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E’ una dichiarazione pesantissima quella pronuncia dal professore Walter Ricciardi, ospite al programma di Radio1 Rai, “Un Giorno da Pecora”, consulente del ministro della Salute, Speranza.

“Questi lockdown sono per due settimane, anche se per me ci vorrebbe più tempo per appiattire la curva epidemica. Con i dati che abbiamo, che sono perfino superiori rispetto a quelli di febbraio o marzo in termini numerici, non voglio spaventare nessuno, ma probabilmente due settimane sono insufficienti per arrestare la curva e sicuramente lo sono per invertirla”.

“Com’è successo a Wuhan: quando fai il lockdown ci vuole molto tempo affinché i dati si stabilizzano – afferma ancora Ricciardi – e poi diminuiscono, normalmente, dopo due mesi”.

Il consulente del ministro Speranza, alla domanda su quanto potranno durare le chiusure di questa seconda ondata, ha detto: “Dobbiamo valutare di settimana in settimana ma la mia previsione è che durino almeno un mese o un mese mezzo“. Ha spiegato, infine, di immaginare un Natale “prudente, con celebrazioni sobrie e attente”.

Quindi senza giri di parole ha voluto anticipare uno scenario che temevamo potesse concretizzarsi. E oggi i dati nazionali parlano chiaro con 37.809 positivi e 446 morti.

(fonte Corriere.it)

Quella del #Covid è una guerra senza “bombe”. Piaccia o non piaccia ma è così. E quando si è in “guerra” si combatte uniti al di là degli steccati. Un Paese diviso da inutili e dannose arti retoriche è soltanto una cartina geografica e nulla di più. Poi toccherà alla storia scrivere la storia, ma solo dopo che la battaglia sarà definitivamente vinta.

Purtroppo non vedo un #Churchill all’orizzonte, e intendo riferirmi, per non essere frainteso, a tutto l’arco istituzionale. E non si tratta di facile esercizio lessicale, ma di quel senso dello Stato oggi perduto. E citando, umilmente, la frase pronunciata da #Churchill contro #Hitler che voleva invadere l’Inghilterra durante la seconda guerra mondiale: “non si può ragionare con una tigre quando la tua testa è nella sua bocca”, la politica dovrebbe avere il coraggio di svestirsi dai propri abiti consunti che da fin troppo tempo indossa e, tutti uniti, costruire la gabbia per “combattere”, “catturare” e “uccidere” questa “tigre”.

Perché la forza morale di un popolo si vede sempre dalle proprie azioni e i continui sofismi a cui assistiamo da entrambe le “barricate”, ormai non servono più. Servono, invece, gesti decisi. Ma questi appartengono solo agli uomini coraggiosi, agli statisti a chi veramente ha la capacità di superare logiche e interessi per il bene comune. Il tempo degli scontri è finito. Adesso è l’ora di costruire un argine, una trincea e poi ritornare a “combattere”, ognuno, per i propri ideali…