento in Sicilia fino in questo momento.

Per la verità c’erano già stati dei precedenti. E cioè le dichiarazioni pubbliche di Rizzotto che aveva accusato Pagano di aver proclamato autonomamente i vertici regionali e quelli di Palermo, e la nomina del senatore Stefano Candiani come commissario regionale della Lega in Sicilia, peraltro nella sua ultima visita a Palermo sembrato molto vicino proprio allo stesso Rizzotto.

Stamattina i militanti della Lega della “prima ora” si erano mobilitati contro Rizzotto e era scattato un coro di solidarietà per Pagano: “Frasi del tipo “povero”, “schifiato” e “cacciato”, non sono conosciute da noi MILITANTI DELLA #LEGA UNITI DA NORD A SUD – scrive su Fb Vanni Di Natale che ha “girato” il post anche ai vertici della Lega -. Da militante dal 2013 sono DELUSO E AMAREGGIATO per questo comportamento. Se la Lega è FAMIGLIA, GRUPPO e UNIONE mi auguro che il Senatore Stefano CANDIANI dalle parole passi ai fatti, il rispetto e l’educazione in un partito viene prima della politica, questo ci hanno insegnato i vertici della Lega da anni. #Salvini è stato chiaro, chi parla male della lega è FUORI”.

Ma adesso queste frasi sono già al passato. Lo stesso autore del post le ha ritrattate previa benevola sollecitazione di Candiani: “Cari amici, ho appena ricevuto la chiamata dal Senatore Stefano Candiani, rassicurandomi di aver immediatamente contattato il deputato regionale Tony Rizzotto, il quale asserisce di non essere stato lui a scrivere quel “post” su facebook contro il deputato nazionale Alessandro Pagano. Inoltre, vi informo che tra i due deputati c’è stata una telefonata chiarificatrice. Avendo chiarito, invito tutti i militanti a non polemizzare sui social perché la Lega è sempre presente!! Un grande abbraccio. Viva la #Lega”.

Quindi, tutto è bene quel che finisce bene anche se, mentre la Lega in Italia continua a crescere come consensi, in Sicilia il partito è diviso e alla prese con una resa dei conti sotterranea, senza esclusione di colpi, dall’esito incerto.