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E’ un quadro politico-elettorale, quello delineato da Supermedia Youtrend/Agi, inserito all’interno di una cornice che vede in costante calo la Lega di Matteo Salvini, malgrado rimanga sempre il primo partito politico italiano. Lorenzo Pregliasco, cofondatore di Youtrend presenta, nel video che segue, per la trasmissione Omnibus di La7, il sondaggio elettorale della settimana del 23 aprile.

Quattro i partiti sopra gli altri, tutti molto vicini dopo la discesa della Lega e la crescita di FdI, con Italia Viva di Renzi sotto il 3% e Azione di Calenda che perde lo 0,2 per cento, recuperato, invece dal Partito democratico. Forza Italia risale lentamente dello 0,1 e il Movimento cinquestelle perde lo 0,1.

IL VIDEO

Secondo l’ultimo sondaggio Ixè, la Lega si è stabilizzata al 23% e mantiene la prima posizione anche grazie al momento negativo del PD. Il maggiore partito di Csx subisce infatti la crisi di governo e perde mezzo punto.

Vanno invece in parallelo e su percentuali vicine – 15,8 e 15,4 per cento – FdI e M5S: -0,2 per entrambi la scorsa settimana. Continua l’ottimo momento di FI, che prosegue ormai da ottobre, ma la crescita più vistosa di questa rilevazione Ixè è quella di Azione, che quasi raddoppia i voti passando dal 2 al 3,7%: Calenda sembra giovarsi della posizione di spettatore critico della crisi di governo.

Azione ruba consensi agli altri partiti liberali; calano così Italia Viva, che non trae giovamento dalla caduta dell’esecutivo causata dal proprio fondatore, e +Europa. Bene invece i Verdi e la Sinistra, giù gli “altri”.

(fonte foto: termometropolitico.com)

“Sulla visita del segretario del Pd Martina a Palermo, nè il partito democratico, nè il gruppo dei consiglieri del Pd palermitano è stato avvertito”. Dure le parole del consigliere comunale di Palermo, Rosario Arcoleo (Pd), area Cracolici, che stigmatizza il gesto “istituzionalmente scorretto” del segretario regionale siciliano dei Democratici, Fausto Raciti.

“Mi pare un comportamento alquanto lontano dai discorsi di unità che, il segretario appena eletto, ha lanciato le scorse settimane. Le colpe naturalmente sono da imputare in larga parte alla segreteria regionale che non ha avuto il dovuto rispetto istituzionale. Si predica bene ma si razzola male”.

E infine ha aggiunto: “Una segretaria che, dalle famose dimissioni post politiche e dalla debacle elettorale avute in Sicilia ad oggi, deve necessariamente rivolgersi a chi l’ha visto. Il Pd così non va da nessuna parte. Bisogna davvero ripartire dalla base e un evento come quello che vede il segretario nazionale del partito democratico a Palermo, non può passare in maniera marginale. Ho visto foto allo Zen con non più di 15 persone al seguito. O questo PD cambia o siamo davvero alla frutta”.

Continua, dunque, lo scontro tutto interno tra l’area Cracolici e i renziani. Già nei mesi scorsi si era consumata una frattura nel gruppo consiliare a Sala delle Lapidi che aveva portato ad una serie di dichiarazioni tra lo stesso Arcoleo e il capogruppo Dario Chinnici (area Faraone), poi smentite dallo stesso consigliere comunale di Cracolici. Oggi l’attacco al cuore del partito siciliano che, di fatto, mette nero su bianco, come il partito democratico sia in seria difficoltà ed affanno, non solo di consensi, ma anche sulla linea politica.

La replica della segreteria regionale: “In merito alle polemiche sollevate da due consiglieri comunali del Pd la segreteria regionale precisa che il dipartimento organizzazione nazionale ha tempestivamente informato della presenza e del percorso palermitano di Maurizio Martina il segretario provinciale di Palermo e i deputati nazionali. Comprendiamo le difficoltà del partito palermitano che, come noi si trova con la sede chiusa e senza dipendenti. Tuttavia le polemiche sollevate dai due consiglieri ci sembrano fuori luogo in una giornata come questa. Noi alla rissa ci sottraiamo”.

E con un tweet anche il capogruppo in consiglio comunale di Palermo del Pd, Dario Chinnici, dà il proprio sostegno al segretario nazionale dei democratici Maurizio Martina, in visita oggi a Palermo. ​

Anche l’Istituto demoscopico Ipsos, guidato da Nando Pagnoncelli, non ha dubbi: la Lega continua nella sua “scalata” raccogliendo il 30,1 per cento dei consensi contro il 29,9 del movimento cinquestelle. Già in un nostro articolo avevamo pubblicato i dati elaborati da Swg, che davano il M5S sorpassato dal partito di Salvini Era il 18 giugno e adesso, ad appena 5 giorni di distanza, la forbice si è allargata ancora di più. Il sondaggio è stato commissionato dal Corriere della Sera.

Le ragioni dell’effetto “S”, ossia effetto Salvini, come viene definito dagli analisti, consisterebbero, secondo il loro ragionamento, nell’avere “recepito al meglio il sentire degli italiani ed aver mantenuto, fino adesso, ciò che aveva promesso”. E lo stesso  direttore de La7, Enrico Mentana, in un post su facebook, ha analizzato la strategia di Salvini e il suo modo di approcciarsi con la gente: “Non fate l’errore di sottovalutarlo, da odiatori e ammiratori (e soprattutto i primi). Lui non improvvisa e sa quel vuole. La sua agenda raccoglie a colpo sicuro pulsioni e passioni di una parte corposa dell’opinione pubblica che aspettava solo la figura che avesse forza (o la spregiudicatezza) di rappresentare ciò che a lungo è stato considerato indicibile o politicamente troppo scorretto”.

Quindi secondo Mentana, tutto sapientemente costruito in ogni specifico aspetto. E in effetti è così, come, ad esempio, l’aver saputo, sin dall’inizio, mantenere la “scena” senza mai perdere colpi e, soprattutto, mettendo nell’ombra i cinquestelle che fino adesso sono rimasti sempre in “difesa”, senza mai riuscire a superare la metà del campo e arrivare in area di “rigore”.

E, oggi, più in difficoltà di ieri, dopo la doccia fredda del ministro all’Economia, Giovanni Tria, sul reddito di cittadinanza, cavallo di battaglia del M5S, che ora rischia di sciogliersi come neve al sole. Il ministro, infatti, avrebbe “innervosito” parecchio Di Maio dicendo che “nel 2018 ci saranno solo provvedimenti a costo zero”. Ovviamente è chiaro che Di Maio e i cinquestelle si giocano tutto su questo provvedimento e un eventuale slittamento o addirittura “congelamento” avrebbe effetti devastanti per i pentastellati.

I retroscenisti, infatti, parlano del pontiere Roberto Fico, come l’uomo che starebbe riannodando i fili con il Pd. Nelle stanze grilline si teme che Salvini, forse immediatamente dopo le europee del 2019, forte magari di una vittoria schiacciante, potrebbe staccare la spina al governo e tentare la strada delle elezioni o fare un governo con il centrodestra con lui premier.

Intanto, il consenso di Salvini, come confermato da questo sondaggio, sembra inattaccabile e i cinquestelle dovranno affrettarsi ad inventarsi qualcosa per non vedere ancora di più eroso il loro consenso che, se dovesse crollare al sud, loro roccaforte di voti, li vedrebbe condannati ad essere subalterni alla Lega. E in quel caso, chissà, il movimento potrebbe implodere, con la conseguente resa dei conti, che vedrebbe Di Maio immolato come agnello sacrificale.

 

La Lega sorpassa il M5S in un sondaggio di Swg per il tg di La7, anticipato su Facebook dal direttore, Enrico Mentana.

Il partito di Salvini si attesta al 29,2% mentre Movimento cinquestelle è al 29%. Rispetto alla rilevazione dello scorso 11 giugno, i pentastellati perdono il 2,5% mentre la Lega cresce del 2,2%. Il Pd si posiziona al 18,8% in aumento di 4 decimali. Anche Forza Italia sale dello 0,6% e vale il 9,2%, mentre Fratelli d’Italia risale al 4,1% dal 3,9%.

La rincorsa di Salvini, come riporta il Fatto quotidiano, è iniziata la notte del 4 marzo scorso, con il Movimento 5 stelle (primo partito) e la Lega a fare da traino nella coalizione di centrodestra (prima forza politica). Ora, dopo oltre tre mesi di trattative per la nascita del governo l’impresa è compiuta. Secondo il sondaggio di Swg, infatti, il Carroccio è passato dal 17,4 per cento dei voti a più del 29, quasi un raddoppio. Segno che la gestione dell’emergenza migranti adottata dal neo ministro dell’Interno, a partire dal caso Aquarius e dalla chiusura dei porti alle Ong, ha incontrato il favore degli elettori. Complice l’esposizione mediatica, sia sui social network che nelle trasmissioni televisive, che ha permesso di dettare l’agenda.

Una linea dura, quella decisa da Salvini, rafforzata nelle ultime ore con la proposta di effettuare un censimento dei rom. Ma a pesare sul sorpasso del Carroccio, ai danni del Movimento 5 stelle, potrebbe essere anche l’inchiesta sul nuovo Stadio della Roma, che ha coinvolto, fra gli altri, il super-consulente dei 5 stelle nella Capitale Luca Lanzalone. E Salvini ha beneficiato anche della lunga fase di trattative precedente alla nascita del governo con l’impresa di stringere un accordo con Di Maio senza spaccare la coalizione di centrodestra. E a strappare per sé una doppia poltrona, quella di vicepremier e di capo del Viminale, che gli permette di mantenere il controllo sull’esecutivo senza però trascurare i temi cari al suo elettorato.

E adesso chissà se Salvini, forte del consenso della Lega, non vorrà capitalizzare e tentare lo strappo con Di Maio. Certo tutto questo non a breve termine, ma diciamo subito dopo le elezioni europee che si terranno il prossimo anno.

 

Questi non sono altro che  dei “Mandrake” della politica. Hanno fatto promesse da far tremare i polsi, voglio vedere come se la caveranno con la flat tax, con la Fornero, con l’immigrazione, con il reddito di cittadinanza e con tutti gli impegni che hanno preso”. Con un post su FB, Davide Faraone, uomo di punta del Pd siciliano e renziano di ferro prende una posizione netta sull’accordo di governo Salvini-Di Maio.

“Il governo che nascerà, sarà un governo lontano anni luce da noi. Si è aperta questa discussione sulla “felicità” del Pd – ricordate la canzone di Albano e Romina? – per la sua scelta di stare all’opposizione che è assurda. Nessuna felicità, chi si candida alle elezioni lo fa per vincere, soprattutto se è stato al governo. Certo, siamo un “partito governo”, ma è cosa assai diversa dall’essere un “partito sempre al governo”. 

E continua la sua analisi critica sul risultato elettorale. “Gli elettori hanno premiato il M5S e la Lega, purtroppo dico io, ma gli elettori questo hanno deciso e quella volontà va rispettata. Perché quando gli italiani ti mandano all’opposizione, devi accettare questo ruolo e svolgerlo con serietà e determinazione. Nel merito ma senza sconti, soprattutto quando pensi che un governo degli irresponsabili possa fare danno all’Italia e agli italiani”.

Intanto dal versante interno della minoranza del partito democratico, interviene Antonio Rubino dei partigianidem: “Mentre Faraone studia mitologia e ara campi, io mi auguro che il 19 maggio il pd imbocchi la strada giusta per tornare ad essere punto di riferimento dei riformisti di questo Paese a cominciare dai tanti elettori che hanno dato fiducia ai grillini e che oggi si ritrovano al governo con Salvini”.

Per quella data, infatti, si svolgerà l’assemblea nazionale del Pd e, con molta probabilità Renzi annuncerà, come ha già fatto a ‘Di martedì’ su La7, la candidatura di Gentiloni a premier, sempre che il governo nascente non serri le fila e chiuda il cerchio, facendo decadere il già improbabile ritorno, a breve, alle urne.

 

 

“Continuo a pensare che abbiamo fatto bene a non cedere alle lusinghe dei grillini. Faranno il governo con la Lega? Auguri! A noi spetta il compito di fare l’opposizione”. Entra nel dibattito della formazione del nuovo governo, che ormai sembra cosa fatta tra la Lega e i cinquestelle, Antonio Rubino, esponente dei Partigianidem e ala di minoranza del partito democratico in Sicilia.

“Non capisco i tanti esponenti del mio partito che gridano allo scandalo sull’accordo Salvini-Di Maio dopo aver detto per mesi, giustamente, che tocca a loro. L’unico vero elemento di contraddizione emerge per il M5S, che ha legato le sue sorti al permesso di Berlusconi. In ogni caso adesso governino e noi lavoriamo a ricostruire il Pd ed una proposta politica per il Paese”.

Non c’e ombra di dubbio che i risultati delle elezioni regionali in Molise e Friuli Venezia Giulia e lo stallo sul governo hanno influenzato l’orientamento del corpo elettorale. E dall’ultimo sondaggio di Nando Pagnoncelli, commissionato dal Corsera, questa indicazione emerge chiaramente.

La Lega che sale al 21 per cento, Salvini leader più gradito, il M5S che si conferma primo partito al 33,7 per cento e il partito democratico che scende ancora, perdendo l’1,2 per cento.

Pagnoncelli evidenzia come gli orientamenti del voto facciano segnare due variazioni di rilievo: crescita della Lega che passa dal 19,5% di due settimane fa al 21,2% (+1,7%) e calo del Pd dal 19,5% al 18,3% (-1,2%).

Al primo posto si conferma il M5S con il 33,7% (+0,2%), seguito da Lega e Pd, quindi Forza Italia con il 13,1% (+0,2%), Fratelli d’Italia (3,6%, in calo di 0,7%), Liberi e Uguali (2,8%) e Più Europa (2,2%).

Il quadro complessivo è rappresentativo del voto che gli italiani hanno espresso il 4 marzo scorso: il centrodestra è la prima coalizione e sfiora il 39% dei consensi, avvicinandosi alla soglia del 40% che potrebbe garantire la maggioranza, i pentastellati consolidano il loro primato, il centrosinistra arretra di 1,4%, mentre i partiti più piccoli perdono, forse penalizzati da una minore visibilità mediatica.

“L’indice di gradimento dei leader, dice Pagnoncelli spiegando il sondaggio fa registrare un cambiamento nelle posizioni del podio, infatti mentre in aprile Di Maio (indice 45) precedeva Salvini (43) e Gentiloni (41), oggi Salvini (44) prevale su Gentiloni (43) e Di Maio (37), scivolato al terzo posto con un calo di 8 punti. A seguire Fico (35, in calo di 4 punti), Meloni (29), Casellati (24, in crescita di 5 punti dopo la ribalta del mandato esplorativo), Berlusconi (23) e Martina (21). Chiudono la graduatoria Renzi (15) e Grasso (14), entrambi in flessione.

Non resta che aspettare i numeri reali, quelli delle urne, in considerazione che le elezioni anticipate prendono sempre più quota, assieme al ritorno di due dei temi cari a leghisti e grillini: quelli di no euro e no migranti. E non dimentichiamo sempre e, comunque, di non prendere troppo sul serio i sondaggi.

 

 

“Non  possiamo legittimare l’arroganza di chi pensa che essere primi alle elezioni significhi avere diritto a diventare tutto. Il mandato del Pd è rafforzare la democrazia italiana. E non possiamo neanche immaginare ad un governo politico guidato da Di Maio o Salvini sostenuto dal Pd”.

E’ il duro attacco di Antonio Rubino dei PartigianiDem, che entra a gamba tesa nel dibattito delle alleanze trasversali per la formazione del nuovo governo, attualmente in una fase di stallo. L’esponente dei partigiani del Pd ha preso questa posizione, nel corso del tour che sta svolgendo sul territorio dei circoli del partito democratico.

“Dobbiamo riflettere sul voto, che non fa dei cinquestelle parte della famiglia della sinistra – aggiunge Rubino – ma che ci pone il problema di recuperare ampie fasce sociali e in particolare il ceto medio impoverito del mezzogiorno. Nel fare questo dovremo riflettere sui nostri limiti, perché anche noi abbiamo spesso pensato e operato così, anche se con più rispetto dei nostri interlocutori e delle istituzioni”.

E conclude ribadendo la necessità di porre una seria riflessione “ma senza abiure, perché la sconfitta non sta solo nelle liste, ma anche nell’impressione che abbiamo dato di governare senza alcuna visione, soprattutto dopo la sconfitta referendaria”.